Elezioni LVF: Cozzoli e Beduschi, come si arriva alla loro candidatura? Ecco i programmi

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A fine settembre si chiuderanno vent’anni con Mauro Fabris alla guida della Lega Volley Femminile (LVF), un percorso che ha portato la pallavolo italiana femminile dall’essere “la cenerentola del movimento a diventarne, forse, la regina“. Vent’anni consecutivi, articolati in 8 mandati da presidente, che lasciano un’eredità pesante e significativa a chi gli succederà.

Sono due, infatti, i candidati in corsa per la prossima presidenza della Lega Volley Femminile, Massimo Beduschi e Vito Cozzoli, che nelle elezioni del 29 settembre si presentano per il posto che, appunto, è stato di Fabris, ora presidente di Spike Media.

Per la Lega Volley è un passo strategico importante che, soprattutto, segnerà la direzione verso il futuro della pallavolo. Ma come si è arrivati a queste candidature?

La prima, quella di Beduschi, è stata portata allo scoperto appena prima dell’ultima Consulta della LVF ad agosto, direttamente proposto da alcune società, tra cui Conegliano, Scandicci, Novara e anche Firenze (che con il suo presidente Elio Sità, tra l’altro, veste il doppio abito di club nella Serie A del volley e di vicepresidente della Federazione Italiana Pallavolo) in seguito a un incontro con Giancarlo Giorgetti, ministro dell’Economia e delle Finanze nel Governo Meloni e dirigente di primo piano della Lega, quella in politica (e nel passato già ministro dello Sport, anche se non sempre vicino alle posizioni dei vertici della pallavolo).

Massimo Beduschi è di La Spezia e oggi è Italy Chairman & Chief Executive Officer di WPP Media e Italy Chairman di WPP. Alla guida del gruppo dal 2012, è tra i manager che hanno contribuito all’evoluzione del mercato media e advertising in Italia. Laureato in Economia all’Università di Genova, nel 2000 approda nel Gruppo WPP per, poi, essere nominato CFO di GroupM (oggi WPP Media) nel 2004. Dalla fine del 2012 guida WPP Media in Italia e ha accompagnato il gruppo attraverso trasformazioni, processi di integrazione, rebranding e scelte di posizionamento, consolidando il ruolo della media company come partner per brand e istituzioni. È, inoltre, consigliere di Auditel e di Audicom.

Tra i punti cardine delle sue proposte ci sono, oltre ad aspetti più di governance della Lega e nell’ottica dello sviluppo dei club, delle loro relazioni e di un più stretto collegamento tra le diverse categorie della Serie A del volley femminile, anche l’attenzione per un contenimento dei costi del movimento, in particolare per le voci di spesa relative a giocatrici, tecnici, procuratori e per le intermediazioni. Sempre sul piano economico e fiscale si punterebbe a una serie di iniziative politiche che vanno dall’introduzione di una “flat tax” alla revisione della riforma del lavoro, fino all’introduzione anche del credito d’imposta e altro, nell’ottica di una programmazione economica meno instabile che garantisca longevità ai club e al sistema.

Un passaggio interessante del suo programma, però, risulta anche il fatto di aver inserito tra i temi pure il futuro della Serie A3 con i suoi obiettivi, la struttura e le prospettive di una categoria che attualmente è di stampo federale e non rientra tra i campionati di responsabilità della LVF.

È lecito, quindi, porsi il dubbio se per questo lo stesso Beduschi potrebbe farsi carico anche della paventata riforma dei campionati proposta dalla Federazione che vedrebbe la Serie A1 passare a 12 squadre, l’A2 a 14 e la nuova Serie A3 diventare un’altra categoria della Lega Volley Femminile.

Restano, poi, da verificare anche alcuni altri aspetti della sua candidatura. Prima di tutto, per esempio, la reale possibilità da parte di Beduschi di poter ricoprire all’interno della LVF un ruolo da presidente (quasi) “a tempo pieno”, come è stato Fabris. Oggi più che mai la pallavolo ha bisogno di manager che si possano dedicare all’attività in maniera esclusiva, o quasi. Se lo merita il movimento, lo devono volere i club, è una necessità dello sport-business attuale.

Questo, senza scordare nel caso della sua elezione l’eventuale conflitto di interesse che si potrebbe innescare con le attività di Spike Media, dal momento in cui un dirigente di un’altra “compagnia dei media”, ma a tutti gli effetti per dirla così anche una possibile concorrente, si potrebbe sedere sulla poltrona del presidente della Lega Volley Femminile, ovviamente venendo a conoscenza nel dettaglio di tutta l’attività della stessa Spike Media (che, lo ricordiamo, è una società il cui capitale è detenuto per il 60% da LVF e per il 40% da Gameday Sports e il cui oggetto sociale è la gestione, la promozione, lo sviluppo e la commercializzazione, in ogni forma, dei diritti digitali, audiovisivi, multimediali, di betting, di gaming e commerciali delle competizioni del movimento pallavolistico femminile italiano, e di cui Fabris, come detto, è presidente).

Un conflitto di interessi che potrebbe diventare ancora più evidente e importante nel momento e nel caso in cui per lo stesso Beduschi dovesse esserci la possibilità di diventare nel futuro e allo stesso tempo presidente anche di Spike Media.

Un dubbio pratico, inoltre, può nascere anche intorno alle effettive tempistiche per lo sviluppo di possibili riforme e iniziative che, necessariamente, si dovranno appoggiare al mondo delle istituzioni per essere portate avanti, come le proposte sul piano fiscale. Con il Governo che si avvicina alla chiusura del suo mandato (nel 2027) e considerando che una nuova tornata elettorale, dopo, arriverà anche per il mondo dello sport, ci saranno davvero i tempi per realizzare le diverse “promesse” politiche del programma? Si sa, poi, che per quanto riguarda le iniziative che hanno bisogno di un lungo iter di approvazione da parte dei politici, la conoscenza dei meccanismi può anche essere più determinante dei rapporti esistenti.

Beduschi da questo punto di vista si avvicina al sistema sportivo senza, prima, averne fatto parte e senza una conoscenza diretta in particolare della pallavolo, delle sue categorie e del movimento.

Diversa, invece, è stata la strada che ha portato alla candidatura di Vito Cozzoli, avvocato e docente universitario originario di Bari e dal 2024 amministratore di Autostrade dello Stato. Cozzoli dal 2020 al 2023 è stato presidente e amministratore delegato di Sport e Salute, azienda pubblica che si occupa dello sviluppo dello sport in Italia, il cui azionista di riferimento unico è il Ministero dell’Economia e delle Finanze, mentre prima si era reso protagonista di un percorso nelle istituzioni passando da ruoli come quello di Capo di Gabinetto del Ministero dello Sviluppo Economico e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, oltre che, per più di vent’anni, come Consigliere parlamentare Capo Servizio e Capo dell’Avvocatura della Camera dei Deputati.

Quindi, quello di Cozzoli è un profilo abituato a muoversi nel contesto istituzionale e si presenta, anche grazie alla sua esperienza con Sport e Salute (al termine della quale ha scritto il libro “L’anima sociale e industriale dello sport”), come un attento conoscitore del mondo sportivo e della situazione delle società in Italia.

Cozzoli è stato indicato da un comitato di quattro “saggi” incaricato dalle consulte della Lega Volley Femminile della ricerca di un candidato unico per la presidenza che fosse in linea con le aspettative e con la necessaria disponibilità di tempo e operativa richieste da un ruolo di responsabilità come quello del presidente di LVF.

Il suo programma si basa su alcuni “pilastri” guidati dall’idea per cui la popolarità della pallavolo si deve trasformare in un valore economico e strutturale attraverso un piano da misurare con obiettivi definiti sugli aspetti dei ricavi, degli investimenti, della sostenibilità e dell’incremento del valore delle società, facendo della crescita del movimento una crescita concreta per i club e i loro investitori. Il principio è che oggi la pallavolo femminile è davanti a un’opportunità: trasformare una storia di successo sportivo in un prodotto di intrattenimento, media e business, capace di generare valore non solo attraverso i risultati sul campo.

Tra i punti “chiave” ci sono grande attenzione allo sviluppo della “fanbase” e del movimento territoriale della pallavolo, oltre che la valorizzazione dei grandi eventi, che generano ricavi, occupazione e costituiscono un elemento di crescita per territori e comunità.

Questo, senza dimenticare aspetti come l’attenzione per gli impianti e il mondo della scuola, degli enti di promozione sportiva e del “terzo settore”, la crescita dell’audience nazionale e internazionale e un’evoluzione commerciale in un’ottica di innovazione, non ultimo con la valorizzazione delle atlete come “ambassador”, con l’obiettivo di mettere la Lega Volley Femminile al servizio del movimento come un autentico “motore industriale”.

Per i club, portare la LVF e l’identità della Serie A con i suoi servizi al “centro” dell’attività di tutti con una logica di affiancamento alle società potrebbe essere una chiave di volta per mettere a disposizione del sistema una piattaforma nazionale oltre che professionalità, competenze e strumenti ai quali alcune realtà singolarmente non sarebbero sempre in grado di accedere.

Nel caso di una sua elezione, poi, Cozzoli, con le sue entrature politiche e la sua esperienza manageriale dovrà decisamente affrontare anche temi che stanno a cuore ai club, ma che non dipendono direttamente da loro, come il costo del lavoro e l’INPS, la fiscalità dei premi, il credito d’imposta e i calendari della FIVB.

Come in tutte le dinamiche, ovviamente, le tematiche in gioco sono davvero innumerevoli e le possibilità altrettanto. Non si può dimenticare, infatti, che alla fine nel conto delle elezioni un “nodo” significativo è il peso dei numeri: il voto della A1 vale il 60%, mentre quello della A2 il restante 40%. Per questo una intesa con una convergenza sul nome di un candidato da parte di più club, anche di categorie differenti, potrebbe risultare determinante.

Concludendo, non c’è nulla da nascondere né di nuovo sul fatto che da tempo anche la politica abbia voglia in qualche forma di entrare nel settore e prendere possesso dello sport. È oggetto di dibattito al riguardo già da diversi anni. E anche in questo caso, come spesso accade, l’elezione di un nuovo presidente, a maggior ragione in un contesto importante e di primo piano come quello della Lega Volley Femminile, ha mosso figure politiche, istituzioni ed enti federali. In particolare, la preferenza degli ultimi non è di certo nascosta, forse, anche nella speranza di poter esercitare in futuro e in qualche modo un potere e più controllo nei confronti della stessa LVF.

Di VolleyNews.it
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