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L’ultimo ruggito della tigre Virginia Berasi: “Una salvezza meravigliosa”

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Di Redazione

Protagonista per qualità e spirito, Virginia Berasi ha guidato la Megabox Ondulati Del Savio Vallefoglia verso un’alba raggiante, dopo una prima parte di annata cupa e pericolosa ai fini della classifica. La 28enne palleggiatrice trentina, indirizzata dal sapiente lavoro di Fabio Bonafede, ha preso le redini della squadra in seguito all’infortunio di Francesca Scola, dimostrandosi in grado di gestire i momenti più delicati della stagione e consacrandosi, alla prima esperienza in Serie A1, come una delle rivelazioni del campionato. Poi a fine anno, a sorpresa, ha annunciato di voler lasciare il volley giocato. E così la “tigre di Bleggio” è riuscita a chiudere il cerchio della sua carriera.

Foto Megabox Volley

Per iniziare, ci racconta chi è Virginia Berasi e cosa rappresenta per lei la pallavolo?

Sono una donna che arriva dalle montagne trentine, e ama la natura e la semplicità. La pallavolo è la mia compagna di vita e penso che lo sarà per sempre: quando gioco con la palla ritorno bambina“.

Da dove nasce il suo soprannome “tigre di Bleggio”? La descrive bene dentro e fuori dal campo?

Questo soprannome è stato coniato dalla telecronista di Talmassons, durante la mia esperienza in Serie B2. Mi chiamava così perché quando andavo al servizio vedeva il mio sguardo trasformarsi e il fuoco dentro ai miei occhi. Così, è nato prima ‘occhi da tigre’ e poi ‘tigre di Bleggio’. Penso che mi descriva bene come giocatrice, perché sono molto competitiva e sempre concentrata sulla palla e sulle avversarie. Quindi, sono totalmente focalizzata sul campo e non mi accorgo di quello che succede fuori. Invece non mi descrive tanto come persona, perché sono più solare, tranquilla, spensierata e ogni tanto anche un po’ svampita. Forse, però, mi trasformo in una tigre quando credo di aver ragione e sostengo le mie idee“.

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Quali sono state le tappe principali del suo percorso pallavolistico? E cosa ha imparato in ciascuna di essa?

Le tappe principali della mia carriera sono state quattro, a partire da quella nella mia prima società: il Castel Stenico. Eravamo in Serie C e Fabio Bonafede notò il mio carattere, la mia grinta, la mia tenacia e le mie qualità in campo. Da lì è partita la mia scalata. Infatti, il coach mi volle al suo seguito e ho giocato nella sua squadra per tre stagioni, per poi ritrovarlo più tardi a Vallefoglia. Ricordo con piacere anche la mia esperienza a Talmassons, in particolare l’annata in Serie B2 in cui portammo a casa campionato e Coppa Italia. Era la prima volta fuori di casa ed è andata davvero bene. La terza tappa fondamentale è quella di Trento, perché alla prima esperienza in Serie A2 vinsi la Coppa Italia. E, infine, direi questa stagione a Vallefoglia: mi sono fatta valere all’esordio in A1 e ho dimostrato di potercela fare anche a questo livello. In ogni esperienza sono cresciuta adattandomi sia alla categoria sia al tipo di gioco: ad ogni step sono migliorata in tutto“.

“La Serie A1 sarà per entrambi un premio ed un compimento di tutti quei sacrifici che può capire solo chi li ha fatti”: lo aveva dichiarato Fabio Bonafede, al suo arrivo a Vallefoglia. Quanto è stata importante la gavetta nella sua carriera?

La gavetta è stata il motore della mia carriera. Per quanto mi riguarda, non sarei mai arrivata a giocare in Serie A se prima non avessi fatto i gradini più bassi. Una volta fatti tutti gli step, sono arrivata in A1 con la giusta dose di esperienza alle spalle. E ovviamente il duro lavoro, il carattere, la grinta e la capacità di adattamento sono state fondamentali per sostenere l’ultimo livello“.

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Cosa ha pensato quando si è ritrovata titolare nel corso della stagione in seguito all’infortunio di Francesca Scola?

Ho pensato: ‘Oh cavolo’. E poi: ‘Ce la posso fare!’. Insomma, è stato complicato emotivamente, ma in passato mi era già capitato di prendere le redini di una squadra dopo l’infortunio della palleggiatrice titolare, anche con ottimi risultati. Quindi, la situazione non era così nuova, a differenza della categoria e delle compagne. La squadra ha attraversato un momento molto difficile all’inizio. Poi, per fortuna, è stata ingaggiata Alanko e il suo arrivo mi ha tolto un grande peso in termini di responsabilità: mi ha alleggerito la mente e nel frattempo tutta la squadra iniziava ad ingranare. Alla fine, posso dire di avercela fatta. Come pensavo“.

È calato il sipario su una stagione che ha visto due versioni della Megabox. Una che ha pagato lo scotto di essere neopromossa, l’altra che ha fatto buoni risultati e raggiunto l’obiettivo salvezza. Le va di spiegare quest’annata?

Abbiamo faticato molto a trovarci, compattarci e amalgamarci. Avevamo le individualità, ma non c’erano le giuste connessioni. È passato tanto tempo prima che riuscissimo a sistemarle, così siamo diventate davvero squadra solo a febbraio. E i risultati si sono visti. In realtà, anche nei primi mesi della stagione lavoravamo bene in allenamento. Ma in partita emergevano le nostre insicurezze. Perciò, considerando le diverse vicissitudini e i momenti di sconforto, raggiungere l’obiettivo salvezza è stato qualcosa di meraviglioso: sono molto orgogliosa della mia squadra“.

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Vallefoglia, oltre a raggiungere il suo obiettivo, ha valorizzato tutte le individualità: ha avvertito questa sensazione? In quali aspetti pensa di essere migliorata maggiormente?

Sì e no. Forse, verso la fine del campionato, tutte le atlete sono riuscite ad esaltare le proprie caratteristiche e qualità. Prima, invece, solo poche di noi erano messe in risalto dal gioco. Per quanto mi riguarda, ho fatto uno step in più a livello mentale: pensavo che la testa fosse la mia parte più solida e forte, ma quest’anno sono dovuta crescere ulteriormente in questo aspetto“.

Quanto c’è di Virginia Berasi nella sua crescita in questa stagione e quanto è da attribuire al sistema di gioco?

La crescita della squadra è da attribuire a tutti i componenti. Come detto, in allenamento riuscivamo a lavorare bene. Tuttavia, in partita mancava quel quid per fare risultato… E nello spogliatoio dicevamo: ‘Uff, manca quel pezzetto di non so cosa per voltare pagina e risollevarci’. È arrivato nel corso della stagione con il lavoro, la costanza, maggiore comunicazione e grande voglia di mostrarci al livello delle altre“.

Quali sono i suoi sogni nel cassetto per il futuro?

Sono una sognatrice, ma con i piedi per terra. Mi piace fare un passo alla volta. Per ora, sogno di stare bene nel posto in cui andrò a vivere“.

foto Megabox Vallefoglia

Abbiamo notato che non ha profili social. Come mai?

Non ho nessun social perché sto bene così. E quando dimentico il cellulare da qualche parte sto ancora meglio… Reputo ingannevole la comunicazione dei social, così come le sensazioni che ti fanno provare. Quindi, cerco di evitarli“.

Un’ultima curiosità: cosa le piace fare nel tempo libero?

Nel tempo libero mi piace passeggiare immersa nella natura e godermi il sole. Amo anche andare sui roller: mi dà un senso di libertà, così come andare sugli sci. A periodi alterni, leggo romanzi e appena posso vado a trovare i miei cari e trascorro momenti spensierati insieme a loro. In generale, passo il tempo vagando con la mente… Sono molto brava in questo!“.

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