Quello del palleggiatore è il ruolo più determinante nel volley: un unico giocatore che incide sul gioco, soprattutto nella fase di side-out, anche più del playmaker nel basket o del regista nel calcio. Nella sua storia, Allianz Powervolley Milano ha potuto contare su mani e teste tra le migliori della pallavolo mondiale, da Riccardo Sbertoli a Paolo Porro, fino a Fernando Kreling nell’ultima stagione. Ebbene, anche nella nuova era con coach Guillermo Falasca in panchina e Robertlandy Simon al centro, il presidente Lucio Fusaro e il direttore generale Fabio Lini hanno affidato la regia a due professionisti eccellenti: Santiago Orduna è il primo, un giocatore che ha scritto pagine importanti della SuperLega nell’ultimo ventennio (guarda QUI il nostro tabellone di volley mercato SuperLega).
Nato a Buenos Aires il 31 agosto 1983, Santiago Orduna è un palleggiatore argentino naturalizzato italiano. Figlio dell’allenatore Guillermo Orduna, ha iniziato la sua carriera in Argentina prima di trasferirsi in Spagna e poi in Italia, dove è diventato uno dei registi più apprezzati della SuperLega. Nel suo lungo percorso ha vestito le maglie, tra le altre, di Padova, Modena, Ravenna, Monza, Vibo Valentia, Acicastello e Lube Civitanova, conquistando trofei nazionali e internazionali. Nelle ultime due stagioni alla Lube ha aggiunto alla sua bacheca una Coppa Italia e due finali scudetto, confermandosi tra i leader anche all’interno dello spogliatoio. Ecco le sue prime parole da giocatore di Allianz Milano.
Per Santi Orduna si apre l’ennesimo capitolo di una carriera straordinaria che l’ha visto giocare dal nord al sud Italia, sempre da protagonista, spesso da vincente o finalista. È quanto accaduto nelle due ultime stagioni con la maglia di Civitanova, con la quale ha conquistato le Finali Scudetto. Terminata l’avventura con la Lube, inizia ora quella con Milano: “Finalmente riesco a indossare la maglia di Allianz Milano. Vedo solo cose positive in questa società e questo mi ha convinto ad accettare, dopo che anche in passato ci siamo parlati più volte. Adesso ce l’abbiamo fatta. Ho sempre ammirato Powervolley come società. Il presidente Lucio Fusaro e il direttore generale Fabio Lini riescono ogni stagione ad allestire squadre molto competitive. Ho avuto la possibilità di apprezzarlo da avversario fino a ieri e adesso sono felice di entrare a far parte della famiglia Allianz Milano, con l’obiettivo di fare molto bene in SuperLega. Aggiungo che giocare insieme a Simon era qualcosa che mi mancava in carriera. Avrei voluto succedesse anche prima, ma va benissimo così, in una grande piazza e in una grande città come Milano. Giocare all’Allianz Cloud è qualcosa di unico per qualsiasi giocatore. Poi c’è anche l’aspetto familiare da non sottovalutare: mi avvicino a mio figlio e sarò contento di portarlo al palazzetto per ogni partita“.
Il ruolo di Orduna non si limita a quello di coordinare il gioco della sua squadra: il palleggiatore si è ritagliato negli ultimi anni anche quello di guida per i giovani giocatori. Lo si può vedere a Civitanova, dove la sua esperienza e il suo contributo sono stati fondamentali. “Ah, ma io mi sento ancora un giovanotto…“, scherza Orduna, “Fa piacere essere riconosciuto come una guida per altri giocatori. Ho un carattere molto aperto e tutti sanno che possono parlare con me di qualsiasi cosa, sempre allo stesso livello. Se poi posso trasmettere qualcosa in più grazie alla mia esperienza ne sono felice. A me piace la competizione, credo di essere nato per stare in campo. Negli ultimi due anni alla Lube ho aggiunto qualcosa in più al mio bagaglio: la capacità di gestire certe emozioni e vivere le partite in modo diverso, facendomi trovare pronto a entrare e dare tutto quando serve. È importante, anche per chi ha sempre giocato tanto, imparare qualcosa da ogni esperienza, perché non esiste una situazione di squadra uguale a un’altra“.
Con il nuovo allenatore di Milano, Falasca, condivide le radici argentine. Orduna parla di una possibile sintonia dentro e fuori dal campo per la stagione d’esordio: “Non sono mai stato allenato da Guillermo, ma abbiamo avuto spesso modo di parlare. Recentemente ho sentito amici che sono stati suoi giocatori e tutti mi hanno dato ottime referenze. Siamo sicuramente già in sintonia e cercheremo di trasmettere tutta la nostra energia positiva al gruppo“. Si ripresenteranno, poi, i derby contro la Vero Volley, ma questa volta dalla parte opposta della rete: “Con la maglia di Monza era sempre una partita molto sentita. Se torno indietro negli anni credo che il bilancio sia abbastanza in equilibrio tra vittorie e sconfitte. È bello giocare in un palazzetto pieno, vivere lo spettacolo dentro lo spettacolo, e i derby sono sempre speciali anche sugli spalti. Capitava spesso di trovare dall’altra parte della rete veri amici, persone che frequentavi anche fuori dal campo. Con Sbertoli e soprattutto con Nimir, ad esempio, c’era un rapporto speciale. Ma anche questo diventava uno stimolo in più per dare il massimo“.
Infine, un ricordo della carriera particolarmente sentito: “La prossima sarà la mia diciannovesima stagione in Italia, quindi è davvero difficile scegliere un solo momento. Ho giocato tante finali e ho avuto la fortuna di vincerne più di quante ne abbia perse. Però, se devo pensare a un trofeo che sento particolarmente mio, direi la Challenge Cup vinta con Ravenna in casa dell’Olympiakos, davanti a 15mila tifosi greci. Avevamo una squadra con tanti giovani allenata da Fabio Soli. Io arrivavo dall’esperienza di Modena e non so quanti avrebbero scommesso su di noi. Quella coppa la sento davvero mia per quanto abbiamo lottato per raggiungere quell’obiettivo“.
(Fonte comunicato stampa)