Foto Olympiacos SFP

Dragan Travica: “Resterò all’Olympiacos. Felice di aver scelto la Grecia”

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Non è una questione di vittorie, o di essere un vincente. Perché le prime non gli sono mai mancate e il secondo aspetto è un qualcosa che ha sempre fatto parte del suo DNA. Ma è il come e il dove a fare la differenza. Dragan Travica, nell’Olympiacos Pireo targato Giuliani, vince non solo la Challenge Cup, ma anche lo scudetto greco, in un’annata storica sia per il club biancorosso che per il palleggiatore nostrano:

È stato uno scudetto bellissimo, vinto in una Gara 4 esterna, davanti a ottomila persone e ad una bolgia che poi è tipica della pallavolo greca. Sono state gare toste e noi siamo arrivati a questo appuntamento con la stanchezza tipica di chi ha fatto una lunga cavalcata, ma con la consapevolezza di dover fare ancora un piccolo passetto prima della fine e della festa“.

Dragan Travica Olympiacos Pireo Challenge Cup
Foto Instagram Dragan Travica

L’immagine che forse la racconta più di tutte è una foto sua di spalle alla camera, con la coppa alzata e la tribuna dei tifosi in estasi.

È stata una stagione di cui, in primis, avevo bisogno. Abbiamo festeggiato per due giorni con i compagni, e i tifosi. Qui i festeggiamenti prendono il nome di Bouzoukia, e si fanno in una specie di locale a metà tra una discoteca e un teatro, nel quale ci sono tante esibizioni dal vivo, e si fa festa sino all’alba. Le persone qui in Grecia vivono di sport, e soprattutto in queste occasioni ti fanno sentire ancora di più il calore“.

Si è ricreato un sodalizio, ovvero quello tra lei e Alberto Giuliani.

È stato bello ritrovare Alberto e tornare a vincere assieme. Il nostro rapporto nasce molti anni fa, in un contesto come quello di Macerata, nel quale abbiamo vinto nel 2012, ma abbiamo anche perso assieme nela stagione successiva. Ci siamo ritrovati qui, la mia stima nei suoi confronti è rimasta immutata e tra di noi si è creato un rapporto fatto non solo di palleggi e palla veloce, ma di confidenze e di emozioni condivise e di una fiducia che c’è sempre stata tra un allenatore e un capitano“.

Dragan Travica Olympiacos Pireo

Cosa vi siete detti la sera dello scudetto?

Ce l’abbiamo fatta di nuovo!“.

Con Pajenk, con cui aveva condiviso la vittoria alla Lube?

Ce l’abbiamo fatta di nuovo, anche se adesso siamo due vecchietti (ride, n.d.r.)”.

Insisto sugli incontri e i destini che si incrociano. Quest’anno ha ritrovato anche Jiri Kovar, dall’altra parte del campo.

Una partita, non scherzo, in cui sembrava di essere allo stadio. Fumogeni, migliaia di persone assiepate in ogni angolo del palazzetto. Ci siamo ritrovati e abbracciati nei tunnel del palazzetto a fine partita. Tra noi c’è sempre stato amicizia e affetto. Il bello è che, prima di chiedermi come stessi, mi ha chiesto se con mio figlio Milo riuscissi a dormire, perché lui, nei primi due anni di vita di suo figlio, non ha mai chiuso occhio per una notte inera. Si cambia anche in questo!“.

Dragan Travica Olympiacos Pireo
Foto CEV

Posso dire che ha trovato una sorta di America al Pireo?

Sì, stiamo molto bene con Giulia e Milo. Io sarò qui anche nella prossima stagione, e sono felice di aver scelto di nuovo la Grecia“.

Le chiedo se ha pensato di tornare in Italia.

Ci sono state delle conversazioni, ma ho preferito restare dove sono certo di avere un ruolo, una responsabilità ma anche una considerazione e un peso all’interno della squadra. Questa società mi ha dato tanto, è un luogo prestigioso, ed è organizzata benissimo. Non potevo dire di no a chi mi ha subito accolto con così tanta cura e premura. Ciò detto, ovviamente l’Italia, la mia famiglia, i miei amici mi mancano. Ma non è ancora il momento di tornare a casa a Padova. Quando mi renderò conto di dover tornare e magari di dover incominciare a disegnare nella mia testa un piano B, lo farò. Anzi, lo faremo“.

Cosa farà ora?

Ora ho solo voglia di riabbracciare mamma, papà che ha vinto in Tunisia, mia sorella, mio cognato e mia nipote. Un po’ di Croazia, poi un po’ di Padova con gli amici di sempre e si ripartirà dopo l’estate“.

di Roberto Zucca

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