Il 7 giugno 1987 nasceva a Bologna la Lega Pallavolo Serie A maschile, fondata all’epoca dalle 23 società che disputavano i campionati di A1 e A2. Presidente nel primo decennio fu l’avvocato e deputato Carlo Fracanzani, soprannominato il Conte Rosso. Fino al 1993 presidente tra l’altro anche della Lega Pallavolo Serie A femminile, più ‘vecchia’ della maschile di un solo giorno essendo stata fondata il 6 giugno 1987, ma in questo caso a Modena. A lui sono succeduti due volte Bruno Da Re (1997-2000 e 2002-2004), Giorgio Varacca (2000-2002), Diego Mosna in tre mandati differenti (2004-2009, 2010-2014, 2019-2020) oltre a Claudio Sciurpa (2009-2010), Albino Massaccesi (2014-2016) e Paola De Micheli (2016-2018). Dal 2020 il presidente è invece Massimo Righi, il cui mandato, per stagioni consecutive, è tra i più longevi della storia del Consorzio.
Un mandato iniziato con una situazione complicata e sfidante da gestire perché si era in pieno COVID, e portato poi avanti con autorevolezza tanto da riportare la Superlega ad essere definita da molti l’NBA del volley. Una competizione anche interna con il movimento femminile che nell’ultimo decennio è letteralmente esploso. Con Righi parleremo anche di questo, ma non solo, perché oggi le sfide per la Lega sono anche il calendario internazionale, la sostenibilità dei club, i rapporti con la Federazione così come il futuro, da affrontare forse con nuove figure dirigenziali.

Sul finire degli anni ’90 la pallavolo maschile la faceva da padrona. Oggi la femminile non è da meno.
“La cosa bella della nostra pallavolo oggi sono i risultati che stiamo ottenendo tutti, tanto con i club quanto con le nazionali. Dobbiamo esserne orgogliosi”.
Eppure la pallavolo non riesce a sfondare come forse meriterebbe.
“Forse perché è uno sport di squadra. Anzi, perché è lo sport più di squadra tra gli sport di squadra. Difficile che emerga un singolo giocatore. In Italia abbiamo avuto l’epoca di Alberto Tomba, quella di Valentino Rossi, oggi di Jannik Sinner, poi succede che quando questi grandissimi atleti smettono cala l’interesse anche per il loro sport. Nonostante questo abbiamo avuto la Generazione dei Fenomeni, e in quegli anni tutti cercavano Lucchetta e ancor di più Velasco. Oggi per la pallavolo femminile ci sono ancora Velasco e poi Paola Egonu. A noi del maschile in questo momento manca un personaggio che buchi lo schermo”.
E infatti poi ci ritroviamo a parlare di “Paola Egonu… e gli altri tedofori”.
“Sì, beh, quella situazione è stata abbastanza singolare – ride, ndr -. Una gaffe così grossa che non si poteva far altro che riderci sù. I cronisti di Eurosport i giocatori e le giocatrici li hanno nominati tutti, tanto per dire. Credo che nel mondo, chi ama la pallavolo, sappia molto bene chi sia Simone Giannelli”.
Resta il fatto che, al netto di queste grandi e continue vittorie, per leggere di pallavolo nel 2026 bisogna ancora sfogliare i giornali al contrario. Anche quando una squadra come Perugia vince la Champions per due anni di fila, oltre al mondiale e allo scudetto.
“In Italia il calcio resta una religione, anche in questi anni di delusioni e qualificazioni mancate. Non possiamo farci nulla. Noi abbiamo ottimi rapporti con le grandi testate e come pallavolo maschile godiamo comunque di una buona visibilità e attenzione. Non credo ci sia da scandalizzarsi nel leggere i quotidiani sportivi al contrario. Se sono appassionato di spettacolo e sfoglio un quotidiano lo so già che in testa troverò politica e cronaca e lo spettacolo in coda. Funziona così”.
Presidente quest’anno si è parlato molto degli infortuni. C’è una correlazione diretta con il numero di partite giocate o si è trattato solo di una stagione più sfortunata di altre?
“Per capirlo siamo andati a guardare quanto si giocava negli anni in cui la Superlega era a 16 squadre rispetto a queste ultime stagioni. Di fatto il numero di partite, a livello di club, è lo stesso perché prima la regular season era più lunga ma le serie di playoff più corte e in più, col cambio palla, le partite duravano anche di più. Anche i match nelle competizioni europee sono pressoché gli stessi, così come il confronto tra la vecchia World League e l’attuale VNL e tra le altre competizioni delle nazionali. Dunque il problema non sarebbe questo. Di infortuni da stress se ne sono registrati anche in passato, solo che forse se ne parlava meno perché una volta non c’erano internet e i social”.
Ciò nonostante quest’anno tanti giocatori e giocatrici hanno sollevato questo tema.
“Ci sono persone che fanno lavori molto più stancanti e logoranti. Qui stiamo parlando di sportivi, gente che ha il privilegio di fare sport ad alto livello. Questo è stato sicuramente un anno più sfortunato rispetto ad altri riguardo agli infortuni, ma se poi guardiamo bene quello più grave è capitato a Recine che non fa parte di quel gruppo di giocatori che giocano tutta la stagione senza fermarsi mai”.
È pur vero che qualcuno che gioca senza fermarsi mai c’è. Una soluzione andrebbe comunque trovata.
“La soluzione dovrebbe essere quella di dare un periodo di riposo più lungo tra la fine della stagione con i club e l’inizio di quella con le nazionali, cosa che oggi non avviene. La soluzione che avete proposto di rivedere il format della VNL, diminuendone la durata, potrebbe essere un’idea interessante”.
Al di là degli infortuni, quando si parla di calendari a decidere è sempre la Federazione Internazionale a vantaggio delle nazionali e a scapito dei club.
“La pallavolo, purtroppo, in questo è diversa da altri sport di squadra. Nel calcio, nell’hockey, nel basket, nel baseball, nel cricket comandano i club. Negli Stati Uniti si pensa all’NBA, non alla nazionale. In India il campionato di cricket ha un peso ancora maggiore rispetto anche alla stessa NBA di basket. Per la pallavolo il problema è che le Leghe non hanno lo stesso peso politico delle Federazioni ed è per questo che ad esempio sono anni che noi stringiamo accordi con altri Paesi, ultimo quello col Giappone, per condividere know-how e spingere la crescita di altri campionati in Europa e nel mondo”.
Qualcosa cambierà dopo Los Angeles 2028?
“Purtroppo c’è il rischio che la situazione sia addirittura peggiore. A breve inizieranno le riunioni per parlare della programmazione 2029-2032 e il grande tema saranno i Mondiali ogni due anni, da disputarsi per di più tra novembre e dicembre. Un enorme problema per i campionati di club. Tra la durata del torneo, il ritiro per la preparazione e la settimana post torneo di riposo da concedere ai giocatori, la sosta potrebbe durare di fatto due mesi. Una soluzione potrebbe essere quella di giocare la VNL d’inverno invece del Mondiale, perché la VNL consentirebbe almeno di ruotare più giocatori, come avviene già ora se pensiamo a chi viene convocato per le prime week e chi per le fasi finali. Ma senza guardare troppo oltre, basta pensare a quello che succederà nell’estate 2028 dove si giocheranno VNL, Europei e Olimpiadi. Una cosa assurda”.
Insomma, campionati corti e presto interrotti, poca visibilità e giocatori stipendiati comunque dalle sole società. Francamente un po’ ‘too much’, non crede?
“Infatti se le nazionali dovranno giocare d’inverno, quello che chiederemo alla FIVB sarà di pagare gli stipendi dei giocatori in quei due mesi”.
Non sarebbe il caso di destinare anche ai club, non solo alle Federazioni, una fetta della (enorme) torta di profitti che ogni anno entrano nelle casse della Federazione Internazionale?
“Sì, sarebbe giusto farlo. Così come stiamo chiedendo da tempo che le società di betting riconoscano ai club oggetto di scommesse l’1% o il 2% delle giocate”.
Se invece queste richieste venissero respinte, sarebbe lecito pensare a contestazioni plateali, se non proprio a un boicottaggio?
“Boicottaggio è un termine abbastanza forte, mi auguro che non si arrivi a tanto, ma forme di contestazione plateali potrebbero esserci”.
Curiosità legata alle entrate dei club: posso chiederle indicativamente a quanto ammontano i premi che la Lega elargisce alle società di Superlega in base ai risultati ottenuti?
“Si va da un minimo di 90mila a un massimo di circa 300mila euro”.
Cambiando argomento, come possiamo definire il rapporto tra la Lega maschile e la Federazione?
“Direi ottimo. Si cerca sempre il confronto costruttivo e il dialogo. Ad esempio la Federazione adesso ha risolto il problema legato alle assicurazioni dei giocatori. Ci si può chiedere perché non sia stato fatto prima del ‘patatrac’ di Lavia, ma alla fine è stato posto rimedio. È capitato alle volte di pensarla diversamente su alcune questioni, ma credo sia anche normale non essere sempre d’accordo su tutto. Ad esempio sul tema del vincolo sportivo la nostra è una posizione di contrasto perché riteniamo che la durata di un anno non aiuti il settore giovanile. Abbiamo chiesto l’estensione almeno a due anni, il Ministro Abodi vorrebbe portarla addirittura a tre”.
Considerando che i club pagano le tasse gara, e una parte di queste tasse riguarda gli arbitri, si potrebbe quasi affermare che i club investano in qualche modo anche nel settore arbitrale. Lei come lo giudica in questo momento?
“Gli arbitri italiani sono tra i migliori al mondo. Sento spesso parlare del tema della formazione, ma credo personalmente che formare un arbitro sia tra le cose più complicate che ci possano essere. Ciò detto, i nostri arbitri, a differenza di molti arbitri stranieri, pensate a un colombiano tanto per fare un esempio, in Italia dirigono gare di altissimo livello, e non parlo solo della Superlega ma anche della A2 e della A3. Anche lo stesso campionato di Serie B in Italia si gioca a un livello superiore che in altri Paesi, e questo è sicuramente formativo”.
Righi sarà sempre lei il presidente della Lega maschile nel prossimo futuro?
“Il mio mandato scade a luglio 2027. Internamente alla Lega ho sollevato il tema se debba continuare io a ricoprire questa carica o se sia il caso di iniziare a pensare a una figura esterna, che abbia anche un peso in politica. Il mio pensiero è che in questo momento la Lega avrebbe bisogno di una figura esterna di questo tipo”.
Lei è tesserato presidente?
“Come mai mi fa questa domanda?”
Immagino avrà letto della querelle tra Lega Femminile e Federazione sul cambio di Statuto. Qual è il suo pensiero a riguardo?
“Credo che sia corretto che un presidente di Lega sia tesserato al pari di un giocatore, di un allenatore o di un dirigente di club perché è corretto che anche il Presidente di Lega, se sbaglia, venga giudicato dalla giustizia sportiva. Non vedo quale sia il problema in questo senso. Io sono tesserato da tanti anni per una società di prima divisione di Bologna, femminile tra l’altro. Discutere su questa questione lo ritengo un atteggiamento miope e anche una perdita di tempo, che potrebbe essere occupato diversamente”.
Quindi nessun conflitto di interesse se un presidente di Lega è anche tesserato FIPAV.
“Ma un presidente di Lega non deve mica tesserarsi con Perugia o Modena, tanto per dire. Si potrebbe tranquillamente costituire una società ‘Lega pallavolo’ spendendo poche centinaia di euro, iscriverla in prima divisione, tesserare tutti i dirigenti della Lega e si è risalta la questione. Se per altri questo è un problema, per me non lo è”.
Intervista di Giuliano Bindoni
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