In Iran si gioca una gran pallavolo, e nessuno lo sa

133

Di Stefano Benzi

“Esempi. Buoni o cattivi… sono pur sempre esempi: in ogni caso insegnano qualcosa”. Lo diceva un caro amico che non c’è più per spiegarmi il suo lavoro: faceva il wrestler professionista e credo non ci potesse essere nulla di più lontano che la sua professione e la pallavolo. Secondo me, non aveva mai visto una partita.

Ma mi è venuto in mente, a proposito degli esempi, per raccontarvi una vicenda curiosa che riguarda l’Iran…

Lo so: la stragrande maggioranza di chi legge ne avrà sentito parlare soprattutto per via di un presidente che, purtroppo, è un grande appassionato di ordigni atomici o per l’enorme difficoltà della massa di accedere ai mezzi di comunicazione che per noi sono normali, come internet, i social network. L’Italia, invece, è al 52esimo posto nella graduatoria di Reporter Senza Frontiere per qualità e libertà di stampa. Non benissimo… ma meglio: visto che l’anno scorso eravamo al 77esimo. L’Iran ha il bollino nero: stampa del tutto illiberale e fonti di notizie bloccate o controllate dal governo centrale. È intorno alla 160esima posizione su un totale di 180 paesi stimati, insieme a Burundi, Egitto e Bahrain.

Io stesso, come molti colleghi che si occupano di tante cose diverse, ho un paio di amici che vivono là, che sanno di essere controllati e non mi potranno mai dire che sono liberi ma solo fino a un certo punto. Magari in una e-mail che mi arriva dopo due mesi, se chiedo qualcosa, descrivono la loro realtà in modo molto distaccato.

E poco vogliono sapere della mia: perché anche la curiosità può essere punita.

Il peccato è che pochi sanno, anche per questi motivi, che in Iran, da tempo, si gioca una gran pallavolo: qualcuno di voi ha visto l’ultimo campionato asiatico maschile Under 23?

Io sì, perché qui le parabole e i segnali internazionali sono normali, soprattutto se si fa il mio mestiere. Da loro, invece, sono centellinate persino le immagini delle Olimpiadi: passano gli sport da combattimento, il sollevamento pesi, un po’ di atletica. Ma non il nuoto o i tuffi: la ginnastica artistica nemmeno… Lo sport maschile, ovviamente, prevale.

L’Iran quest’anno ospitava il torneo U23 di volley: si giocava ad Ardabil, una splendida e antichissima città al confine con l’Azerbaijan. Il livello non era certo quello dell’Europeo: le Filippine, tanto per dire, all’ultimo momento non si sono presentate e il loro girone triangolare è diventato un testa a testa con Pakistan e Iran già qualificate automaticamente. Però, c’erano la Cina, il Giappone, l’Australia: l’Iran ha passeggiato concedendo solo un set alla Malesia e infliggendo secchi 3-0 a Pakistan, Cina, Kazakhstan, Thailandia e Giappone.

La finale è stata una dimostrazione di dominio assoluto: e il Giappone aveva in campo dei veri talenti, già sotto contratto con i club migliori del campionato nipponico… che è un signor campionato. Ho seguito le cronache con un commento in lingua kazaka (forse…), di meglio non ho trovato: e ho scoperto Rahman Tagizadeh, gran giocatore, Amin Esmaaelinejad, macchina da punti e Mohammad Daliri, libero dotato di un’impressionante capacità di reazione.

Ho visto anche tantissime donne tra il pubblico, proprio tante: vestite come richiede la loro religione da capo a piedi.

Tra poche ore scenderanno in campo anche le ragazze della nazionale iraniana: per la prima volta ci sarà un’edizione del campionato continentale U23 al femminile.

E saranno tutte vestite esattamente come devono essere vestite in patria: alcune di loro escono per la prima volta dal paese. Lunedì mi è arrivata una e-mail: “Siamo molto felici perché finalmente possiamo giocare ad alto livello, se vinciamo andiamo in Slovenia a giocare il Mondiale e tutti potranno accorgersi di noi”.

Le fonti non si rivelano… ma sono felice anche io per loro. E sono convinto che se non avessero tutta quella tela addosso, vestite in modo adeguato ma non da limitarne la capacità di movimento, potrebbero anche ottenere dei risultati.

Qualche giocatore iraniano, anche bravo, lo abbiamo visto passare: donne mai. Non possono lasciare il paese o giocare in un club straniero.

I campionati si tengono in Thailandia, vedrò di orientare l’antenna in modo da vedere le immagini e, se c’è, di sentire un commento… non so… magari inglese visto che ci sono Australia e Nuova Zelanda. L’Iran gioca proprio nel girone con le kiwi e la Malesia: in bocca al lupo di cuore. Sarebbe un’altra bella storia da raccontare.