Competenza, determinazione e mentalità vincente: la Futura Volley Giovani riparte da Michele Marchiaro. Il coach piemontese classe 1973 è stato scelto per scrivere un nuovo capitolo nella storia del club di Busto Arsizio, ancora più ambizioso. Marchiaro rappresenta una scelta forte ed è il profilo giusto per provare ad alzare ulteriormente l’asticella in casa biancorossa.
Il tecnico laureato in Psicologia, vanta una carriera ricca di esperienze e risultati positivi; a partire dal 2005, quando è entrato a far parte dello staff del Vicenza, lavorando fianco a fianco con Manuela Benelli, palleggiatrice e capitana della Nazionale, oltre che vincitrice di undici scudetti consecutivi con la maglia di Ravenna. Con la formazione veneta, Marchiaro ha messo in bacheca tre scudetti giovanili: tutti vinti con l’Under 18 femminile nel 2006, 2008 e 2010. Risultati che lo hanno poi portato a compiere il grande salto, approdando nel settore giovanile del Vero Volley Monza. Nel 2013/14 ha guidato la B1 e l’Under 18 dell’Asti Doc. Nella stagione 2014/2015 ha allenato la serie B1 e l’Under 18 della Junior Casale, per poi approdare a Biella. Di grande valore il successivo triennio vissuto al CUS Collegno, club con il quale ha conquistato una promozione in A2 (nel 2016/2017) e due qualificazioni ai playoff (stagione 2017/2018 e 2018/2019). Nel 2019, infine, il passaggio a Pinerolo, dove Marchiaro è rimasto per quasi sette anni (fino all’interruzione del rapporto lo scorso novembre), facendo la storia del club piemontese, grazie alla promozione in Serie A1 conquistata al termine della stagione 2021/22.
Michele Marchiaro ha attraversato il volley in tutte le sue categorie. Dalla Terza Divisione, ormai fuori catalogo, alla serie A1. Allenatore curioso, creativo e artigiano in palestra: maschile, femminile, giovanili e serie A, senza distinzioni. La pallavolo come materia viva a cui dare forma, con visione e concretezza, ovunque serva, sempre con la stessa passione.
Poco dopo la fine della sua avventura a Pinerolo, aveva dichiarato: “Non ho fretta. Mi piacerebbe rientrare in un progetto lungo, serio, capace di regalare nuove soddisfazioni. Sono sicuro che arriverà qualcosa di stimolante”. Futura Volley è tutto questo? “Sì, Futura Volley è esattamente la risposta alla mia ricerca. Quando parlavo di un progetto, mi riferivo proprio a questo: una società solida, che sa dare valore a ogni singolo investimento, passionale ma che non ama farsi travolgere dagli umori del momento. Qui ho trovato coerenza di programmazione, stima reciproca e un profondo senso di sfida. Non scopro nulla di nuovo perché Futura è una piazza storica, con una cultura della pallavolo profonda. Una piazza che dà molto e che pretende impegno e serietà. Il mio compito è dare concretezza a tutto questo”.
Con che emozioni e sensazioni torna in panchina? “Torno in panchina con un’adrenalina che definirei consapevole. Fermarsi è stato fondamentale per guardare il quadro d’insieme: ho studiato realtà diverse e analizzato cosa portare con me in questa nuova sfida e cosa, invece, era il caso di lasciare indietro. In questo senso ho “alleggerito lo zaino”. Oggi sento quella fame agonistica necessaria per affrontare un campionato di trincea come la A2, ma è una spinta lucida, accompagnata da una grande serenità”.
Che caratteristiche ha la squadra che state allestendo? “Una polveriera di talento ed energia. Il direttore d’orchestra di questo mercato è stato Matteo Lucchini, ma la cosa più importante è che abbiamo suonato fin da subito lo stesso spartito. Tra noi c’è stata una condivisione totale: una visione comune costruita rapidamente, segnale di una sintonia forte tra la direzione sportiva del club e la mia idea di pallavolo. Quando questa unità d’intenti è reale, il progetto acquista solidità in modo naturale. Considero la squadra un organismo unico, che parte dalla società e coinvolge tutte le sue componenti. In questa ottica altamente complessa il lavoro di staff è fondamentale. La scelta strategica è stata chiara: costruire una rosa molto giovane, con un’età media attorno ai 22 anni ma con grandi margini di crescita e prospettive importanti. È un investimento sui giovani talenti del campionato, perché siamo convinti che una serie A2 così intensa possa essere affrontata al meglio da atlete giovani, di talento e senza timori reverenziali, capaci di sostenere con continuità i carichi di lavoro. Sappiamo che lavorare con un gruppo così giovane è una sfida che richiede metodo, pazienza e continuità. Ma la gioventù porta con sé disponibilità e una capacità di apprendimento fuori dal comune. Il nostro compito sarà trasformare questa esuberanza in struttura, accompagnando la crescita quotidiana delle atlete e costruendo, passo dopo passo, un gruppo capace di essere solido e competitivo nel tempo.”
Che campionato di A2 si aspetta la prossima stagione? “Il ritorno al girone unico, che ormai consideriamo cosa fatta, restituirà al campionato la sua vera fisionomia. Mi aspetto il solito torneo di logoramento, dove la continuità pesa quanto il talento. La serie A2 è una categoria ostica, un territorio in cui la tecnica da sola non basta se non è sostenuta da una ferocia agonistica costante. Per vincere non è sufficiente essere “belli” nel senso estetico del termine: serve capacità di restare compatti, di gestire trasferte complicate e ambienti difficili senza perdere lucidità. È un campionato che non concede nulla e che richiede una tenuta mentale molto alta. In questo senso, umiltà e cultura del lavoro contano forse ancora più che in serie A1″.
Ci racconta chi è Michele Marchiaro fuori dal campo? “Mi imbarazza un po’ parlare di me lontano dalla palestra, anche perché la dedizione al lavoro è per me un valore assoluto. Con gli anni, però, ho capito che, per il mio modo di essere, l’impegno totale non deve diventare una forma di isolamento. La pallavolo è una passione viscerale ma ho imparato che ha bisogno di radici che affondino anche altrove per restare viva e lucida. Il mio baricentro è la famiglia: mia moglie Roberta e le mie figlie Elisa, Ilaria e Giulia. In un mondo iperconnesso, cerco la sostanza delle relazioni autentiche, delle amicizie vere e dei legami che resistono al tempo e alla distanza. Ritagliarmi spazio per la lettura o per il silenzio di una camminata non significa allontanarsi dal volley ma alimentare la persona che poi entra in palestra. In fondo, lo sport mi ha insegnato che ogni sfida, vinta o persa, serve soprattutto a dare una profondità diversa al proprio vissuto.”
(Fonte comunicato stampa)