L’annuncio da parte della FIVB di nuove regole da testare negli eventi internazionali della prossima estate ha sollevato un fitto dibattito nel mondo della pallavolo tra chi è favorevole, chi si dice contrario, chi sostiene che si stia rovinando questo sport, chi al contrario reputa questi cambiamenti necessari.
Per approfondire meglio questo tema, molto caldo, ci siamo avvalsi di una voce autorevole come quella di Nicola Negro, head coach della Reale Mutua Fenera Chieri ’76 e ct del Messico. Tra gli allenatori, a detta dei suoi stessi colleghi, uno degli studiosi di sport più attenti e meticolosi, non solo del gioco della pallavolo.
Coach iniziamo guardando l’orizzonte: dove sta andando la pallavolo?
“La direzione è molto chiara: si sta andando verso una pallavolo sempre meno frammentata e sempre più giocata. Si vogliono ridurre al massimo le interruzioni e al tempo stesso limitare il più possibile gli errori arbitrali soggettivi, quindi discrezionali. Ecco il perché di sempre più tecnologia a disposizione per arrivare a decisioni certe. Eliminato il fallo di doppia, la discrezionalità degli arbitri oggi si misura principalmente sui tocchi a muro, sulle invasioni di rete e sui terzi tocchi d’attacco. Sulla valutazione delle prime due aiuta il videocheck, o c’è il fallo o non c’è, la terza è invece più soggetta alla discrezionalità dell’arbitro. L’evidenza mette sempre tutti d’accordo e non è un caso che a livello di grandi competizioni internazionale, dove si fa più uso della tecnologia, si vedano poche polemiche e pochi cartellini”.

Lei è d’accordo dunque con questa limitazione della discrezionalità degli arbitri?
“Diciamo che mi sento di sposare la filosofia della FIVB. Ci sono alcune situazioni che sono completamente fuori controllo ormai. Faccio un esempio: le rotazioni 1 invertite con l’opposto che corre erano tutti falli. E tutti falli che non venivano mai fischiati. Io su questo mi ci sono arrovellato il fegato per un po’, poi ho capito che era inutile protestare perché tanto non venivano più sanzionati”.
Per non parlare di certi terzi tocchi ‘spinti’. Non li fischia più nessuno ormai, eppure sarebbero falli.
“Lì un arbitro ha un metro più rigido e fischia, un altro lascia invece correre tutto, anche delle palle accompagnate cambiando direzione”.

Entriamo meglio nel merito: con quei terzi tocchi a due mani non si stava giocando più a pallavolo ma a pallaspinta. Inguardabili, possiamo dirlo?
“Io su questo non sono conservatore, sono proprio estremista: per me quei tocchi sono abominevoli. Partiamo chiarendo una cosa: eseguire un palleggio impreciso non dà nessun vantaggio, quindi va bene togliere quel fallo di doppia, sul terzo tocco invece cambia tutto il mondo. Lì si vedono degli attacchi a due mani che sono vergognosi ed è assolutamente corretto porre un freno con una regola precisa. Quel tocco era nato circa dieci anni fa nel maschile, soprattutto con i giocatori polacchi, Uroš Kovačević ad esempio era stato un grande interprete di quel colpo. All’inizio si era lasciato correre finché ormai era diventata una moda, una cosa anche allenata da qualcuno. Un conto è un pallonetto, che è una tecnica eseguita e concessa nella storia della pallavolo, un conto è bloccare la palla, afferrarla, cambiarle direzione e spingerla a terra”.
Un altro sport, di sicuro non pallavolo.
“Assolutamente, questo non è mai stato pallavolo. Questa è una cosa che io reclamo da tempo, su questi tocchi bisogna essere drastici. Un terzo tocco a due mani così non si può eseguire, al massimo lo si potrebbe eseguire come nel beach volley, un terzo tocco mandato a due mani dall’altra parte ma in asse”.

Come dovrebbe essere un pallonetto correttamente eseguito?
“Va fatto con tempo di contatto limitato e soprattutto col braccio disteso sopra la testa”.
Una regola nuova che più che far discutere ha fatto sorridere è quella del pallone che tocca il soffitto.
“Quella è una regola che è stata inserita perché negli Stati Uniti in molte leghe e in molte competizioni si gioca così, senza interrompere l’azione se la palla ricade nel proprio campo. Detto questo, considerando i palazzetti in cui si giocano le competizioni FIVB, forse capiterà una o due volte nel maschile che una difesa tocchi il soffitto, nel femminile la vedo già più difficile”.

Torniamo alle regole un po’ più serie: 8 sostituzioni in un set invece delle attuali 6. Immagino che voi allenatori abbiate stappato qualche bottiglia…
“Assolutamente sì, ben venga questa regola che noi allenatori reclamavamo da tempo. Pensate solo a tutte le squadre, sia maschili che femminili, che utilizzano regolarmente il doppio cambio: questo brucia già quattro cambi, due all’ingresso e due all’uscita. Essendo le sostituzioni ‘legate’, di fatto te ne restano due, che utilizzi o per la ricezione o magari per alzare il muro. Le opzioni così sono, erano, molto limitate. Con otto già si aprono scenari differenti perché vedremo un utilizzo differente di vari giocatori/giocatrici”.

Una regola che invece era trapelata nei giorni precedenti l’ufficializzazione, ma che poi la FIVB non ha inserito in quelle da testare, era quella del libero che poteva alzare nei 3 metri. Ci sembrava una buona cosa, e invece non è passata. Per ora.
“L’avevo letto anche io e avevo fatto i salti di gioia. Sono vent’anni che porto avanti questa battaglia, ma purtroppo ancora non se ne fa nulla. Forse qualcuno ha pensato che si sarebbe giocato con il libero fisso come palleggiatore, ma non è vero. Sarebbe stato vero se al libero si fosse permesso anche di battere. Nell’NCAA americana, per inciso, i liberi possono battere, ma personalmente la ritengo un’assurdità. Se invece al libero gli impedisci di battere, almeno in due rotazioni su sei deve uscire, perché non fargli alzare allora nei tre metri? Non mi pare che l’alzatore palleggi da dietro alla seconda linea quando è nel giro dietro. Se la direzione vuole essere quella di rendere il gioco più fluido e spettacolare, questa del libero sarebbe stata una gran cosa”.

Tra quelle che saranno testate prossimamente, c’è invece una regola che proprio non la convince?
“Trovo assurda quella sulle posizioni libere di chi riceve dopo il primo movimento di chi batte. Su questo sì che sono conservatore: il rispetto delle rotazioni è una regola basica del nostro sport. Invece sta andando via, sta sparendo. A tendere qualcuno troverà il modo di disporsi sempre con la stessa linea di ricezione. Soprattutto nel maschile, dove chi batte al salto ha dei lanci molti alti dando il tempo all’altra squadra di muoversi liberamente. Se, come abbiamo detto più volte, si vuole tendere alla spettacolarizzazione, questo lo trovo un controsenso. Ma c’è anche un’altra cosa da dire: i movimenti anticipati non li fischiava più nessuno. Questa regola altro non è che un ‘condono’ di quello che già avveniva…”.

Altra novità: allenatori che ora possono parlare col primo arbitro.
“Diciamo che eravamo legati a dei formalismi anacronistici. Nella realtà dei fatti gli allenatori hanno già da tempo un dialogo ‘tranquillo’ con il primo arbitro”.
Lei che rapporto ha con gli arbitri?
“Si parla e ci si confronta molto, senza alcun problema. Le dirò, gli arbitri hanno piacere che si parli di queste cose perché aiuta loro in primis. E non è così nel resto del mondo. In Brasile, ad esempio, tolto qualcuno, soffrono tantissimo il videocheck, lo vivono come un giudizio sul loro operato. In Italia, anzi in Europa, gli arbitri considerano il videocheck come uno strumento a loro disposizione. Con loro è sempre costruttiva la discussione sull’applicazione del videocheck”.

Ci rallegra saperlo… Un dialogo che avviene comunque solo in determinati tornei, però. In Italia, fatta eccezione per qualche Final Four di coppa, le panchine le abbiamo ancora sul lato opposto rispetto a primo arbitro e telecamere.
“Sarebbe cosa buona e giusta allinearsi alla regola internazionale, soprattutto per il piacere di chi guarda da casa. Magari prima o poi ci arriveremo anche noi”.
Questo discorso ci porta a una riflessione: il campionato ha le sue regole, la CEV ha le sue regole, la FIVB ha le sue regole. Non vi sembra alle volte di fare tre sport diversi in una stessa stagione?
“Rispondo facendo un esempio stupito, ma che fa sorridere. In questo momento io sto giocando a livello di FIVB con un regolamento che mi fa disputare due set su un lato del campo e gli altri tre sull’altro lato; in Serie A1 i primi due da una parte, gli altri due dall’altra e a metà del tie-break si cambia ancora; mentre nei tornei CEV il campo si cambia dopo ogni set. Fate un po’ voi…”.

Quanto può essere credibile uno sport che agisce e ragiona così?
“Se parliamo di credibilità, la pallavolo è molto abile nell’autosabotarsi. Io di sport ne seguo tanti, non ho mai visto altrove una fantasia e una confusione di regolamenti come ha la pallavolo. Vogliamo dirne un’altra? Guardiamo i tabelloni delle fasi a eliminazione diretta dei tornei continentali per club, ma è successo anche agli ultimi mondiali: è così difficile pensare un tabellone tennistico che eviti a squadre provenienti dallo stesso raggruppamento di ritrovarsi contro ancora e subito dopo? È così difficile dare maggiore equità e competitività a queste manifestazioni mettendo una squadra A sul lato destro e una squadra B in quello sinistro?”.

Invasioni sotto rete (linea centrale del campo) e tocchi ‘involontari’ della rete. Due falli su cui si discute sempre molto. Lei cosa pensa a riguardo?
“Io sono del partito che la rete non si debba mai toccare, e se si tocca è sempre fallo, altrimenti si torna sul discorso della discrezionalità. Invece la regola deve essere chiara: tocchi la rete? È fallo, punto, non si discute. Quanto agli sconfinamenti sotto, non fischierei l’invasione se non si arreca disturbo o danno alla squadra avversaria. Anche se tocchi dall’altra parte con un piede o una mano, ma lì non c’è nessun avversario, che vantaggio ti da? Ha senso fermare un’azione per una cosa simile?”

Visto che le regole le abbiamo sviscerate tutte, ne approfitto e le chiedo un pensiero su una questione invece ‘da bar’: la rete, nel maschile e nel femminile, la lasciamo stare così com’è o sarebbe il caso di alzarla un pochino?
“Alzare la rete riequilibrerebbe il gioco. È a quell’altezza da sempre, ma le qualità fisiche e atletiche delle giocatrici e dei giocatori sono cresciute enormemente negli ultimi vent’anni. Oggi sappiamo che la battuta è molto più predominante sulla ricezione, se si alzasse la rete le battute avrebbero un’altra traiettoria, meno aggressiva. Stessa cosa l’attacco-difesa. Se ne parla effettivamente da tantissimi anni, ma questa non è una questione regolamentare, quanto piuttosto filosofica”.
Guardando in casa nostra, la lascio con un’ultima questione, non meno spinosa di altre che abbiamo trattato. Riguarda il volley mercato e nello specifico il medical joker. Ci risulta che le società lo chiedano a gran voce da tempo. La Federazione sin ora non ha voluto ascoltarle. Sarebbe il caso di farlo.
“Il medical joker ormai ce l’hanno tutti i paesi, Francia, Polonia, persino la Romania. Sarebbe indispensabile avere la possibilità di sostituire un giocatore che si è infortunato seriamente e gravemente anche, se non soprattutto, ora che si giocano i playoff. Cosa che invece non ci è permessa, a scapito della competitività e dello spettacolo. Si tratta anche di preservare l’investimento dei club”.
Intervista di Giuliano Bindoni
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