La Nazionale B femminile di pallavolo ha sbagliato una sola partita ai Giochi del Mediterraneo 2026 di Taranto e quella partita le è costata la medaglia d’oro. Una medaglia che, tappa dopo tappa di questa avventura, sembrava sempre più ‘azzurra’, e invece lo sport è inesorabile e puntuale nel ricordarci che bisogna sempre giocarsela.
La finale contro la Turchia, infatti, l’Italia di Parisi non se l’è giocata, o comunque se l’è giocata male, malissimo. Negli occhi di tutti, e tutte loro, c’è ancora quell’inspiegabile secondo set che doveva finire tanti a pochi per le Azzurre, riaprendo la partita, ed invece è stato perso ai vantaggi dopo un black-out infinito. Il mantra del “QUI e Ora” va ancora assimilato da queste giovani Azzurre. Mancava Adigwe, certo, la bomber di questo gruppo ‘prelevata’ da Velasco per gli Europei della nazionale maggiore dopo lo sfortunato infortunio di Omoruyi, ma questo non può essere un alibi. Di giocatrici valide, alcune delle quali titolari in A1, ce n’erano tali e tante che nessuno può offendersi se ci permettiamo di scrivere che quell’oro andava messo al collo.
Non siamo gli unici a pensarlo, poi, visto che lo stesso Carlo Parisi, a fine partita, ha avuto l’onestà intellettuale di ammetterlo senza nascondersi dietro un dito. Anzi, ci va anche fin troppo diretto nella sua disamina.
“È ovvio che ci sia rammarico, soprattutto per quel secondo set. Poteva riaprire la partita. Però poi, finito il set, tu devi resettare, invece noi ci siamo portati dietro quello che era successo. Non avevamo più le idee chiare su quello che dovevamo fare. Nel terzo set c’era ancora la possibilità di giocarcelo e riaprire la partita, invece noi ci siamo portati dietro questo fardello e non abbiamo avuto quella spinta necessaria, non abbiamo creduto nella possibilità di poterla riaprire la partita. Loro sono stati bravi ad approfittare delle nostre difficoltà e in generale hanno giocato meglio di noi questa partita. Quindi alla fine hanno meritato di vincere”.
La vedo molto scuro in volto.
“Alla fine è un argento, è sempre una medaglia pesantissima, però l’Italia in casa poi ha sempre la pressione, è sempre chiamata a fare il risultato”.
Avete avvertito troppa pressione quindi?
“Qua c’erano ragazze che erano alla prima esperienza al di fuori di nazionali giovanili o altro, questo non dobbiamo dimenticarlo e quello che ci portiamo dietro è l’esperienza di questa manifestazione. Loro devono portarsi dietro l’esperienza e capire anche come giocare e affrontare manifestazioni di questo tipo. Senza nulla togliere alla Turchia, però noi avevamo tantissime giocatrici che erano alla prima vera esperienza. È vero che qualcuna di loro gioca in Serie A1, come anche nel sestetto turco, però la manifestazione è questa e quella azzurra è una maglietta che pesa e la sentiamo tutti, no? Sentiamo anche la responsabilità e quindi sono esperienze. Dobbiamo vederlo come un arricchimento per come continuare a lavorare, come affrontare in futuro queste esperienze qua”.
Tre mesi di collegiale in Nazionale B per tante giocatrici. Qualcuno sostiene che siano troppi. Lei come la vede?
“La nazionale B è nata per essere un bacino per la Nazionale A, quindi sono giocatrici che hanno la possibilità durante l’estate di lavorare anche dopo che si fermano i nostri campionati. Questo è fondamentale. La Nazionale B dà la possibilità alle giocatrici di allenarsi, dà la possibilità di essere potenziali giocatrici della nazionale A. In questa stagione è stato evidente per il fatto che nella prima parte della VNL Velasco abbia utilizzato più di una giocatrice che faceva parte della Nazionale B”.
Che rapporto ha lei con Julio Velasco?
“Per quanto mi riguarda, sono stati due anni bellissimi perché ho condiviso il quotidiano, non solo la palestra, ma anche il quotidiano fuori dalla palestra, i pranzi, le cene, le chiacchierate, le serate trascorse a parlare e a capire anche da vicino le idee di Giulio, la mentalità, il modo di lavorare, il modo di approcciare le atlete. Ma questo non solo con lui, anche con Massimo Barbolini, Cichello, e poi ho avuto il piacere di condividere l’esperienza con Massimo Bellano e Luca Rossini. Rossini che tra l’altro verrà con me negli Stati Uniti ad Atlanta, quindi è un arricchimento che io ho cercato di vivere minuto per minuto e di prendere tutto quello che, diciamo, un’esperienza come questa poteva regalarmi. L’ho preso e l’ho fatto mio e quindi sono stati due anni splendidi”.
A proposito di esperienze, per lei adesso ne inizia un’altra lontano dall’Italia nel campionato LOVB.
“È arrivata questa opportunità e dopo dei colloqui affrontati con i responsabili della LOVB americana, diciamo, le cose sono andate avanti e quindi mi è stata offerta questa panchina ad Atlanta. Credo che arrivi anche nel momento giusto della mia carriera. Un’esperienza importante dall’altro lato del mondo, un paese nuovo con una lingua che dovrò imparare a masticare meglio. Sono molto, come dire, stimolato da questa esperienza. Ora abbiamo un periodo di pausa prima di partire per gli Stati Uniti e quindi mi servirà per staccare un attimo e prepararmi, diciamo così, a quello che poi mi dovrà aspettare in America”.
Una scelta fatta perché dall’Italia non sono arrivate offerte o fatta a prescindere?
“La pista americana si è aperta prestissimo. Io, quando si è interrotto il mio rapporto con Bergamo, ho avuto il tempo di stare a casa e già a febbraio avevo fatto i colloqui. Era una cosa che mi piaceva e mi stimolava molto poter fare e quindi non c’è stato neanche il tempo di valutare altro, anche perché, sai, queste sono notizie che girano veloci: lo sappiamo io, tu e il giorno dopo tutto il resto. Quindi tutti sapevano, anche se è stato ufficializzato molto più avanti, ma lo sapevano tutti”.
Intervista di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)