Si chiude ufficialmente il mercato della Narconon Volley Melendugno: la schiacciatrice polacca Natalia Lijewska è infatti l’ultimo tassello che mancava al roster pugliese, in vista della stagione 2026/27 di Serie A2. Anni fa, da giovanissima, la giocatrice classe 2001 aveva dichiarato apertamente il suo sogno: “Vorrei giocare all’estero, nei campionati italiano o giapponese. Ci sto lavorando.” Il Giappone è arrivato. E adesso tocca all’Italia.
Per capire Natalia Lijewska bisogna partire dalla famiglia in cui è cresciuta. Suo padre Marcin è una leggenda della pallamano mondiale: vicecampione del mondo 2007, bronzo 2009, oggi commissario tecnico della nazionale polacca. Suo zio Krzysztof, medagliato mondiale. Suo nonno Eugeniusz, pioniere di una dinastia sportiva che ha attraversato generazioni.
Eppure, Natalia non ha mai sentito il peso di tutto questo. “Non lo considero un grande privilegio”, ha detto con quella semplicità disarmante che la contraddistingue. “Non penso al mio obbligo di raggiungere successi simili a quelli di mio padre. Sono felice di essere sua figlia, ma non mi lascio sopraffare da questo.” Parole che raccontano un’atleta libera, autentica, capace di costruire la propria identità senza l’ombra di nessuno.
La pallavolo non era scontata. “Ho provato ogni disciplina possibile: nuoto, calcio, persino pallamano”, racconta. “Poi è arrivata la pallavolo, mi è piaciuta così tanto che ho deciso che era quella la mia strada.” Una scelta fatta con il cuore, senza pressioni. E quando si sceglie così, si va lontano.
190 centimetri, spike a 315, block a 300 cm, classe 2001. Ma il curriculum di Natalia Lijewska non si misura solo in centimetri e numeri. Si misura in Paesi, in culture, in campionati che pochi atleti europei hanno il coraggio di affrontare.
Cresciuta nei settori giovanili di Gedania Gdańsk e Atom Trefl Sopot, ha poi frequentato la scuola federale SMS PZPS Szczyrk, il vivaio dove la Polonia forma le sue campionesse. Il grande salto arriva nella massima serie polacca, la Tauron Liga, dove veste le maglie del Pałac Bydgoszcz, del BKS Bielsko-Biała e dell’UNI Opole, affermandosi come uno dei profili più interessanti e ricercati del campionato nazionale. Poi la voglia di scoprire il mondo.
La prima tappa all’estero è la Turchia, dove indossa le maglie di Mert Kaan Sigorta e Göztepe SK a Smirne, una città che Natalia descrive con affetto come “un posto fantastico sia per vivere che per la pallavolo.” Un campionato in crescita, tifosi caldi e appassionati, prestazioni da MVP che confermano il suo talento su un palcoscenico internazionale. Poi torna in Polonia per alzare ancora l’asticella: con il Grot Budowlani Łódź approda in Champions League, i palcoscenici europei più prestigiosi, quelli dove si capisce davvero di che livello sei fatta.
La risposta arriva dal Giappone. Il Gunma Green Wings nella durissima SV League, forse il campionato più esigente al mondo, dove non esistono partite facili e ogni avversaria gioca come se fosse una finale. “Non importa se giochi contro la prima o l’ultima, è una lotta all’ultimo sangue”, racconta Natalia. “Credo di essere cresciuta di più proprio in Giappone, grazie alla loro scuola. Se avessi l’occasione di tornare in Asia, lo farei di nuovo.” Parole che dicono tutto sulla mentalità di un’atleta che non cerca le vie facili, le cerca difficili, perché è lì che si diventa grandi.
Il cerchio si chiude in Vietnam, con il VTV Bình Điền Long An nell’AVC Champions League. Tre continenti, cinque Paesi, un’unica costante: ovunque sia arrivata, Natalia ha lasciato il segno. In ogni Paese in cui è andata ha portato rispetto, curiosità e quella capacità rara di integrarsi davvero. “Molto dipende da te: se sei aperta a integrarti, o se arrivi pretendendo di rifare la Polonia lì. Io cerco sempre di mimetizzarmi e rispettare le regole del posto, perché sono un’ospite lì per lavorare.” Una filosofia di vita prima ancora che sportiva.
Dietro questa incredibile esperienza internazionale, Natalia Lijewska ha sempre custodito un sogno preciso, un desiderio profondo che oggi trova finalmente la sua casa ideale: “Sognavo da sempre l’opportunità di misurarmi con il campionato italiano. È uno dei palcoscenici più competitivi e affascinanti del mondo. Arrivare a Melendugno significa realizzare questo desiderio. So quanto sia calorosa e appassionata la tifoseria salentina e non vedo l’ora di mimetizzarmi con la folla, rispettare le regole e la cultura del posto e mettere tutto il mio cuore a disposizione del gruppo. Sono qui per lavorare duro e aiutare le mie compagne a volare alto.”
(Fonte comunicato stampa)