In una lunga intervista rilasciata a La Repubblica, a firma Mattia Chiusano, il presidente federale Giuseppe Manfredi ha toccato molti temi: da Antropova schiacciatrice alla legge Berruto sulle palestre scolastiche, all’impiantistica. Tre passaggi, però, fanno notizia più degli altri. Il primo riguarda la naturalizzazione sportiva di Noumory Keita, il secondo il caso Lavia oltre a una considerazione sul perché il calcio continui a fallire a livello di Nazionale maschile mentre la pallavolo no.
KEITA (PRESTO) IN NAZIONALE
“La federazione del Mali ha dato il via libera, stiamo attendendo i documenti per capire se lui ha già giocato delle partite ufficiali con quella selezione, ritardando la procedura di tesseramento. Le regole internazionali sono cambiate, ma lui gioca nel nostro campionato da tre anni e diventerà italiano. In azzurro già ai prossimi Europei? No, ma per i Mondiali dell’anno prossimo ci auguriamo di sì. Se sento il valore simbolico di un giocatore di origine africana anche nella nazionale maschile? Assolutamente sì, la Nazionale femminile è già un simbolo di integrazione da tanti anni, ma nel settore maschile è diverso. Non capisco ancora perché i ragazzini di seconda generazione si buttino più sul calcio o sul basket, mentre le ragazzine vengono tutte da noi”.
MA PIU’ UN CASO LAVIA
“Un caso Lavia non dovrà più esserci. Abbiamo chiesto alle società di fornirci i contratti per modulare i contratti assicurativi che proteggano i giocatori e i club che non devono rimetterci in caso di incidenti del genere. Non è che non fossimo assicurati, ma adesso andremo ancora più a fondo per risolvere questo problema. Al posto di Trento avrei avuto la stessa reazione. Con loro abbiamo trovato un accordo, giocheremo un’amichevole della Nazionale nel loro palazzetto”.
CALCIO E PALLAVOLO A CONFRONTO
“Le problematiche del calcio sono totalmente diverse dalle nostre. Se nel volley abbiamo avuto certi risultati è perché non abbiamo mai lavorato così bene con le leghe, che spingono anche sui settori giovanili. I club gioiscono più di noi per i risultati delle nazionali. In campo vanno tre giocatori italiani, sempre, nei campionati giovanili gioca un solo straniero. Ma queste regole le abbiamo potute imporre perché tutto ci sta andando bene, probabilmente questo nel calcio non è possibile perché ci sono interessi più importanti”.
(fonte: La Repubblica)