Si alza il livello dello scontro fra l’attuale presidente della Federazione Italiana Pallavolo, Giuseppe Manfredi, e l’ex presidente della Lega Pallavolo Femminile, Mauro Fabris, con quest’ultimo, oggi presidente di Spike Media, che vede nella posizione del presidente Manfredi il tentativo di togliere autonomia e spazio ai club, a volte anche con metodi discutibili. Dopo la recente elezione di Vito Cozzoli al vertice della Lega Femminile, infatti, c’è stata una reazione stizzita da parte di Manfredi in una intervista rilasciata a “La Stampa”, quotidiano di Torino.
Fabris, per venti anni presidente della LVF (è stato eletto per otto mandati consecutivi), chiede al presidente della Fipav di avere maggior rispetto per il suo ruolo che è stato di rappresentante di tutte le società della pallavolo della Serie A italiana, senza distinzioni che suonano offensive tra quelle che avrebbero maggiore o minore titolo a difendere i legittimi interessi della Serie A, e di non immischiarsi nelle vicende elettorali della Lega, smettendo di minacciare rappresaglie sulla Convenzione che regola il rapporto tra la stessa Federazione e la Lega Pallavolo Femminile o altro se non si accettano i suoi diktat: “La storia non la può riscrivere il presidente Manfredi. La Serie A femminile è indiscutibilmente cresciuta negli ultimi anni. Abbiamo generato seguito e valore mai visti prima. Il movimento femminile è diventato un modello vincente, uno sport sempre più popolare e diffuso. La crescita del volley femminile – spiega il presidente uscente della Lega – ha causato anche una svolta per l’interesse politico. Prima aveva scarso appeal, poi, i numeri sono cresciuti in modo esponenziale, scatenando appetiti inediti. La politica ha compreso che la pallavolo poteva e può essere un serbatoio formidabile per veicolare consensi. Venti anni fa il volley attraversava una crisi profonda e quando mi hanno chiamato la politica non era interessata ad un movimento poco visibile. Ho avviato così una fase totalmente svincolata dalla precedente esperienza autoreferenziale dell’ecosistema pallavolo controllato dalla Federazione. Lì è cominciata la rivoluzione, con scelte innovative e coraggiose, che ci hanno portato ad essere il ‘campionato più bello del mondo’. Creando qualche attrito, fisiologico, con la Fipav, ma nulla di quello che ultimamente hanno causato le scelte di Manfredi. E, infatti, con i suoi predecessori, Magri e Cattaneo, abbiamo fatto ottime cose. Dalla lotta al ‘doping amministrativo’ all’inserimento del Club Italia in Serie A“.
Fabris non nasconde, dunque, di essere rimasto sorpreso e anche sconcertato dalle ultime uscite pubbliche di Manfredi: ”Non mi sarei mai aspettato un atteggiamento del genere, ma esattamente il contrario. Dovrebbe mostrarsi affidabile e super-partes, non fazioso e partigiano. Tutte le situazioni che cita sono state generate dalle sue stesse scelte che stanno minando il momento d’oro del volley rosa. Politiche e riforme mai condivise, ma imposizioni unilaterali, come anche molti dirigenti della Fipav si sono accorti”, denuncia.
E fa esempi concreti, a cominciare dall’obbligo di tesseramento per i componenti di un consorzio privato come la Lega dei club: “Quindi, ad esempio, un grande manager come fu Marchionne, per fare un nome, non potrebbe essere eletto – fa notare Fabris – O la pretesa, differentemente dal precedente Statuto Federale durato anni, di sottoscrivere convenzioni per la gestione dei campionati di durata solo annuale, che non consentono la stipula di contratti promo-pubblicitari e media più lunghi, non viola le regole della concorrenza e del mercato? Non sono queste delle norme per sottomettere alla giustizia federale gli organi di un libero consorzio di società sportive? L’accesso alla convenzione può essere usato come merce di scambio, come arma per ridurre il dissenso e, quindi, utile a creare una situazione di totale e surrettizio monopolio federale anche sugli interessi economici e le iniziative della Serie A”.
Da qui un ricorso all’Antitrust, che dovrebbe decidere se ci sia o meno un abuso di posizione dominante da parte della Federazione. Manfredi all’inizio pareva anche aver accettato la situazione, “attendiamo il giudizio dei Tribunali”, diceva, poi, sono arrivate le sue ultime dichiarazioni… l’obbligo di tesseramento, sempre secondo l’ex presidente Fabris, rende “fragili” i dirigenti che si espongono agli strali di una giustizia sportiva che rischia pure di non apparire indipendente come dovrebbe essere: “Al contrario è arrivato il momento di avere libertà di iniziativa, non certo sul governo sportivo della pallavolo che deve essere federale, ma sul versante economico e dell’iniziativa per restituire agli investitori privati quello che hanno dato a fondo perduto, anche alle campionesse delle nazionali che pagano unicamente loro, permettendo di fatto questa crescita di tutto il movimento. Dunque, perché rompere un ‘giocattolo’ perfetto?”.
Inoltre, secondo Fabris, quando si perde, come successo a Manfredi sostenitore certo non occulto di uno dei candidati alle ultime elezioni della Lega Pallavolo Femminile, bisognerebbe mostrare fair play da uomini e donne di sport: “Bisogna imparare a perdere, nonostante lui si sia mosso in prima persona – ‘lo posso documentare’, spiega – e abbia consentito l’attivismo dei dirigenti federali che sono arrivati a coinvolgere persino un Ministro per sostenere il loro candidato”.
Appare ipocrita, perciò, in questo senso, anche dirsi infastiditi che la politica si sia “mischiata” alle elezioni per il nuovo presidente della LVF: ”Invece che prendere atto che 20 club su 30 non hanno accettato la linea federale nel segreto dell’urna, anche tra le società pugliesi, il presidente che dovrebbe essere di tutti, offensivamente, divide sostenendo sostanzialmente che quelli teoricamente più forti la pensano come lui. E gli altri? Figli di un Dio minore?“
E per finire: “Manfredi dice ‘Grazie a Dio un’era è finita’. Non mi aspettavo certo i suoi ringraziamenti dopo 20 anni di crescita. E di impegno, per me, a titolo gratuito. Mi bastano le centinaia di messaggi in questo senso che ho ricevuto da atlete, fans, dirigenti e amanti dello sport. Ma trovo mortificante per tutti che la Fipav, oggi una delle ‘Ferrari’ dello sport, sia guidata in questo modo”.
A cura di VolleyNews.it
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