Chi lo conosce bene, o segue la pallavolo molto da vicino, lo sa: Simone Giannelli non è uno che si concede molto, che si apre, al di là delle veloci interviste post partita. Questa volta, invece, ospite di Gianluca Gazzoli, si è seduto al BSMT provando ad aprire un po’ le porte del suo mondo. Di sicuro a fare notizia è che lo abbia fatto con un microfono davanti e una telecamera puntata per oltre un’ora e mezza di intervista.
Battute a parte, la pallavolo ha bisogno anche di questo, di portare i suoi campioni a raccontarsi e raccontare il volley anche a un pubblico diverso. Giannelli, come Velasco o Sylla prima di lui, si è calato perfettamente in questo ruolo di divulgatore mettendoci la faccia. Quando un campione assoluto, uno dei migliori al mondo nel suo ruolo di tutti i tempi, racconta, ad esempio, a chi non lo sa che a fine partita i giocatori e le giocatrici si fermano a firmare autografi e fare foto con i bambini e i ragazzi, quello è un messaggio potentissimo. Uno dei tanti che la pallavolo può lanciare ed usare a suo vantaggio. Alle volte lo si da per scontato, forse anche banalizzandolo, senza riuscire a immaginare che al mondo ci siano anche persone che una partita di pallavolo di alto livello dal vivo non l’hanno mai vista.
Stile easy, maglietta bianca, capello corto, per uno che non lo conosce Giannelli potrebbe essere anche un cantante, poi però inizia a parlare e lentamente vieni ipnotizzato dal suo racconto. Un po’ perché la sua voce ha un timbro unico, non capisci mai se quello che ti sta dicendo lo stia dicendo serenamente, con emozione o persino con fastidio alle volte; un po’ perché comunque è una spada. Giannelli, il samurai, va sempre dritto al punto, non usa giri di parole. Poche frasi bastano a capire quello che c’è da capire.
Ad esempio quando parla del suo corregionale Sinner, dell’ignoranza dietro le parole e i pensieri di chi lo accusa di non essere italiano, eppure si potrebbe dire la stessa cosa dello stesso Giannelli: “Con me nessuno lo ha fatto mai forse perché il mio cognome è più italiano…, il che la dice tutta”.
Restando sul tennis, racconta con trasporto anche la sua passione per questo che era stato il suo primo sport, insieme allo sci. “Sono cresciuto a Bolzano con la racchetta in mano perché mio padre era istruttore. Il tennis mi piaceva, non ero neanche malvagio, poi però in seconda media ho provato la pallavolo. Ma il tennis mi ha dato molto perché tante dinamiche sono molto simili a quelle delle pallavolo: dalla battuta alla rete, dalla coordinazione occhio-mano alla tenuta mentale. A pallavolo siamo sei in campo, ma quello che pensa ognuno di noi è uguale a quello che pensa un giocatore di tennis”.
Simone parla anche di alimentazione, usando sempre concetti non banali, e di mente e spirito, dichiarando senza problemi di essere seguito da un mental coach in primis perché voleva comprendere come funzionavano certe dinamiche, certe situazioni, per poi capire meglio come intervenire subito per gestire la pressione e lo stress anche in partita. Non tanto prima o dopo, ma durante.
Interessante anche il passaggio sul ruolo del capitano: “Avere la leadership che ho io nel campo e fuori ti porta ogni tanto ad essere un po’ da solo. Non per dolo, ma perché ci sono dei momenti in cui bisogna dire una cosa e tu, capitano, la devi dire”.
E a proposito di partita, molto profondo e illuminato è il pensiero che Giannelli esprime in relazione alla vittoria e alla sconfitta, soprattutto alla cultura sportiva del nostro Paese che non sempre si dimostra di livello.
Quando si tocca poi la pallavolo più da vicino, emozionante è anche il racconto che Giannelli fa in prima persona spiegando come ha vissuto l’infortunio che ha negato a Lavia la partecipazione al Mondiale 2025: “Io non sono uno che piange, ma in quella intervista con la Rai dopo l’oro, con Daniele in studio, non riuscivo più a parlare. È stato allucinante”.
Schietta e sincera anche la spiegazione del rapporto con Fefé De Giorgi. Un rapporto che ha basi solide, se non solidissime, nel dialogo e nel confronto, senza mai dimenticare il rispetto dei ruoli: “Lui resta l’allenatore e l’ultima parola è sempre la sua, ma è uno che mi coinvolge molto, penso si fidi di me. Abbiamo questa voglia di capire cosa pensiamo l’uno con l’altro che poi porta sempre a cose interessanti”.
Decidiamo a questo punto di non spoilerare di più, nel rispetto del lavoro altrui, invitando chi legge a prendersi il tempo di guardare tutta la puntata (video integrale in basso) e questa bella chiacchierata tra Gianluca Gazzoli e Simone Giannelli. Una chiacchierata che è sicuramente un altro bello spot per la pallavolo, ma che offre al tempo stesso tanti spunti interessanti e curiosi a chi questo sport lo ama e lo segue con passione, conoscendone dinamiche e protagonisti in superficie ma non così tanto nel profondo.
Di VolleyNews.it