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Stefano Mengozzi: “Perugia è un tutt’uno, difficile distinguere titolari e riserve”

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Di Roberto Zucca

A vedere l’immagine festosa di Stefano Mengozzi con la Coppa Italia tra le mani, viene subito in mente un giocatore entusiasta, innamorato della pallavolo, come non si vedeva da anni. Il trofeo conquistato con la Sir Safety Conad Perugia, per il 36enne centrale, arriva in un momento molto particolare della carriera, quando la curva delle vittorie, e non dell’apprendimento, che è stato sempre crescente e costante, è tornata a salire verso l’alto:

La gioia, è vero, era palpabile. È stato un trofeo importante. Per me, perché arriva dopo anni in cui ho fatto più fatica a centrare obiettivi così prestigiosi, e per la società e il gruppo, perché è un gruppo che si merita tutto“.

Foto Lega Pallavolo Serie A

Perugia è un dream team, come non se ne vedevano da tempo?

È un gruppo fantastico in cui, devo dire, all’inizio nutrivo la perplessità che tutto potesse filare così bene. Guardavo il roster e in realtà vedevo una squadra in cui avrei fatto fatica a distinguere un titolare da una riserva“.

E come è andata?

Molto bene, da subito. Lo spogliatoio c’è, esiste. Gli allenamenti hanno un livello altissimo, e vedere affrontarsi due squadre durante la settimana in palestra, fa rendere conto del valore degli elementi che ci sono sia in un campo che nell’altro. Avere Travica, Ter Horst, Plotnytskyi come compagni di squadra dà l’idea del fatto che a Perugia la dicitura A e B abbia poco significato. È un tutt’uno di grandi professionisti“.

Foto Sir Safety Perugia

Mengozzi chi rappresenta in questo gruppo?

Sono venuto qui per essere un po’ il gregario e fare sì che durante la settimana il livello degli allenamenti per chi gioca la domenica si mantenesse alto. In realtà ho avuto molte più occasioni di quelle che avrei mai immaginato. E questo mi rende felice“.

Mi racconti la città, i tifosi, gli amici.

Una città molto diversa da Ravenna, per esempio. È tutto un sali e scendi, e per arrivare a casa è sempre una salita e una discesa lunghissima (ride, n.d.r.). È una città in cui la pallavolo è davvero sentita e in cui si percepisce l’amore dei tifosi verso la Sir. Umanamente, riprendendo ciò che dicevo prima, posso dirle ad esempio che ho trovato un grande uomo e un grande professionista in Roberto Russo. Mi spiace aver visto ciò che ha passato fisicamente, lo capisco. So come ci si sente in quelle circostanze. Tra di noi c’è sempre stato un rispetto e un sostegno reciproco, come secondo me dovrebbe essere in generale nel nostro mestiere“.

Nei suoi occhi rivedo l’innamoramento per lo sport.

Ci sono stati anni belli, non posso sminuire ad esempio il primo anno a Vibo o, parlando di gruppi, quello di Ravenna. Però qui, lo ammetto, c’è una concatenazione di tutto. E gli occhi trasmettono forse la felicità di un bel momento a livello pallavolistico“.

Foto Lega Pallavolo Serie A

Il suo contratto scade quest’anno?

Sì. Ovviamente spero di poter continuare a raccontarle questa vita e questi momenti pallavolistici da una posizione come quella di Perugia. Per ora non ci penso. So che a fine stagione tornerò a casa, a Santerno, perché quest’anno ci sono stato poco e ho bisogno di ricongiungermi con gli affetti e col mare“.

Lei mi disse anni fa quanto lavorasse in chiave azzurra. Mi dica se a 36 anni si vuole regalare un secondo tempo azzurro.

Ho lavorato per anni pensando al fatto che, se magari avessi fatto buone gare per molte domeniche, quella chiamata sarebbe arrivata. E puntualmente, in alcune annate, dalla mancata chiamata sono rimasto deluso. Ho un’età per cui si deve lavorare bene a prescindere, senza sperare in null’altro“.

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