Si chiama Boy League, e volendo vedere si può considerare una delle “finestre” più interessanti sulla pallavolo che verrà, non solo per la giovane età degli atleti protagonisti, tutti Under 14, quindi, nati dal 2012 in avanti, ma anche per la particolarità, a differenza dei campionati nazionali di categoria organizzati dalla Federazione Italiana Pallavolo, di essere promossa (come la sorella maggiore Junior League, riservata agli Under 19) dalla Lega Volley. Quindi, con la caratteristica di coinvolgere i ragazzi dei settori giovanili delle realtà appartenenti alla serie A.
Sulla carta, potrebbe essere già una prima garanzia di qualità, dato che nel maschile storicamente la maggior concentrazione dei talenti la si può trovare proprio tra le società con una prima squadra di riferimento in serie A (con qualche eccezione, ovviamente), mentre nel femminile, dove strada facendo si è un po’ persa la tradizione della Girl League, manifestazione analoga negli ultimi anni riservata alle Under 16, qualche differenza ampia c’è.
Per la cronaca, la competizione ha visto il successo di Trento, che ha superato Monza in un’intensa “finalissima” (2-1: 19-25, 25-19, 15-13) conquistando il titolo per la terza volta nella sua storia (QUI il riepilogo dell’evento).
In ogni caso, ecco l’elenco, in ordine di graduatoria finale, delle squadre che hanno partecipato alla Final Eight di Boy League, andata in scena a Fano tra giovedì 9 e sabato 11 aprile: Itas Trentino, Vero Volley Monza, Romeo Sorrento, Acqua San Bernardo Cuneo, Cucine Lube Civitanova, Allianz Milano, Sir Susa Scai Perugia e Consar Ravenna. Ai nastri di partenza, invece, le formazioni in totale erano 18, suddivise in 6 raggruppamenti da 3.
Ma, alla fine, come è stata la Boy League? Noi c’eravamo, e sicuramente è stata interessante. In primis un applauso va fatto alla stessa Lega Volley, che ha allestito gli impianti anche “colorandoli” in maniera degna con il materiale degli sponsor, Mikasa e Del Monte, che è giusto citare proprio per aver fatto respirare l’aria dell’alto livello a dei ragazzi e giovani atleti, che, se lo saranno, diventeranno grandi giocatori solo nel loro domani.

Allo stesso modo, i complimenti vanno rivolti anche al presidente della stessa Lega Volley, Massimo Righi, che è stato presente in palestra dalla mattina alla sera del giorno delle finali, con un sincero interesse, prima di proseguire nel suo “tour de force” alla volta di Reggio Calabria per una gara di finale dei Play-Off di Serie A3.
Ma, dato che non tutto può essere “rose e fiori”, una “tiratina d’orecchie” ci sentiamo di farla per la premiazione, con i coriandoli, il palco e tutto il necessario per darle la giusta importanza, ma la partecipazione solo delle due finaliste. Possiamo comprendere, magari, l’esigenza di facilitare il ritorno verso casa di tutte le altre formazioni partecipanti, ma in questo le finali nazionali Fipav possono insegnare. Vale la pena di aspettare tutti per andare in scena, alla fine, in un palazzetto sicuramente con più presenze ed emozione e, soprattutto, dare la possibilità ai giocatori di condividere un momento insieme sul campo per una passione che li unisce e di amicizia tra ragazzi provenienti da tutta Italia. Sì, è un impegno anche questo, ma sono momenti che restano e vale la pena di vivere.

In campo, invece, come è andata? Anche qui, si può dire che è stata interessante e che anche senza voler entrare in un’eccessiva analisi tecnica, tattica o simile di quello che si è visto, gli spunti non sono mancati. Il primo aspetto che sicuramente è saltato all’occhio degli addetti ai lavori è stato un certo “abuso” nell’uso dei pallonetti e simili come soluzione, un aspetto che, poi, non si ritrova a livelli più evoluti, ma che in Under 14 funziona, perché le “pallette” spesso (troppo) vanno a terra o fanno “danni”. Per il resto, pochissimo attacco da zona 6, altra caratteristica importante, invece, nel futuro “pallavolistico”, e poco tra tutti l’impiego attivo dei centrali nel gioco. Un fatto su cui riflettere, da analizzare e considerare anche per alcune implicazioni che può comportare nello sviluppo delle abilità dei giocatori. E’ evidente, poi, il “salto” che aspetterà queste squadre sul loro modello di prestazione, guardando appena avanti, anche solo alla prossima stagione con un anno da “grandi” in Under 15.
Per quanto riguarda i giocatori, quello che si è messo in mostra, sicuramente, sono stati degli interessanti picchi di prestazione, ma volendo essere onesti non sono state troppe le individualità emerse nei giorni di gara, tra atleti più o meno precoci sia dal punto di vista tecnico che fisico, in una fascia d’età in cui, si sa, sono diverse le caratteristiche che ancora potranno emergere e i cambiamenti sono all’ordine del giorno e vanno di pari passo, a volte, proprio con le esperienze. Ma siamo in Under 14, la strada da fare è lunga e non bisogna dimenticarsi che la storia e le statistiche raccontano che anche tra i giocatori che partecipano alle finali nazionali Under 18 o Under 19, poi, quelli che arrivano davvero al massimo livello della pallavolo nazionale sono pochi, se non pochissimi.

Ma questo, nella Boy League, non è, non può e non deve essere importante: quello che deve contare prima è l’esperienza, l’evento, la partecipazione, perché è anche così, proprio così, facendo vivere “qualcosa da grandi” che si crea e si alimenta la passione. E questo è un investimento certo sul futuro del volley e dei suoi protagonisti.

Due ultime note, a chiusura. E’ bello vedere, in queste manifestazioni, anche le squadre del Sud “alzare” la testa e giocarsela da protagoniste, come la Romeo Sorrento, che ha dato del filo da torcere a tutti, mostrando una certa “cazzimma”, in senso buono, e andando, poi, a chiudere sul terzo gradino del podio. Così come è giusto notare la conferma e a volte il ritorno sulla scena di alcune “scuole” della pallavolo che hanno fatto la storia del volley nazionale (come Cuneo che, tra l’altro, ha appena presentato il suo rinnovato progetto per il settore giovanile).
E allo stesso modo ci sentiamo di segnalare quella che ci è sembrata una certa assenza della Federazione con i suoi rappresentanti (mentre vale la pena di evidenziare la presenza di un campione del Mondo come Bonitta, che allena proprio a Fano). Va bene, benissimo, ed è fondamentale l’attività delle selezioni territoriali, regionali, come lo sono i concentramenti con i “Territorial” o i “Regional Day” per identificare i ragazzi del volley di domani, ma se, poi, non li si segue sul campo quando sono impegnati in manifestazioni come queste, forse, qualcosa manca.
Qui, per chi vuole vederla, è possibile trovare la finale della Boy League tra Itas Trentino e Vero Volley Monza, chiusa 2-1 per Trento (tutte le gare sono state trasmesse e sono disponibili sul canale YouTube di Lega Volley).
Di Volley News
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