Sembrava tutto apparecchiato a dovere, a questo Europeo, per la Nazionale maschile: palazzetti e tifo nostrani, un girone tranquillo, un tabellone a eliminazione diretta che sembrava portare dritto dritto in zona medaglie con un unico grande ostacolo, la giovane Francia di Andrea Giani in semifinale. Si poteva fare, tutti si aspettavano che così sarebbe stato, ma lo sport, come ha ricordato bene Giannelli poche ore fa, sa essere anche crudele. Abbiamo fatto i conti con la crudeltà sportiva di Jokela, infermabile. Di Luka Marttila, che in nazionale diventa fenomeno. Di una Finlandia, tutta, che non ha tirato la lingua di fuori per la quarta partita consecutiva finita al quinto set, ma ha invece dimostrato con i fatti quanto sia vero il pensiero poi espresso sempre a fine gara da Yuri Romanò: la pallavolo di alto livello oggi è così. Tradotto, puoi vincere e perdere con chiunque. Se becchi la giornata storta, la paghi. E così è stato per noi, così come prima di noi per la Bulgaria (giocavano in casa anche loro) e per l’Ucraina.
Questo perché loro, i finlandesi, grandi e grossi, la loro chance se la sono giocata al meglio delle loro possibilità. Noi, Azzurri, invece no. Il quarto di finale lo abbiamo giocato bene a tratti e a tratti male. Malissimo, poi, quando si era avanti nel secondo e quinto set finendo con l’incartarci quando i cioccolatini andavano solo scartati. E invece, ci sono andati tutti di traverso. Fatalità? Forse. Merito degli avversari? Probabile. Ma nello sport, quando si perde così, sprecando occasioni su occasioni all’interno di una stessa partita, c’è anche da fare mea culpa. Con buona pace di tutti.
Sul banco degli imputati questa volta ci finiscono un muro spesso fuori timing, una battuta spesso fallosa, soprattutto una ricezione troppo spesso deficitaria, soprattutto sulle battute in salto-float, che ha condizionato pesantemente in negativo la distribuzione del nostro gioco e la conseguente efficacia in attacco. Una tempesta perfetta. Quando questi tre fondamentali saltano, puoi chiamarti Italia, Polonia, Bulgaria, Francia, Russia, Marte, Venere e Giove, ma a questo gioco non si vince.
La cosa che però fa più male è leggere ora sui social valanghe di insulti a questa squadra. Sembra che qualcuno altro non aspettasse che la disfatta, vederli cadere, franare, soffrire. Li aspettavano al varco. Perdere un torneo in casa, uscendo ai quarti per due palloni, non è una vergogna, al massimo un’occasione persa. Forse non si ha percezione del livello che c’è oggi nella pallavolo maschile.
Che sia una sconfitta che faccia male nessuno lo mette in dubbio, ma le cause da andare a ricercare sono altre. Non l’atteggiamento in campo, non la preparazione alla gara. Piuttosto certe scelte fatte in fase di convocazioni (Bovolenta?). Piuttosto certe scelte fatte, e non fatte (Laurenzano?), durante questa e altre partite, così come in altri tornei precedenti. Piuttosto l’incapacità di lavorare e migliorare certi limiti tecnici evidenti già da tempo, anche ai nostri avversari.
L’uomo che in questi cinque anni ha portato questi ragazzi due volte consecutive sul tetto del mondo e una su quello continentale, ora sarà chiamato a spiegare come non sia riuscito a farlo a questo Europeo, a quello precedente, all’Olimpiade di Parigi e in tutte le VNL disputate. Come se nello sport la vittoria fosse un diritto acquisito. E invece così non è. Nemmeno per le ragazze d’oro della Nazionale femminile. Ma Fefè De Giorgi sul banco degli imputati ci finirà comunque. Forse già c’era da un po’. Forse dopo il Mondiale è mancato il coraggio di mettere un punto, salutarsi da vincenti e prendere strade differenti. Farlo adesso, se lo si farà, sarà, sarebbe, più triste, più amaro, immeritato. Un peccato.
Di alibi l’Italia, a questo Europeo, ne aveva diversi, ma quando sei l’Italia, quando giochi in casa ed esci troppo presto, e più per demeriti tuoi che per meriti degli altri, sedersi a un tavolo e ragionarci sopra è il minimo che si possa fare. Lo ha detto anche capitan Giannelli a fine corsa: adesso bisognerà rimboccarsi le maniche, analizzare quanto è successo e ripartire di slancio. Ma come e con chi? Nel segno della continuità o del cambiamento? Sarà la Federazione a deciderlo. Basta solo che la pezza non sia peggiore del buco perché all’orizzonte ci sono un altro mondiale e un’olimpiade dove questa Nazionale potrebbe fare la storia nonostante la Polonia e nonostante la Russia. Maneggiamola con cura.
Di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)