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Intervista a Mauro Fabris: “Federazione? È finito il tempo dei padroni del vapore”

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Dopo vent’anni alla guida della Lega Volley Femminile, questi sono gli ultimi mesi di Mauro Fabris come presidente del Consorzio. Un periodo lungo, otto mandati consecutivi, durante il quale la pallavolo femminile è passata dall’essere “la Cenerentola del Movimento a diventarne forse la regina”. Non solo dal punto di vista della crescita dei club, dei risultati ottenuti nelle competizioni internazionali. La Lega femminile è diventata modello di riferimento anche dal punto di vista manageriale e della comunicazione. Di questo, toccando anche temi di strettissima attualità come i calendari e le Nazionali, ne parleremo nella seconda parte di questa lunga intervista che ci ha rilasciato Fabris, ma l’argomento da cui abbiamo deciso di partire è lo scontro/confronto che sta tenendo banco in queste ultime settimane tra LVF e FIPAV e in particolar modo proprio tra Mauro Fabris e Giuseppe Manfredi.

Come ormai noto, l’innesco di questo acceso confronto è stata la pubblicazione dell’ultima Guida Pratica che ‘imponeva’ la presenza del Club Italia nel prossimo campionato di Serie A2 nonostante la retrocessione sul campo e nonostante le garanzie date a Lega e Club, pronti finalmente a disegnare un campionato a girone unico. Partiamo da qui, per poi spostarci su un altro terreno di scontro tra Lega Femminile e Federazione ben più aspro e forse poco noto ai più.

Presidente partiamo dalla questione Club Italia: una A2 a due gironi o a girone unico fa tutta la differenza del mondo, soprattutto per gli altri club che devono programmare la stagione. Anche dal punto di vista degli investimenti.
“L’anno scorso la Guida Pratica scriveva esattamente le condizioni per arrivare nella stagione 2026-27 finalmente a una Serie A2 a 16 squadre. Era una delle condizioni che noi da anni avevamo chiesto alla Federazione per poter lavorare ad esempio nel centro-sud, per poter lavorare con continuità, con serietà per rafforzare i club di Serie A. Ma se tu mi indici un campionato dove un quarto delle squadre sa già che dovrà retrocedere, mi devi spiegare come quelli meno strutturati investiranno mai per rafforzarsi? Non sto parlando di comprare o vendere atlete, sto parlando di investire nella società, nell’impianto, nel dotarsi di certe professionalità. Quindi, la Federazione ha contravvenuto a quello che era un impegno scritto e sottoscritto al momento in cui venne presentato il ritorno del Club Italia in A2, quando Manfredi e io facemmo un comunicato congiunto dicendo: “Il Club Italia sarà, come tutti i club, un club che giocherà per vincere o perdere e se sarà promosso in A1 salirà in A1 e se sarà retrocesso scenderà”. Non mantenere questo impegno ha invece gettato molti club nello sconforto”.

Insomma una doccia fredda, per usare un eufemismo.
“Abbiamo un sistema che funziona, abbiamo dei risultati sportivi straordinari per tutti, per le nazionali, ricorderei anche i successi di quelle giovanili, e abbiamo club vincenti e universalmente riconosciuti come dei modelli. Su questo non ci piove. Allora, io mi domando perché in una situazione del genere che dimostra di aver funzionato e di funzionare, ogni tanto ci siano questi riflessi antichi, autoreferenziali, di chiusura, immotivati, senza senso che portano a delle scelte che fanno semplicemente arrabbiare i club o comunque che portano molti che lavorano nei club a dichiararsi anche stanchi di certe situazioni che basterebbe gestire con linearità”.

Il movimento Pallavolo in Italia è sostenuto dalla Federazione o dalle società?
“Non c’è nessuna guerra tra Lega e Federazione. Il confronto dialettico, usiamo un eufemismo, ci sta in tutte le discipline tra leghe e federazioni, ma in questo caso qui c’è semplicemente la richiesta di mantenere una rotta che è stata tracciata, una rotta che ha consentito al movimento femminile di diventare quello che è oggi e non sarebbe stato possibile senza la collaborazione tra Lega e Federazione e viceversa. Non sarebbe stata possibile la tranquillità che hanno le ragazze di giocare in un campionato sano, dove possono pensare serenamente anche alle nazionali perché altri problemi li risolviamo noi nei club. Quindi quando dico che il movimento è mantenuto dai club, nessuno si deve offendere perché è la verità. Questi club che investono, che mettono passione, risorse, devono semplicemente avere delle certezze e non essere sempre in balia di situazioni strane”. 

Questa non è stata l’unica ingerenza nei confronti della Lega Femminile da parte della Federazione. Forse è un tema meno noto ma di recente è stato cambiato addirittura lo Statuto della Federazione. Corretto?
“Corretto, e non si capisce perché. Un’altra ‘fucilata’ nella notte. In pratica è stato cambiato lo statuto imponendo che i rappresentanti che governano la Lega devono essere iscritti a un club. Io per vent’anni ho fatto il presidente della Lega senza dover essere iscritto a nessun club. Questa è stata la condizione iniziale per cui sono stato scelto, perché i club litigavano continuamente. Io avrò anche sbagliato tantissimo, ma nessuno mi ha mai potuto dire “Sei di parte” perché rappresenti un club. Questo non hanno mai potuto dirlo durante il mio mandato e quindi io penso che per il futuro debba essere così. Anche Enzo Barbaro, da quando è uscito da UYBA, non è iscritto a nessun club. Non so se è chiaro. La Federazione, invece, ha imposto questa regola assurda, e non si capisce perché visto che non ce l’ha il calcio, non ce l’ha il basket, praticamente non ce l’ha nessuna disciplina sportiva. Il CONI non lo chiede. Non c’è regola CONI che lo chieda. Se domani il Consiglio di Lega decidesse di nominare presidente un premio Nobel per l’economia, o un’autorità riconosciuta in qualsiasi campo, questa prima dovrebbe iscriversi alla Federazione. È una cosa che non si può accettare”.

Si è fatto un’idea sul perché la Federazione lo abbia fatto?
“Per poter esercitare un controllo, una disciplina su un Consorzio che è invece normato dal codice civile. Noi siamo regolati dal codice civile, siamo appunto un consorzio di società private che hanno i propri diritti che non sono federali, e i diritti dei club sono dei club, dei club che sono società private. Ci sfugge questa pretesa di avere un controllo politico, perché non so come definirlo altrimenti. Vuole essere un controllo politico sui vertici eletti da un consorzio di libere società. Qualcuno mi deve spiegare il senso di questo controllo. È un qualcosa tipico di una certa mentalità. Oggi anche la Federazione, secondo me, dovrebbe fare un salto: sta gestendo un successo nazionale e planetario, dovrebbe uscire da logiche piccine. Queste sono logiche piccine e molto autoreferenziali, da Marchese del Grillo, quando invece dovresti occuparti del valore immenso che hai”.

Come state pensando di far valere le vostre ragioni?
“Stiamo pensando seriamente, se continua così, di andare anche all’Antitrust, perché abbiamo esperito le strade della disciplina della giustizia sportiva, ma lì forse è giunto il momento che la giustizia sportiva non sia nominata dalla Federazione. Ce lo sta dimostrando anche quello che sta accadendo nel calcio. La giustizia sportiva deve essere neutra, cioè non deve essere condizionata, ma questo oggi non è. Il codice civile ci impone che prima di andare in sede civile tu debba esperire tutte i gradi interni di disciplina sportiva. Noi l’abbiamo fatto, adesso siamo in altre sedi, il TAR, il Consiglio di Stato, andremo anche all’Antitrust. L’Antitrust ha già dato torto a tante Federazioni quando cercano di imporre logiche fuori da regole anche di mercato”.

Cosa intende per logiche di mercato?
“Da sempre nello statuto federale era scritto che i campionati sono gestiti dalle leghe alle quali la Federazione delega l’organizzazione dei campionati (ora invece, in seguito alla modifica dello statuto, la Federazione ha sottratto alla Lega il proprio potere-diritto di organizzazione del Campionato di Serie A Femminile e lo ha subordinato alla sottoscrizione di una convenzione con la stessa Federazione, ndr). Ora, noi abbiamo tutta una serie di investitori con i quali stringiamo accordi anche biennali o triennali. Ma se io non ho la certezza che l’anno prossimo torno a organizzare il campionato, secondo voi, come faccio a firmare un contratto con questi sponsor e partner? Non so se mi spiego. Si fanno delle scelte, che secondo me, non si devono offendere, trovo senza logica, senza senso. Anti tutto, insomma. Anti buon senso, che minano un sistema che ha dimostrato di funzionare. Non funzionasse, magari hai ragione tu a provare a cambiare questa cosa, ma i risultati parlano chiaro, il sistema funziona. Come si dice nel mondo dello sport, squadra che vince non si cambia. Allora perché devi modificare le regole che ci siamo dati e che hanno portato questi risultati straordinari?”

Come si aspetta che finirà questa partita?
“Non so come finirà, ma questo è un confronto che per me è molto pericoloso”.

Il castello potrebbe crollare, è questo che intende?
“Questo è un confronto che potrebbe portare, come già sento, perché lo sento, molti investitori a dire “Ragazzi abbiamo scherzato, i soldi li mettiamo da un’altra parte perché già abbiamo le stagioni corte che durano sette mesi, per qualcuno addirittura cinque, in più abbiamo anche regole che cambiano ogni giorno, non si sa mai se possiamo gestire il nostro futuro come abbiamo scelto di fare.”

In conclusione…
“È finito il tempo dei padroni del vapore, da sola la Federazione non va avanti. Questo lo devono capire, invece di prenderla come lesa maestà. Spero che chi verrà dopo di me riesca ad andare avanti e a vincere questa partita, perché lo dico con grandissima convinzione, se non si definiscono una volta e per tutte questo tipo di situazioni, io credo che avremo un momento in cui ci sarà una crisi del sistema. Un sistema che oggi deve mantenersi invece a livelli top per continuare a competere con altri sistemi top. Ci sono gli americani che stanno provando a creare le loro leghe, ci sono i turchi che già sono top e altri movimenti che stanno comunque crescendo, l’Asia, il Giappone, il Brasile. Ognuno deve fare il proprio ruolo. Quando dico a Manfredi che facciamo mestieri diversi è la pura e semplice realtà. Loro fanno giustamente reclutamento, fanno giustamente diffusione di questo bellissimo sport che si chiama pallavolo. Fanno lo sport di base, fanno le attività di base, fanno le attività formative. Per farlo prendono soldi da Sport e Salute, prendono da noi tutti i costi che sostengono per mandarci gli arbitri, tasse gare, i trasferimenti. Quest’anno avevano aumentato anche il costo dei transfer dall’estero, poi sono tornati indietro. Cerchiamo di capire che questo meraviglioso mondo sta in piedi grazie a questo. Allora, vogliamo andare avanti per una strada virtuosa? Noi siamo pronti, chiediamo solo quello. Abbiamo portato a casa risultati importanti per tutti. Consentiteci di poter continuare a farlo e a investire nella pallavolo. Noi vogliamo solo avere la possibilità di lavorare serenamente continuando a dare quello che abbiamo dato, e cioè costruire un movimento strepitoso”.

Intervista di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)

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