foto da famiglia Porro per VolleyNews.it

INTERVISTA ESCLUSIVA – I tre fratelli Porro raccontati da mamma Barbara e papà Fabio

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Non sono in grado di scegliere quale pranzo cinematografico avrei voluto vivere di più; se uno girato da Ozpetek, in un terrazzo romano o in un cortile ombreggiato di Trastevere come nell’ultimo “Diamanti”; se uno di Juzo Itami in Tampopo, che negli anni ’90 ci fece capire quale sia, per gli asiatici, il significato di convivialità a tavola; se infine, sempre restando in Asia, un pranzo frugale di una pagina di Banana Yoshimoto, magari Tsugumi, magari Kitchen stesso, magari i miei lettori ne individueranno altri, oppure trascorse solo cinque righe da questa considerazione, si chiederanno dove voglia arrivare oggi. Ci arriviamo. Con Fabio e Barbara Porro, che se non sapete chi siano è perché siete distratti o perché non conoscete bene gli odori e i sapori che si respirano a Voltri, che è la Genova che più si finisce di amare, quella dei borghi di Leira, Gattega e Cerusa (il numero tre ritornerà come se leggessimo un pezzo dantesco oggi), quella delle focacce, dei taglierini, del pesto da giocarsi insieme a Pegli, ho desiderato sedermi a tavola per tutta l’intervista, magari su una terrazza di Voltri, e alla fine di una conversazione troppo breve per rimanere abbastanza soddisfatti con due persone così apprezzabili, mi sono ripromesso di farlo presto. Perché, vi chiederete? Non so se vi sia mai capitato di pensare ad una famiglia ampia, ad un momento come quello del pranzo per fare conversazione, o semplicemente al fatto che in una tavola come quella di casa Porro gli argomenti non devono mai mancare. 

C’è vita, ci sono sogni, ambizioni, ma c’è anche una storia di sacrifici, privazioni, memorie se all’età di Barbara e Fabio, da oltre 12 anni, la pallavolo è tutto ciò su cui ruota la quotidianità dei loro tre figli, che per chi non avesse ancora capito, sono Paolo, Luca e Simone. Ossia, in ordine, le mani potenzialmente più belle della pallavolo italiana, il carattere più emozionante e più ricco di sfumature del volley e la novità più attesa della prossima Superlega. 

Ho fatto una promessa a Fabio e Barbara, un po’ come Michela Murgia la fece a sé stessa prima di cominciare a lavorare con Augias: non parlerò di fenomeno, di caso. La famiglia Porro non è un caso, non è un fenomeno raro, per quanto statisticamente, una casa da cui non viene fuori uno, nemmeno due, ma ben tre giocatori di serie A1, sia da analizzare. La famiglia Porro è una storia, bellissima, e lo è per chi ha avuto modo di lavorare con uno dei tre ragazzi, che, non lo dico solo io, sono tre perle del movimento, o lo è per chi ha avuto la fortuna di trascorrere una domenica nella tribuna degli amici di famiglia, che alla rara simpatia di Fabio e Barbara sono abituati dai tempi in cui entrambi giocavano, bandiere della Genova del volley che ci provoca un piccolo nostalgia, affollava i campionati invernali e i tornei estivi. 

Faccio infine una promessa, doverosa, che ho fatto anche ai diretti protagonisti: non chiederò quanto siano orgogliosi di ognuno di loro tre. Finiremo (soprattutto io e Barbara, persona che dal tono di voce e dall’emozione che traspare quando prende la parola, mi è sembrato di conoscere da tutta la vita, Fabio è più granitico di noi, come quando giocava a Lavagna e sapeva lasciare il segno in ogni pallone che metteva a terra) con l’emozionarci e poi sarebbe troppo banale ammettere che di Paolo Porro, Luca Porro e Simone Porro dobbiamo tutti quanti essere troppo orgogliosi.

foto Instagram @lucaporroo

Tre figli stupendi, lo dico io per non imbarazzarvi, un viaggio di oltre dieci anni nel mondo della pallavolo italiana. Oggi siete i genitori di tre dei più importanti pallavolisti del nostro Paese. Posso chiedervi almeno che effetto vi fa?
“Non ci abbiamo mai pensato, anche perché il nostro ruolo non è stato quello di scendere in campo, ma di fare solo il mestiere di genitore. Quello che ha accomunato la vita di tutti e cinque è stata la passione per questa disciplina. Ora che ci fa pensare, certo l’effetto è strano. Più che altro pensando a quanta strada ognuno di loro tre ha fatto e al fatto che quest’anno giocheranno tutti nello stesso campionato di Superlega. Sarà anche più semplice seguirli, aumenteranno i derby in famiglia, e anche le domeniche che trascorreremo con più di uno di loro. Questa è la cosa più bella”.

Mi dite cosa vi rende più fieri?
“I risultati conseguiti sono un aspetto secondario rispetto al loro approccio nei confronti della gente”.

Qui mi fermo, perché Barbara dice una cosa che a fine intervista vorrei aver pensato in tutti gli anni in cui ho giocato o che avrei voluto sentire da uno dei miei allenatori.
“Ho sempre detto in primis a Paolo, che è quello che ha cominciato per primo questo percorso di avere sempre fiducia nei compagni, di non essere mai un individualista. Ho detto sempre ai miei figli che quando un compagno sbaglia, voi dovete toccarlo, stargli vicino, e vedrete che carica riuscirete ad infondergli. Ho sempre detto che un giorno ciò che di bello loro faranno per gli altri, tornerà indietro e magari quelle stesse persone lo faranno con voi”.

Questo viaggio non vorrei che finisse con la chiacchierata di oggi, perché c’è troppa vita dentro. I vostri figli sono conosciutissimi in campo. Però definiteli voi con un aggettivo.
Paolo è quello riflessivo, quello ponderato. Nel suo ambiente è molto decisivo. Dobbiamo dire la verità, ovvero che quest’anno ha tirato fuori una personalità molto marcata, e l’abbiamo notato perché ha esultato più di quanto ha fatto in passato. Luca è il patatone di casa, forse è quello più sensibile, quello che ha bisogno della coperta di Linus, di una parola in più. Simone è il più adrenalinico”.

Fabio, mi dica chi dei tre assomiglia di più al giocatore che era.
“Simone, senza dubbio (ride n.d.r.)”.

Barbara, tocca a lei.
“Paolo e Luca”.

Giocano in nazionale assieme. Mi prendo anche qui la responsabilità di dirlo io, manca solo Simone in nazionale seniores.
“Non mettiamo il carro davanti ai buoi. Noi diciamo solo che vedere Paolo e Luca giocare assieme quest’anno è stato bellissimo. È ovvio che pensare ai nostri tre figli che vestono e lottano con la maglia azzurra è un pensiero emozionante. Ma non fraintenda, per noi non è un sogno, è il raggiungimento di un obiettivo per loro che lavorano da quando sono piccolissimi”.

Cosa vi ha stupito di più?
“Onestamente quando era più giovane, prima di Treviso, non molti erano convinti che Paolo sarebbe arrivato a giocare la Serie A, per motivazioni legate alla sua altezza. Da Treviso ci dissero che da palleggiatore aveva tutte le caratteristiche per fare bene e ci siamo fidati”.

Qui Fabio racconta come è avvenuto il passaggio da Voltri ad una piazza che io, lui e Barbara ricordiamo come la più ambita da coloro che da piccoli sono cresciuti col mito della Ghirada e della Sisley.
“Quando lo chiamarono, io non volevo nemmeno dirglielo, all’inizio. Era troppo giovane, avevamo forse più noi la paura di staccarci da lui o di essere travolti da una vita più difficile di quella che si immaginò lui, il quale si svegliò e ci disse che voleva andare subito. Quella mattina andammo nel liceo di Genova nel quale avevamo fatto l’iscrizione, la cancellammo, e partimmo immediatamente per Treviso. Cambiò vita e la cambiammo noi in pochi giorni. Fu tutto molto veloce, e tornando indietro fu giusto che lui a 14 anni facesse questa scelta di vita che poi toccò anche ai suoi fratelli”.

foto Instagram @p_porro

Barbara, continui lei.
“Di Luca invece ci ha colpito che non arrivò perché qualcuno parlò di talento, ma per il grande lavoro che ha fatto. Luca ha un grande senso della disciplina, non che gli altri due non lo abbiano, e del sacrificio. Per lui Prata è stata una bella offerta a livello tecnico. Mi ricorderò tutta la vita il momento in cui ricevemmo la chiamata e lui con quegli occhioni mi disse Mamma, perché non vieni con me? Così l’abbiamo seguito, così come sono stati anni in cui è vero, ci siamo dedicati ad ognuno di loro”.

Simone.
“Te lo diremo a settembre. Con Simone testeremo quest’anno per la prima volta il suo battesimo alla Superlega. Arriva da una stagione in salita, ha una grande voglia di ricominciare e pensando al percorso che Paolo ha fatto a Milano, siamo felici che sia arrivata questa proposta”.

Posso concludere chiedendovi che prezzo ha avuto questa vita?
“In generale, se mi consente, non possiamo non spendere belle parole per tutte le società in cui i nostri figli sono cresciuti. Sono partiti dalla Colombo, una società storica di Genova, dove hanno trovato Paolo Noli, profondo conoscitore del settore giovanile, il quale si è molto battuto con altri perché si creasse un eccellente settore giovanile”. 

“Con Fabio diciamo sempre che sin da piccoli nessuno ha voluto fare da genitore e sostituirci, ma con delicatezza e sensibilità, tutti hanno saputo prendersi cura di Paolo, Luca e Simone, dimostrando affetto e ricambiando quello che i miei figli hanno riversato su di loro”.

“Sui miei figli possiamo dire che sono stati esageratamente bravi a non farci mai pesare il sacrificio e le rinunce che stavano facendo per inseguire i propri progetti. In generale, possiamo dire che non ci hanno mai fatto stare in pensiero e questo per un genitore conta moltissimo”.

foto Instagram @lucaporroo

Intervista di Roberto Zucca
(© Riproduzione riservata)

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