Sora torna finalmente a casa. Ha vinto la pallavolo!

DATA PUBBLICAZIONE
TEMPO DI LETTURA
più di 5 minuti
SHARE
SHARE
TEMPO DI LETTURA
più di 5 minuti

Di Stefano Benzi

Sora torna a casa: indipendentemente dai risultati e dalle analisi che ci lasciamo alle spalle da questa ottava giornata registriamo una notizia positiva che riguarda la Biosì Indexa, squadra che al momento si trova all’ultimo posto in classifica con un solo punto. Superando non poche difficoltà e investendo parecchi soldi propri, la società è riuscita a rimediare alle problematiche dell’impianto di casa che non era in grado di ospitare un numero di spettatori sufficienti e che aveva diverse altre manchevolezze secondo gli standard pretesi dalla Superlega. Sora dunque torna al PalaPolsinelli. La squadra laziale, così come BCC Castellana Grotte che gioca ancora al PalaFlorio di Bari, era stata costretta a farsi ospitare al Palasport di Frosinone: una minitrasferta da quaranta chilometri, nulla di trascendentale ma certamente non la migliore condizione possibile per fidelizzare il pubblico.

La notizia l’ha data ai giornalisti Gino Giannetti, patron della Argos Volley annunciando che quella contro  Verona sarebbe stata l’ultima partita a Frosinone: “Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità e adesso chiediamo che ci venga resa giustizia e che la prossima partita in casa si possa giocare nel nostro impianto”.  L’ultima parola spetta alla Lega perché comunque il PalaPolsinelli rimane al di sotto del numero di spettatori previste dal regolamento di Lega.

Quello delle problematiche dei palasport italiani è una storia vecchia come il mondo: impianti pubblici, quasi sempre di proprietà comunale, che nella migliore delle ipotesi vengono concessi in gestione per un periodo medio lungo, dai 10 ai 35 anni, alle società sportive che le occupano. Non si tratta di una cessione ma di un utilizzo esclusivo: le società possono usarlo per le squadre giovanili, subaffittarlo per le necessità di terzi (concerti, meeting, fiere, concorsi, spettacoli) e in questo modo incassare. L’esempio forse più virtuoso in Italia è quello di Monza: ci sono voluti anni perché il palazzetto dello sport riuscisse a ospitare qualche manifestazione di rilievo… Progettato nel 1997 e ultimato nel 2001 rimase quasi abbandonato per diverse stagioni, poi fu impiegato a singhiozzo: il mondiale di hockey su pista (la struttura dell’arena era nata proprio per l’hockey e il pattinaggio vista la storia di Monza in queste discipline), qualche esibizione, tre o quattro concerti e infine l’ultima generazione della Gabeca di pallavolo. Il Vero Volley lo prese in consegna intorno al 2011, un gesto di grande coraggio: ci sono voluti anni per rimettere a posto il tetto dal quale pioveva, il fondo, per mettere in sicurezza tutto l’impianto e renderlo fruibile sette giorni su sette, sedici ore al giorno. Oggi Vero Volley ha una concessione sull’impianto valida fino al 2037: con un tetto sulla testa si può davvero cominciare a pensare al futuro, ai programmi, a un domani a lunga scadenza. È qualcosa di straordinario vedere i ragazzini del minivolley che si allenano sul campo a fianco delle prime squadre: un esempio, un punto di riferimento ma anche una passione che si trasmette. Una casa sempre aperta e affollata.

Avere una casa, proprio come nella vita anche nello sport, è la prima condizione necessaria per crescere: e questo non può succedere se i Comuni ragionano erroneamente. Così come non possono crearsi le condizioni di una crescita sostanziale se la squadra non rende la propria casa bella, funzionale ed elegante: palestre, locali tecnici, magazzini, sale per i massaggi e i pesi, sale riunioni e uffici. Persino un piccolo magazzino/laboratorio per i tifosi, che possano incontrarsi, creare striscioni e coreografie conservando il proprio materiale. Non stiamo parlando di fantascienza ma di normalità.

La Legavolley, creando la Superlega, ha chiesto il minimo sindacale: aree di servizio e di sicurezza, misure di rispetto tra campo e pubblico o addetti ai lavori, riscaldamento, un’illuminazione di almeno 500 lux, oltre ad area stampa e wi-fi. Siamo onesti… è davvero il minimo indispensabile. Per quanto riguarda i posti a sedere devono essere almeno 600 in A2 e 3000 in A1. Conosco palestre di high-school americane o college inglesi che hanno caratteristiche di gran lunga superiori.

Tocca al Comune garantire queste condizioni? Certo, tocca alla proprietà mettere il proprio immobile in linea con quelle che sono le richieste del mercato: raramente ci riesce. Alle società tocca invece mettere mano al portafoglio, se vogliono avere la licenza per giocare il campionato e se non vogliono fare brutta figura. Una recente statistica europea mette l’Italia al penultimo posto in Europa per la ricettività dei propri impianti sportivi di base… siamo di gran lunga dietro Spagna, Grecia e persino Albania. Non bene.

Ma alla fine ci si accontenta: Sora non avrà un palasport in grado di competere con gli impianti europei, in Italia non ce l’ha quasi nessuno, ma se non altro avrà il suo pubblico ad animare la scena e a sostenere la squadra. Perché non c’è niente di più triste di un club nomade che gioca lontano da casa e di una gradinata semideserta.

ARGOMENTI CORRELATI

CONDIVIDI SUI SOCIAL

Facebook

ULTIMI

ARTICOLI