Alessandro Tanasi (a sinistra) con Goitre e Cesare / Foto Lega Pallavolo Serie A

L’ultimo fischio di Alessandro Tanasi: “Nessun rimorso, solo tanta felicità”

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Di Redazione

La prima partita della Finale Scudetto di Superlega maschile, mercoledì scorso al PalaBarton di Perugia, è stata anche l’ultima nella carriera dell’arbitro Alessandro Tanasi. Il direttore di gara di Noto appende il fischietto al chiodo con un bilancio di 19 stagioni in Serie A e 350 partite arbitrate, tra cui 6 Finali Scudetto, 7 di Coppa Italia e 3 di Supercoppa: un percorso straordinario per il 50enne siciliano, che oggi confida le sue emozioni in un’intervista a Ottavio Gintoli per La Sicilia.

È una scelta maturata da tempo – spiega Tanasi – condivisa con la mia famiglia e anche già digerita. Per questo motivo, quando Simon ha chiuso il match in mente non avevo nessun rimorso, ma solo tanta felicità. Quella di aver dato sempre me stesso, di aver fatto bene quella che era la mia passione e che è diventato anche un lavoro. Lascio contento“. Anche se non ha mai ricoperto la qualifica di arbitro internazionale? “Ci ho pensato, me l’hanno proposto a 40 anni. Ma voleva dire perdere ogni volta tre giorni di lavoro, e non potevo lasciar chiusa la mia scuola guida“.

Tanasi non ha dubbi su quale sia stata la partita più difficile arbitrata in carriera: “Gara 2 della mia prima Finale Scudetto maschile, nel 2019, tra Perugia e Civitanova. Non per le chiamate in campo ma per la bottiglietta lanciata verso il pubblico. Qualcuno ci accusò di non aver visto, fu difficile riportare la calma“. La più bella è invece “la finale di Coppa Italia femminile del 2015 tra Novara e Modena. Vinse Novara 3-1, fu una partita perfetta. Mi fecero i complimenti“.

L’arbitro siracusano svela anche quali sono stati i giocatori più corretti incontrati: “Luciano De Cecco e Francesca Piccinini, sempre gentilissima ed educata. Mi fa sorridere pensare che ci siamo ritirati nella stessa stagione… Anche Fefè De Giorgi è stato uno tra i più corretti e i simpatici allenatori con cui ho avuto a che fare“. E i più “difficili” da gestire? “Non mi va di fare paragoni, ma Travica e Zaytsev sicuramente. Come allenatori Stoytchev ed Heynen“.

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