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Intervista a Federico Ferri, direttore di Sky Sport: “La pallavolo merita la massima visibilità”

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Come fa, in Italia, uno sport che non sia il calcio a conquistare il grande pubblico? Il primo step sono senza dubbio i risultati. Le vittorie attirano l’attenzione. Se si ripetono, allargano la ‘fetta’ dei curiosi. Nel caso di cicli lunghi fidelizzano e appassionano. In questo senso la pallavolo è messa benissimo, più di qualunque altro sport di squadra. E piace a tutti perché a vincere sono sia gli uomini che le donne, tanto a livello di club quanto di nazionali. Ma alla domanda deve necessariamente seguire l’offerta. In poche parole, la pallavolo ha bisogno di visibilità. Di adeguata visibilità. Negli ultimi anni questa visibilità, questa attenzione, è in costante crescita sbarcando su più piattaforme. La prossima estate a trasmettere le partite di Azzurre e Azzurri, tra amichevoli ed Europei, non sarà solo la Rai, televisione di Stato, ma anche Sky Sport, che sin dalla sua nascita, il 31 luglio del 2003, ha alzato vertiginosamente l’asticella nel modo di raccontare e portare lo sport, anzi gli sport, nelle case degli italiani.

La pallavolo merita attenzione. Siamo molto felici quest’anno di tornare con un’offerta così ampia che ci porta a seguire questo tour delle nazionali in varie città italiane, parlo di amichevoli maschili e femminili e poi l’appuntamento con l’europeo, quello maschile in Italia, e l’europeo femminile – ci racconta Federico Ferri, direttore di Sky Sport, a margine della conferenza stampa di presentazione della nuova stagione delle Nazionali -. Sarà una lunga estate con il volley, quasi fino all’autunno, visto quando poi finirà, e diciamo che da questo punto di vista questo ritorno ci fa davvero piacere e soprattutto lo inseriamo nell’ambito di questa grande estate della Casa dello Sport, come ci piace definirci e soprattutto come ci piace essere sul campo”.

La Casa dello Sport: una definizione che vi calza a pennello.
“Secondo me il concetto di Casa dello Sport rappresenta la nostra volontà di essere un punto di riferimento per la passione, passione per tanti sport, distribuendo equamente l’attenzione. È una precisa linea editoriale che risponde all’interesse del pubblico. Semplicemente noi facciamo quello che riteniamo possa essere la cosa migliore per il nostro pubblico, per gli abbonati, per chi ci segue tutti i giorni. Abbiamo un canale di news, Sky Sport 24, in onda tutti i giorni e dedicato allo sport, non solo al calcio. Lo facciamo perché ci crediamo e perché piace alla gente. Abbiamo lanciato una serie di canali verticali anche per questo, e con l’estate questo diventa ancora più concreto, soprattutto quando poi nel giro di 2-3 mesi si riescono a mettere insieme così tanti eventi di tanti sport diversi. Basta pensare quest’anno agli europei di volley, agli europei di atletica, di nuoto, i mondiali di basket femminile e ovviamente i nostri sport che continuano, quindi la Formula 1, la MotoGP, il tennis, la pallacanestro anche maschile con la qualificazione mondiale. Insomma c’è calcio e c’è anche tanto altro oltre il calcio, ma è proprio un modo per venire incontro ai gusti dell’abbonato, alla volontà dell’abbonato di essere dentro questa Casa dello Sport. Per quanto riguarda il volley, stiamo mettendo a punto la strategia per quest’estate”.

Nel racconto dei grandi eventi, Sky Sport ha fatto scuola in Italia.
“Tutto è cominciato dal Mondiale di calcio del 2006. Quella è stata un po’ la svolta di Sky. Esserci tutti i giorni, non esserci solo per la partita, creare questo grande racconto di continuità. L’abbiamo poi portato ovviamente con Sky Sport 24, la nostra All-News, in tutti i grandi eventi al seguito delle squadre di calcio, ad esempio dai ritiri, dai campi di allenamento e poi un modello che si è allargato fuori dal calcio. Ad esempio lo stiamo facendo col tennis in questo momento. Il seguito di Sinner per noi è uguale a quello della nazionale di calcio, per dire, per il modo in cui lo seguiamo quotidianamente, gli allenamenti, la partita, è uscito dall’albergo, è arrivato. Creiamo un evento intorno alla passione che c’è per questo giocatore e per il tennis in generale”.

Lo farete anche per la pallavolo?
“Assolutamente, lo stesso varrà anche per il volley. Quest’anno lo faremo di più, avendo sempre un inviato al seguito della squadra, regalando ogni giorno qualcosa di nuovo e arrivando alla partita con un lungo avvicinamento che porta poi la gente ad affezionarsi ancora di più, a costruire i personaggi, a seguire i giocatori e le giocatrici, a seguire le storie della quotidianità, della preparazione. Abbiamo anche la fortuna di avere due nazionali così forti, così popolari, così amate. C’è tanta voglia di volley e questo aiuta anche noi. In questo momento ovviamente queste nazionali meritano tutto l’affetto, l’amore, tutta l’attenzione possibile”.

La buona informazione giornalistica che ruolo ha nella promozione di una sana cultura sportiva?
“I giornalisti, e chi parla di sport in generale, ha un ruolo in questo. Indubbiamente. In primis serve un linguaggio, un approccio, che non appesantisca determinate situazioni, dinamiche. Credo che comunque il ruolo principale sia di chi lo sport lo fa, i protagonisti sul campo. Parte tutto da lì. Se al termine di una partita si parla solo dell’arbitro, questo molto spesso non parte dal giornalista ma parte dalla prima risposta di un allenatore che si riferisce all’arbitro per giustificare, per parlare, per spiegare una prestazione. Da lì, la domanda del giornalista diventa inevitabile e legittima. Se parliamo di cultura sportiva, quello che possiamo fare noi giornalisti è trasmettere i valori dello sport, soprattutto del multisport, dando a tutte le discipline lo stesso peso, raccontando i grandi eventi facendoli arrivare alla gente, quindi consentendo al movimento di crescere, consentendo magari ai ragazzi di appassionarsi, di andare a provare a giocare, di andare in un campo, di imparare dallo sport, non soltanto praticandolo”.

Intervista di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)

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