Mauro Berruto porta il caso Despaigne alla Camera dei Deputati: “Vile e spregevole ingiustizia”

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Yoel Despaigne, cubano con passaporto italiano, uno dei giocatori di pallavolo più forti della storia, è stato protagonista di una vicenda tanto ignobile quanto surreale. Lo scorso 17 ottobre avrebbe dovuto partecipare all’Induzione nella International Volleyball Hall of Fame (IVHF) per la Classe del 2026 (la 40ª edizione), ma si è visto negare il visto dall’Ambasciata americana a Roma. Bloccato, cioè, dalla stessa nazione che lo aveva invitato e che lo voleva premiare. Ma purtroppo non si tratta di una barzelletta, bensì di un fatto realmente accaduto che l’onorevole Mauro Berruto ha portato all’attenzione della Camera dei Deputati.

Il testo integrale dell’intervento di Mauro Berruto alla Camera dei Deputati.
Forse qualcuno ricorderà uno dei primi successi della pallavolo italiana, il mondiale vinto dalla nazionale maschile in Brasile nel 1990. Una partita difficilissima vinta in finale della nazionale di Velasco contro Cuba. Servirono nove match point per vincere quella medaglia d’oro perché gli otto match point precedenti consecutivi li annullò tutti da solo uno straordinario atleta cubano, Yoel Despaigne. Detto El Diablo.

El Diablo Yoel Despigne è una vera e propria leggenda della pallavolo mondiale, tanto leggendario che poche settimane fa il suo nome è stato introdotto nella Hall of Fame della Pallavolo a Holyoke nel Massachusetts e il comitato organizzatore lo ha invitato naturalmente alla cerimonia ufficiale negli Stati Uniti. Bene, anzi no, malissimo perché nonostante Despigne è stato invitato da un organismo americano, le autorità consolari statunitensi a Roma gli hanno negato il visto per partecipare a una cerimonia che premia una vita regalata allo sport che ha scritto pagine indelebili nella storia della pallavolo planetaria.

Non ho sbagliato, hanno negato quel visto le autorità consolari americane a Roma perché Joel El Diablo, che chi conosce sa essere l’uomo più buono del mondo, vive in Italia dal 1999, ha trovato qui la sua casa, ha allenato in Italia, lavoro in Italia, ha trovato l’amore in Italia e oltre al passaporto cubano ha quello italiano. Insomma, con grande affetto e orgoglio oggi è un cittadino italiano. La vicenda di Despigne rivela il volto vero del bloqueo, il sistema di strangolamento economico commerciale e finanziario che da decenni strangola Cuba e che Donald Trump ha ferocemente inasprito e che estende i suoi effetti oltre ai confini geografici dell’isola e arriva a limitare la circolazione anche di cultura, scienze e sport.

Negare l’accesso negli Stati Uniti a un atleta premiato dagli Stati Uniti in quanto leggenda della pallavolo, oltre a essere un corto circuito, una forma di ritorsione ideologica che viola i principi fondamentali della carta olimpica del diritto internazionale perché Despaigne non è solo un cittadino cubano, è italiano, è un patrimonio della pallavolo mondiale. Gli effetti del bloqueo l’hanno visto le colleghe della delegazione del PD che sono state recentemente in missione a Cuba e che ringrazio, hanno visto quella volontà persecutoria che ha obiettivo di soffocare giorno per giorno silenziosamente Cuba la sua storia, al suo popolo e abbiamo anche depositato una mozione contro questa vera e propria arma che Trump sta usando.

Chiederò personalmente che la Federazione Italiana Pallavolo possa consegnare a Joel Despaigne qui a Roma il riconoscimento del suo ingresso nella Hall of Fame. Ma oltre a questo abbiamo presentato un’interrogazione al Ministero degli Esteri quello dello sport, che spesso ci fanno lezioni di diplomazia dello sport, perché questa piccola storia ignobile caduta sotto il loro naso ci racconta come sia in atto da parte di Donald Trump la volontà feroce di impedire qualsiasi futuro di Cuba e annientare la sua legge, la sua gente, la sua storia, i suoi valori culturali e sportivi.

Chiudo rivolgendomi proprio, per rompere questo silenzio, agli sportivi italiani tutti e vi chiedo di farvi portavoce sulle vostre piattaforme dello sdegno per questa vile e spregevole ingiustizia.

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