Kana Oyama, dal campo alla tv con un format che è un successo: Gu Tachi

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Di Redazione

…ma funzionerebbe da noi? E la prima domanda che ci facciamo dopo avere visto le immagini di quanto stiamo per raccontarvi. Ma partiamo dalla base, e dunque dalla protagonista di questa notizia.

Kana Oyama, una delle più popolari e rappresentative giocatrici giapponesi, non ha mai lasciato  definitivamente il volley. Aveva 19 anni quando si presentò ai Mondiali del 2003, in coppia con Megumi Kurihara: i nipponici, che amano molto queste trademark move un po’ da fiction e da manga, le ribattezzarono “MegKana”, come se fosse una delle armi segrete Goldrake.

Una vita molto piena quella di Kana anche se la sua carriera è stata costellata da infortuni a tratti drammatici: legamenti del ginocchio destro, una tendinopatia al rotuleo del ginocchio sinistro e un lancinante mal di schiena dovuta a una stenosi spinale lombare che la costrinse anche a un delicato intervento chirurgico. Acuta, intellgente, donna di grande cultura personale, nel giugno 2010, Oyama decise di ritirarsi definitivamente dal volley giocato a nemmeno 26 anni: il mal di schiena non le dava tregua.

Diventa immediatamente commentatrice di FujiTV e  della Tokyo Broadcasting Systems (TBS). E poi tanti camp con bimbi in tutto il Giappone, una infaticabile attività di promozione per il volley che l’ha sempre vista protagonista quando prendeva di peso i genitori, e li costringeva a giocare a volley con i loro figli. Un’immagine che piacque molto ai dirigenti della V-League giapponese e che è diventato un format: “Gu Tachi”.

Gu Tachi, poi internazionalizzato in Gu Touch, in lingua giapponese è il salvataggio del volley più improvvisato, quello con le nocche. Al programma hanno partecipato molti atleti in attività e autentiche leggende dello sport fino a farlo diventare un programma di culto della tv nipponica. Il programma poi si è evoluto: è diventato un vero e proprio reality per talenti giovanissimi soprattutto in ambito sportivo. Ci sono ragazzini che diventano acrobati e giocolieri, ma anche tennisti, golfisti, nuotatori, bimbi prodigio del free climbing, dello snowboard e della BMX. Tutto pur di promuovere lo sport.

Foto: Fuji TV

A febbraio Kana ha iniziato la sua quinta stagione di “Gu Tachi” come allenatrice di volley. I team di pallavolo della trasmissione sono sempre tra i più numerosi. Qualche consiglio garbato, alcune semplici lezioni di tattica utili a tutti, il programma è uno straordinario format – spesso improntato al reality conle immagini delle famiglie dei ragazzi che partecipano – che promuove la vita attiva. Si imparano fondamentali, tattiche di gioco, azioni e schemi. Ma soprattutto a stare assieme.

Con lei la sorella Miki Oyama, alzatrice molto raffinata e precisa. Le due sorelle Oyama sono un simbolo… “Restituiamo alla pallavolo quel senso di appartenenza e di gioco che ci ha legato e insegnato a stare insieme come sorelle, compagne di squadra e membri dello spogliatoio insieme ad altre atlete. Il talento è una cosa che non si può insegnare ma in questo sport – dice Kana – la voglia di emulare il tuo modello migliore spesso prevale. Vincono la dedizione, il lavoro, l’impegno. Noi cerchiamo solo di dare ai ragazzi qualche consiglio e la gioia di giocare insieme ai loro idoli per vivere un’esperienza che possa restare loro per tutta la vita e che li faccia continuare a giocare con i loro genitori ed amici. Il gioco è e deve essere alla base di tutto, non la competizione”. Questo testo è tratto da una splendida intervista che Kana ha rilasciato all’Asahi Shinbun e che andrebbe diffuso in molte scuole di volley in tutto il mondo.

Intanto si parla di rendere Gu Tachi un format internazionale: l’FIVB sarebbe interessata a produrne altre versioni in altre lingue. Potrebbe essere una splendida idea anche per l’Italia. Sperando che chi dovrà pagarne i costi non guardi i dati d’ascolto dei programmi di maggior successo del nostro paese e non cambi idea.

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