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Nazionali Azzurre, giudizi rimandati a dopo gli Europei. Ma qualche considerazione va fatta

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Giornata di sosta in VNL maschile, per chi ancora la gioca. Giornata di rientro a casa per l’Italia di De Giorgi, eliminata ai quarti. La settimana prima era andata un po’ meglio alle donne, a casa con un bronzo dopo due ori consecutivi, o se preferite tre nelle ultime quattro edizioni. Messo agli atti che si è trattato del primo torneo non vinto sotto la gestione Velasco, in generale da questa Volleyball Nations League era giusto non pretendere nulla di più, né dai ragazzi né dalle ragazze, dopo anni di ripetuta gloria.

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Per restare lì su, ai vertici, era necessario fermarsi un attimo, sciogliere i muscoli, prendere la rincorsa e ripartire. Entrambi i ct ne erano ben consapevoli. Entrambi i ct hanno concesso riposi lunghi a tanti e tante. Entrambi i ct hanno accolto e valutato facce nuove, forze fresche, talenti futuribili. O azzurrabili, come piace dire a noi. Era giusto farlo, e farlo adesso, quest’anno, sfruttando proprio la VNL. Un torneo lungo due mesi che finalmente qualcuno, come l’Italia, sta giocando per sperimentare, allenare, ruotare più giocatori.

Partiamo da una considerazione proprio su questo torneo. A chi ci legge magari non suonerà nuovo, ma va ribadito. Pensiero nostro, questa VNL dura troppo: due mesi sono un mini campionato, non un torneo. Pensiero nostro, quattro partite in cinque giorni per tre settimane, anche se alternate, rappresentano un rischio di infortunio troppo alto per i giocatori. Pensiero nostro, in anni in cui si sta tirando troppo la corda sulla pelle dei club, accorciare e riformulare questo torneo sarebbe l’unica, e più sensata, soluzione per allungare i campionati nazionali.

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Chiusa questa parentesi, riapriamo quella relativa alle nostre nazionali. Prima considerazione: capitan Simone Giannelli che si concede ai microfoni dopo il secondo mondiale vinto a petto in fuori e mani sui fianchi, maglia di Lavia in bella vista, occhi lucidi e voce rotta dalla felicità e dalla commozione è cosa buona e giusta. Una bellissima, non bella, pagina di sport che resterà nella memoria di tutti noi. La faccia, però, del capitano, mettiamocela anche quando c’è da spiegare una sconfitta e una eliminazione. Il tutorial lo si trova facilmente su YouTube, canale ufficiale della FIPAV, cercare Anna Danesi dopo Italia-Brasile 2-3.

Seconda considerazione sempre legata alla maschile: è sempre pallavolo questa che vediamo o la dobbiamo chiamare tiro al piccione? Al netto del fatto che con gli ace di Romanò e Bottolo ci abbiamo vinto l’ultimo mondiale, i puristi del gioco continuano a porsela questa domanda. In una dimensione livellata verso l’alto, con tante squadre che ormai si equivalgono o si differenziano solo per minimi dettagli, il fondamentale del servizio sta diventando troppo, troppo, influente. Se la battuta entra, si vince con chiunque. Se la battuta non entra, si perde con chiunque. Ormai è una regola matematica. Sia chiaro, non c’è vergogna in questo, basta solo essere chiari e decidere se è questa la pallavolo maschile che vogliamo oppure no.

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Ad ogni modo, se questo è lo scenario, raccontarsi l’eliminazione dell’Italia “perché Michieletto non c’era”, o peggio ancora “perché Keita Santo Subito” ha poco senso. Se a saltare è la ricezione, e se a battere non si batte come gli avversari (14 ace a 5, non dimentichiamolo, senza contare tutte quelle palle che ace non sono state, ma male hanno fatto lo stesso) dire chi c’era e chi non c’era è solo una perdita poco utile di fiato, così come giocare con o senza Michieletto e Keita non avrebbe cambiato nulla in una giornata storta che può capitare a chiunque. E quante ce ne sono già capitate in passato.

Keita, poi, non sarà azzurro prima del 2027, mentre Michieletto… pure. Nel senso che, a quanto ci risulta, sarà praticamente impossibile vederlo a questi Europei. Ci auguriamo di cuore di essere smentiti.

Certo fa un po’ specie leggere le formazioni titolari di Italia e Stati Uniti aggiungendo un semplice dato, e poi accettare che, come sostiene qualcuno, in questo momento loro siano più forti di noi. Come direbbe il Mago di Segrate (Diego Abatantuono in Grand Hotel Excelsior, mitico film del 1982), la cosa ci lascia un po’ stupiti e un po’ perplessi…
ITALIA: Giannelli (29 anni), Romanò (29 anni), Lavia (26 anni), Bottolo (26 anni), Sanguinetti (26 anni), Mati (19 anni), Balaso (30 anni).
USA: Christenson (33 anni), Hanes (28 anni), Anderson (39 anni), Champlin (24 anni), Averill (34 anni), McHenry (25 anni), Shoji (36 anni).

26 anni di media i primi, 31 anni di media i secondi. Magari non significa niente, ma continuiamo a non riuscire a dire se siamo più stupiti o più perplessi.

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Capitolo Nazionale femminile. Gira e rigira, prova e riprova, alla fine Velasco è tornato al punto di partenza. Qualche anno fa, ormai, all’inizio del suo mandato, avevamo definito il problema dell’attacco da posto 4 come l’elefante nella stanza che nessuno voleva vedere. Antropova schiacciatrice non è stata provata solo per non lasciare in panchina una tra lei ed Egonu, ma anche nella speranza di trovare/costruire una banda che all’occorrenza potesse anche metterne 30 a referto. Si sarebbe anche potuto continuare nella sperimentazione, ma evidentemente sono emersi dei limiti non trascurabili. Convocare Kate da schiacciatrice avrebbe lasciato a casa Giovannini forse (ma poi chi avrebbe ricevuto?) o forse Omoruyi (ma poi chi avrebbe dato il cambio in attacco?), e questo, tanto nel primo quanto nel secondo caso, sarebbe diventato un problema di equilibrio tattico. Morale della favola, ci teniamo strette, se non strettissime, Sylla, Nervini, Giovannini e Omoruyi e al resto ci penserà Julio.

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Ora, però, il cambio di rotta sembra aver portato anche a un cambio di gerarchie: Antropova opposta titolare, Egonu opposta di riserva. Perché la prima è oggi più forte della seconda? Perché la seconda in questa VNL non era al top della condizione? Perché, perché… vai a sapere perché. La scelta di Velasco comunque è stata chiara e netta, salvo ripensamenti. Il nostro ct è infatti persona decisa, ma è anche persona lucida e cinica, che sa cambiare, tornare indietro, ripensarci, perché quello che va bene oggi non è detto che vada bene domani. E su quello che fa bene o fa male alla squadra Julio non guarda in faccia a nessuno. Agli Europei sarà comunque tutto più chiaro.

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Ma come ci arriveranno le nostre due nazionali ai campionati Europei? Crediamo bene. Gli uomini perché sanno fare quadrato, isolarsi, lavorare sui dettagli che non hanno convinto. Soprattutto, sanno trasformare un inciampo in uno scatto. Le donne perché nelle prossime settimane si guarderanno negli occhi e torneranno in campo con quello stomaco brontolone tipico di chi ha una fame da abbuffata. Entrambi i gruppi avranno come sempre gli occhi di tutti puntati addosso e avversari che non aspetteranno altro che prendersi il loro scalpo. Cose a cui questi azzurri e queste azzurre sono ormai abituati. Su come gestire le critiche, invece, ci sono ancora ampi margini di crescita. Come si suol dire.

Di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)

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