AVS Volley Bolzano

Luca Spagnuolo: “Con l’Avs è stato un anno molto duro con tante difficoltà”

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Di Redazione

Ha iniziato a fare sport giocando a basket passando poi alla pallavolo perchè considerato lo sport di famiglia. Il padre non solo giocava ma ha fatto anche parte della Federazione di cui a Bolzano è stato vicepresidente. Oggi il volley è la grande passione di Luca Spagnuolo.

Il 22enne palleggiatore bolzanino che ha disputato questa stagione in serie A3 con l’AVS Mosca Bruno è stato intervistato dall’Alto Adige al quale ha raccontato come sta vivendo questa quarantena, ha fatto un sunto della stagione parlando anche del suo futuro.

Luca, come sta passando questo momento di emergenza sanitaria? Con un po di difficoltà, visto che sono abituato a stare sempre in palestra, tra allenamenti e partite. Cerco comunque di allenarmi e coltivare le mie passioni”.

La vostra stagione è stata abbastanza complicata, nonostante le premesse a inizio campionato fossero buone. Cosa non ha funzionato? “È stato un anno molto duro e abbiamo dovuto fare i conti con realtà molto preparate. L’inizio è stato positivo, ma purtroppo il nostro cammino è stato zoppicante e abbiamo trovato parecchie difficoltà lungo la strada, anche a fare gruppo”.

La sospensione definitiva dei campionati ha generato diverse polemiche. Lei cosa ne pensa?Ovviamente questo blocco ha danneggiato il movimento pallavolistico, come tutto lo sport, ma reputo che sia stato giusto chiudere i campionati. Non si può rischiare, perché la salute va messa davanti a tutto”.

Il futuro potrebbe essere lontano da Bolzano? Bolzano è casa mia, ma non voglio avere la presunzione di avere un posto in squadra solo per questo motivo e la società ovviamente farà le sue scelte”.

Qual è il suo obiettivo netta pallavolo?Puntare sempre in alto e creare una mentalità vincente. Poi, come per ogni giocatore, l’ambizione è arrivare in serie A”.

C’è una persona che è stata determinante sinora nella sua carriera? “Ce ne sono veramente tante. Forse chi mi ha aiutato più di tutti è stato mio padre, che – masticando pallavolo – ha saputo darmi sempre consigli importanti. Ricordo sempre i viaggi di ritorno da Trento, quando giocavo nelle giovanili dell’Itas e le lunghe chiacchierate sul volley. Poi Gavotto, che è stato il mio capitano ed è stato fondamentale per me. Mi ha fatto vivere il campo”.

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