Il sogno americano esiste ancora. Certo, la conquista del West non passa più per le gesta dei cowboys attraverso i deserti del Nevada e dell’Arizona, ma lo spirito pionieristico resiste anche nel terzo millennio. E spesso l’American Dream è cullato da un pallone: infatti, anno dopo anno, sempre più talenti da tutto il mondo inseguono l’idea di affermarsi nello sport a stelle e strisce, conseguendo contemporaneamente una laurea di prestigio. Un’esperienza particolare che sta vivendo anche Maéva Schalk – schiacciatrice francese classe 2005 – tra il campo e i banchi della facoltà di Scienze Umanistiche dell’Arizona State University.
Sul finire del primo anno di college, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con l’ex giocatrice del Volero Le Cannet.
Maéva, trasferirsi negli Stati Uniti alla tua età è una scelta tutt’altro che semplice. Cosa ti ha spinto a compiere un passo così importante? E perché hai scelto proprio l’Arizona State University?
“Trasferirsi all’estero così giovani può spaventare, è vero, ma ho sempre avuto il desiderio di mettermi in gioco e vivere nuove esperienze seguendo la mia passione. Nella scelta, il progetto proposto dall’Arizona State University mi è sembrato fin da subito in linea con il mio percorso, e ho percepito grande disponibilità da parte dello staff, oltre a una condivisione di valori in cui mi riconosco”.
Quando hai chiuso la porta di casa e sei partita, cosa hai portato con te oltre ai tuoi sogni? Quali emozioni ti hanno accompagnata in quei momenti?
“Ero molto entusiasta all’idea di iniziare questo nuovo capitolo della mia vita. Sono sempre stata affascinata dalla cultura americana e avere finalmente l’opportunità di viverla in prima persona ha reso tutto più naturale per me”.
Come descriveresti la tua esperienza negli USA finora? Cosa ti ha colpito di più della tua vita a Tempe?
“Finora ho scoperto un nuovo campionato, conosciuto persone straordinarie, sperimentato una mentalità diversa e una nuova cultura, beneficiando anche di strutture e supporto di altissimo livello. A Tempe, a parte il caldo (ride, ndr), ciò che colpisce davvero è la mentalità legata allo sport: tutto è pensato per mettere gli atleti nelle migliori condizioni possibili e il supporto che riceviamo è davvero eccezionale”.
Qual è stato il tuo primo impatto con il volley universitario americano e in cosa ti sembra diverso rispetto alla Francia?
“Entrare in un programma come quello dell’Arizona State University è sicuramente un grande onore, e ne sono molto grata. Il ritmo di gioco è diverso rispetto alla Francia, anche perché alcune regole cambiano, ma mi sono adattata bene e continuo a crescere all’interno di questo sistema”.
Come valuti la fall season 2025 con le Sun Devils? Quali sono state le sfide più grandi, i momenti più gratificanti e cosa ti porti dietro per il futuro?
“È stata una grande stagione: siamo riuscite a vincere di nuovo il titolo della conference per il secondo anno consecutivo, che era uno dei nostri obiettivi. Sono quindi molto orgogliosa di questa squadra. Ora che conosco meglio il campionato, ho una comprensione molto più chiara di come funziona e di come si gioca qui, e questo sarà fondamentale per il futuro”.
C’è qualcosa di totalmente inaspettato o sorprendente che hai scoperto durante il tuo primo anno negli Stati Uniti?
“Quello che mi ha colpito di più è quanto sia grande il college, è come una vera e propria città. Il senso di appartenenza è incredibile e anche i tifosi sono fantastici: ci sostengono davvero e sono sempre al nostro fianco. Mi sento supportata, mi sento a casa, e questo mi permette di dare tutta me stessa e di concentrarmi completamente sul lavoro della squadra”.
Negli ultimi anni si parla molto di NIL, ovvero della possibilità per gli studenti-atleti universitari di monetizzare il proprio “nome, immagine e somiglianza”. Puoi spiegarci cosa significa e in che modo sta influenzando la tua esperienza negli USA?
“Il NIL rappresenta una grande opportunità per gli studenti-atleti, che possono essere riconosciuti anche per il valore che esprimono fuori dal campo, oltre che sul piano sportivo. Allo stesso tempo ha contribuito ad attrarre atleti di alto livello dagli Stati Uniti e da tutto il mondo, alzando ulteriormente il livello della competizione. Essendo una studentessa internazionale, devo rispettare regole specifiche, quindi la mia priorità resta quella di concentrarmi sulla squadra, migliorare ogni giorno e portare avanti il mio percorso accademico. Tutto il resto viene dopo”.
Hai giocato nel campionato francese fin da giovanissima con il France Avenir 2024 e il Volero Le Cannet. In che modo queste esperienze ti hanno formata e quanto sono state importanti nella tua preparazione per una sfida come quella dell’NCAA?
“L’esperienza con il France Avenir 2024 è stata fondamentale per la mia crescita, perché mi ha permesso di confrontarmi molto presto con un livello alto. Questo percorso mi ha aiutata a maturare e mi ha preparata al meglio per entrare in un contesto professionistico. Successivamente, essere ingaggiata dal Volero Le Cannet è stato un momento particolarmente significativo per me, perché si tratta del mio club di formazione, quello in cui ero cresciuta. Ho avuto la possibilità di far parte di una realtà importante fin da giovane e ne sono molto grata. Nel corso degli anni ho saputo cogliere le opportunità che si sono presentate, conquistando spazio in campo e continuando a crescere in Ligue A, a contatto con staff di alto livello e giocatrici d’élite”.
Il tuo percorso nel volley universitario americano durerà i tradizionali quattro anni? Che segno vuoi lasciare durante questa avventura?
“È il mio obiettivo, sì. Ovviamente non si può mai sapere quali opportunità possano presentarsi nel frattempo, ma mi piacerebbe molto far parte di questo prestigioso programma universitario per tutta la sua durata. Per quanto riguarda il segno che vorrei lasciare, mi piacerebbe contribuire a costruire la storia dell’ateneo, aiutando la squadra a mantenersi stabilmente tra le migliori del Paese”.
Guardando oltre questo capitolo, come immagini la tua carriera?
“Dopo questa esperienza, il mio obiettivo è quello di poter giocare al massimo livello della pallavolo mondiale, che per me corrisponde a campionati come quello italiano o turco, e perché no, vedere anche come si svilupperà la lega americana LOVB”.
Nonostante la giovane età, fai già parte della nazionale francese. Come stai vivendo questo percorso e quali sono i tuoi obiettivi per l’estate 2026?
“È un onore per me rappresentare il mio Paese, una fonte di orgoglio difficile da descrivere. Sono entrata in nazionale due anni fa e, grazie a questa esperienza, ho avuto la possibilità di confrontarmi con il massimo livello internazionale, partecipando alla VNL e ai Giochi Olimpici. Giocare a questo livello mi spinge a crescere ancora più rapidamente, perché la dimensione tecnica e fisica è completamente diversa rispetto a quella del campionato. Affrontare questo tipo di competizioni è una grande fonte di motivazione e rafforza le mie ambizioni. Per quest’estate, dopo quella storica che abbiamo vissuto lo scorso anno, l’obiettivo è fare ancora meglio, andando il più lontano possibile in VNL, con il traguardo delle Finals. Poi, chiudere la stagione estiva nel migliore dei modi ai Campionati Europei, tenendo sempre in mente l’obiettivo a lungo termine della qualificazione ai Giochi Olimpici del 2028”.
Intervista di Alessandro Garotta
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