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VNL femminile, Italia-USA 0-3. Nessun dramma, nelle sperimentazioni si impara anche così

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L’Italia sperimentale di queste prime settimane di VNL incappa nella sua seconda sconfitta. Se contro un Brasile al completo, privo solo di Gabi, le Azzurre avevano ceduto alla fine per un solo pallone al tie-break, contro gli Stati Uniti sono apparse invece sempre in difficoltà, mai in controllo, incassando alla fine un severo ma giusto 0-3 (25-27, 20-25, 16-25).

Ci sta di perdere, ma per il Velasco-pensiero non ci sta forse di perdere così male e l’Italia vista oggi ha perso male perché non ha mai dato l’impressione di lottare, di reagire, di provare a ribaltare una situazione complicata. Questo di sicuro non sarà piaciuto al ct, e le avvisaglie erano arrivate già dal match precedente contro la Serbia.

Il fatto che oggi con la testa le Azzurre fossero poco presenti è dimostrato soprattutto dalla scarsa e inusuale reattività agli stimoli di Velasco, soprattutto nella gestione del muro-difesa, grande nota dolente di questa sfida, oltre a un attacco poco lucido nelle scelte e nelle letture (39% di squadra con il 19% di efficienza).

Inutile comunque fare drammi, regalare titoloni catastrofistici, giudizi pesanti e affrettati. Bisogna difendere le scelte che Julio Velasco ha deciso di portare avanti quest’estate, ovvero concedere più riposo a giocatrici titolari che non si prendevano mezza vacanza dall’età della preadolescenza e scovare nuovi talenti, nuove armi da aggiungere all’arsenale azzurro. Questa sperimentazione porterà a promozioni e bocciature, è inevitabile, poi con il gruppo al completo si spera di suonare tutt’altra musica. Ma non sarà scontato neanche quello, perché a chi ora sta fuori dovrà essere concesso il tempo di tornare in ritmo.

Difficoltà che Velasco ha messo in conto e che di sicuro saprà come gestire. L’obiettivo sono gli Europei, ci arriveremo per gradi, anche prendendo qualche schiaffo in pieno volto come oggi contro gli Stati Uniti.

ANTROPOVA NON PARTE TITOLARE
C’è una novità di peso nello starting seven di Julio Velasco che per questo match decide di non partire con Antropova titolare inserendo al suo posto Omoruyi a fare reparto con Nervini. Per il resto tutte confermate, a partire dalla diagonale principale Cambi-Obossa, dalla coppia centrale Fahr-Nwakalor e ovviamente quel fenomeno assoluto che risponde al nome di Eleonora Fersino nel ruolo di libero che anche oggi chiuderà con l’84% di ricezione positiva e il 64% di perfetta.

PRIMO SET DA TIRA E MOLLA
Il match, come era preventivabile, si dimostra impegnativo per le Azzurre che si ritrovano subito a dover inseguire. Quasi sempre sotto di tre punti, l’Italia pareggia ai 12 salvo poi subire un altro parziale lungo che la ricaccia indietro sul -4 (12-16). Velasco allora prova a cambiare qualcosa e parte proprio dalla diagonale principale. Con Scola e Adigwe in campo, e grazie anche a tanti muri vincenti, ci rimettiamo di nuovo in scia agli Stati Uniti e li riprendiamo ai 22 costringendo Sullivan al timeout. Il primo set-point, sempre grazie a un monster block, lo conquista l’Italia (24-23), ma c’è ancora da lottare. Gli USA ribaltano la situazione (24-25), Velasco chiama timeout e, con molta calma questa volta, invita le sue attaccanti di palla alta a usare il braccione e non il braccino. Il braccione, però, lo usa meglio l’opposta Samedy e il set finisce 25-27.

SECONDO SET A DUE FACCE
Molto più equilibrata la prima parte del set successivo, con le squadre che si rispondono punto su punto fino agli 11 e l’Italia che poi strappa il break con un grande attacco di Omoruyi (13-11). A incidere a muro, però, sono anche le americane che hanno davvero due centrali di tutto rispetto come O’Neal e McCage: nuova parità ai 15. C’è da riportare l’ago della bilancia dalla nostra parte e allora Velasco ne cambia tre, dentro Scola, Adigwe e Antropova. Scelta che non paga perché gli Usa vanno avanti di due (16-18), merito anche delle ricezioni perfette di Banks, e poi anche di quattro (18-22). Altro timeout di Velasco: “Noi non è che facciamo male a muro, noi sbagliamo in attacco perché non facciamo le stesse palle loro” riferendosi a come le americane stanno giocando meglio con il mani-out. Soffriamo ora anche in ricezione regalando free-ball su free-ball e il set scappa definitivamente via (20-25).

VELASCO LE PROVA TUTTE
Dopo aver confermato la stessa formazione in avvio dei primi due set, questa volta Velasco cambia partendo con Cambi-Adigwe, Omoruyi-Giovannini in banda, Meli-Fahr al centro, Fersino libero. Anche così l’Italia continua a subire: 2-7 e Giovannini torna immediatamente in panca per Nervini. Sotto 5-11 Velasco ferma ancora il gioco: “A muro costringiamole a tirare la parallela. Se ci fanno punto anche così brave loro, ci danno tre a zero e torniamo a casa. Ma non è possibile che loro attacchino sempre in diagonale e noi non le tocchiamo mai. Altra cosa, quando attacchiamo noi e loro murano, dobbiamo rigiocare anche quelle palle difficili”. Nell’azione successiva eseguiamo alla lettera, Fersino tiene alla grande l’attacco in parallela di Samedy, in attacco ‘appoggiamo’ e non chiudiamo, loro contrattaccano in diagonale con Wank e le Azzurre restano a guardare. Sotto 8-14, l’Italia prova a reagire piazzando un parziale di 5 a 2. Poco dopo, grazie a una Meli scatenata, l’Italia si porta anche sul -2 (15-17), salvo poi scivolare ancora indietro (16-22). Velasco tira dentro Moro in seconda linea e addirittura Antropova da opposta, ma l’Italia non segna più. Finisce 16-25.

Domenica altro giro sulle montagne russe, alle 14.00 sfida al Giappone.

TABELLINO
ITALIA – USA 0-3
(25-27; 20-25; 16-25)
ITALIA: Cambi 2, Omoruyi 9, Nwakalor 3, Obossa 4, Nervini 7, Fahr 8, Fersino (L), Antropova, Giovannini 1, Adigwe 12, Meli 4, Scola 1. N.E.: Manfredini. Velasco.
USA: Skinner 4, McCage 8, Samedy 11, Kubik-Banks 11, O’Neal 9, Ka’aha’aina – Torres 1, Rodriguez (L), Thompson 6, Hanckok, Hentz, Wank 9, Eggleston. N.E.: Ogbogu, Rettke, Poulter. Sullivan.
Arbitri: Carla Hoorweg (AUS) e Agnieszka Michlic (POL)
Durata: 29’, 22’, 21’
Italia: a 4, bs 4, m 6, et 19.
USA: a 2, bs 5, m 8, et 14.

Di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)

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