Osmany Juantorena: "Il fatto di non essere favoriti può essere un vantaggio per noi"

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Di Redazione

È stato uno dei protagonisti dell’argento conquistato alle Olimpiadi di Rio 2016 con la maglia azzurra. In questi Mondiali è tornato ad indossare la casacca dell’Italia con la quale spera di arrivare a giocarsi la fase finale a Torino, consapevole del lungo e insidioso cammino che attende la nostra nazionale, come lui stesso ha raccontato a “Tuttosport“.

La Pantera è tornata a ruggire. Osmany Juantorena si è ripreso la scena e insieme ai compagni, dopo l’esordio-boom al Mondiale, punta a volare più in alto possibile. Una sola partita però non basta per sentenziare che la strada azzurra è in discesa: dall’alto della sua esperienza e del suo carisma lo schiacciatore cubano – in attesa della seconda sfida  al Mandela Forum di Firenze contro il Belgio di Anastasi – raccomanda di restare con i piedi per terra. Pur non nascondendo le ambizioni azzurre: «In ogni Mondiale c’è una sorpresa, speriamo di esserlo noi». E la magia della notte romana, la muraglia trascinante del Foro Italico, il sorriso compiaciuto del presidente Mattarella potrebbero rivelarsi una spinta in più per questa Italia smaniosa di arrivare sul tetto del mondo.

Quanto è importante aver cominciato il Mondiale battendo 3-0 il Giappone? «E’ stato un inizio esaltante che ci dà una grande carica. Ma attenzione, abbiamo appena iniziato questo percorso».

Innegabile però la magia della serata al Foro Italico… «Quando sono entrato in campo ho provato una fortissima emozione. E ancora adesso, a ripensarci, mi vengono i brividi. E’ stato davvero tutto molto bello. Mi sento un uomo fortunato per aver vissuto una serata così pazzesca, non capita a tutti. Sarà un ricordo che trasmetterò ai miei figli».

E’ più forte la pressione o la responsabilità di giocare in casa questo Mondiale? «C’è la pressione di voler fare bene, io e miei compagni vogliamo andare il più avanti possibile in questa avventura. E il fatto di vedere, sapere, sentire che ci segue e ci sostiene tanta gente ci dà ancor più motivazione. I nostri tifosi l’altra sera e nelle prossime partite saranno sempre il settimo uomo in campo e ci spingeranno fino alla fine».

Niente appelli quindi da lanciare a Firenze? «Mi risulta che il Mandela Forum sarà pieno e trascinante, dico grazie a nome mio e dei compagni. Con la promessa che faremo di tutto per ripagare tanto affetto e fiducia: alla fine conta di più e soltanto chi gioca meglio a pallavolo».

Giusto sognare o è troppo presto? «Tutto questo entusiasmo è fantastico ma dobbiamo restare con i piedi per terra. Siamo consapevoli che possiamo arrivare lontano ma anche che potremo riuscirci solo giocando bene e concentrandoci su un impegno per volta. Credetemi, nessuno ci regalerà niente».

A chi inserisce l’Italia tra le favorite cosa risponde? «Che non lo siamo. Sarei un bugiardo se dicessi il contrario. Però il fatto di non essere favoriti può essere un vantaggio per noi, perché affronteremo ogni partita per giocarcela alla pari e ogni squadra sempre con grande rispetto ma senza timori».

C’è un’avversaria che teme in particolare nel vostro girone? «Forse la nazionale Dominicana. Ma tutte sono pericolose, sarà una battaglia durissima».

In ogni Mondiale spunta sempre una sorpresa… «Speriamo di esserlo noi. Giocheremo a fuoco ogni partita: se vogliamo arrivare fino in fondo dobbiamo sbagliare meno possibile e provare a vincere sempre».

Il punto di forza di questa Italia? «Il gruppo. E’ più o meno lo stesso di Rio, con due anni in più di esperienza e coesione. Siamo tutti più maturi e consapevoli».

Per superare il Belgio che Italia dovrà essere? «Tranquilla, capace di un miglior approccio alla gara rispetto a domenica, più continua nelle battute e nella gestione individuale».

Alla guida del Belgio c’è un tecnico che vi conosce bene… «Senza dimenticare che Anastasi è pure bravo. Ma anche noi lo conosciamo bene e questi due giorni serviranno a studiare ancor più a fondo la sua squadra. Sarà una bellissima sfida sperando finisca come contro il Giappone».

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