Coach Factor: il nuovo progetto di François Salvagni

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Di A.G

Quello dell’allenatore è un lavoro affascinante, pieno di alti ma purtroppo anche di bassi. Il coach è un uomo solo al comando di uno staff, è sempre al centro dell’attenzione. È osservato e giudicato dai media, dai tifosi, dai suoi dirigenti e, in ultima analisi, dai risultati. Non ci sono mai orari: dopo le partite si dorme a fatica, mentre prima si è macerati dalla tensione e quando si perde occorre indossare la maschera ed affrontare i giornalisti. Fa parte delle regole del gioco. Preparare un match vuol dire passare ore e ore a guardare i video degli avversari e discutere con gli assistenti. Analizzare le performance della propria squadra significa che quando una partita finisce sul campo ne comincia un’altra davanti ad un computer. Un ottovolante di emozioni, soddisfazioni e rabbia, momenti di gioia e di delusione. Difficile la missione dell’allenatore, ma intrigante come “Coach Factor”, il progetto che ci ha presentato François Salvagni, tecnico bolognese con diverse esperienze sulle panchine di Serie A1 e A2 femminile.


Coach Factor è un progetto editoriale che sta lanciando insieme al collega Ciro Zoratti. In cosa consiste?
“Io e Ciro sentivamo l’esigenza di creare una piattaforma free nella quale si potesse parlare di pallavolo e confrontarsi su temi tecnici con altri allenatori. Guardando in Italia e all’estero ci siamo accorti che non c’era nulla di tutto ciò e i pochi progetti di questo tipo erano piccoli e a pagamento. Coach Factor è un sito per allenatori, fatto da allenatori”.

Com’è strutturato Coach Factor?
“La piattaforma si basa sul podcast. In Italia è una tecnologia non ancora molto conosciuta, ma in America è diventato uno degli strumenti di informazione più importanti. È un sistema unico perché permette ai nostri utenti di ascoltare in qualsiasi momento gli allenatori che intervistiamo. Coach Factor dà spazio a tutti, dai grandi tecnici ai giovani allenatori. I podcast sono organizzati nelle categorie seniores maschile, seniores femminile e giovanili”.

Quali sono le vostre aspettative?
“Abbiamo aspettative molto grandi. Con la nostra idea innovativa vogliamo dare l’opportunità ai coach di aggiornarsi quotidianamente ascoltando i migliori tecnici italiani al mondo. Spesso noi allenatori siamo i primi a criticare i dirigenti, le società, l’organizzazione e la logistica, ma dobbiamo capire anche l’importanza di una formazione continua”.

Qual è il ruolo dei social nel vostro progetto?
“I social sono qualcosa di straordinario perché danno a chiunque la possibilità di partecipare a Coach Factor ed interagire con i migliori allenatori proponendo delle domande”.


Ci può fare un’anticipazione sui tecnici che avete intervistato?
“Non posso anticipare tutte le interviste, ma dopo l’entusiasmante estate della Nazionale femminile non potevamo esimerci dall’iniziare con Davide Mazzanti. La sua è veramente un’intervista incredibile, dedicata interamente alla pallavolo: parleremo di metodi di allenamento, del progetto della Nazionale, delle difficoltà incontrate da Davide nella sua carriera. Sentire un allenatore di quel livello parlare dei suoi errori fa capire come tutti possono sbagliare e permette ad altri colleghi di togliersi dei dubbi dal punto di vista tecnico e tattico”.

Quanto può incidere l’allenatore sul successo o sulla sconfitta di una squadra?
“Coach Factor nasce proprio per rispondere a questa domanda, che abbiamo girato a tutti gli intervistati. Molti pensano che basta avere i campioni per vincere. Non so se sia vero, perché bisogna anche essere bravi a metterli nelle migliori condizioni. A volte, siamo proprio noi tecnici ad impedire agli atleti di esprimersi come potrebbero. Credo che nel mondo della pallavolo sia necessario iniziare a dare maggiore importanza alla figura dell’allenatore, che può dare il 15-20% in più ad una squadra oppure fare danni enormi inficiando un progetto”.

Oggi c’è più fretta di raggiungere risultati rispetto a qualche anno fa e anche nella pallavolo sta prendendo piede l’usanza calcistica dell’esonero a stagione in corso. Pensa che gli allenatori debbano essere maggiormente tutelati?
“In un’intervista l’allenatore di calcio Sinisa Mihajlovic rispose ad una domanda sul suo esonero dicendo che esistono due tipi di mister: quelli che sono stati esonerati e quelli che lo saranno. È un aspetto del nostro lavoro che va vissuto con grande serenità e fa parte del percorso di un tecnico. Nella pallavolo succede spesso di sbagliare la scelta dell’allenatore; perciò, c’è tanta responsabilità anche da parte dei direttori sportivi”.

La rescissione consensuale, che nel gennaio 2018 ha messo fine alla sua avventura sulla panchina di Cuneo in A2, è arrivata dopo un buon avvio di stagione: ha qualche rimpianto?

“Assolutamente no. Venni chiamato tardi per iniziare questo progetto, visto che la squadra era stata promossa dalla B1 a fine giugno. Mi fu chiesto di fare il possibile per allestire un buon roster a mercato praticamente chiuso e dal nulla eravamo riusciti ad essere primi in classifica alla fine del girone di andata. Credo che la formazione che avevamo costruito fosse davvero ottima.
Al primo momento di difficoltà prevalentemente per problemi fisici la Società non è stata in grado di gestirlo e non essendoci più le condizioni per lavorare in maniera costruttiva ho preferito andarmene”.

Ha ricevuto offerte per tornare ad allenare?
“In estate ho iniziato un bel progetto con Pesaro, che dopo la grande stagione dell’anno scorso voleva provare a consolidarsi e migliorarsi. Dopo aver firmato, abbiamo messo in piedi una squadra molto interessante. Poi la società ha deciso di non iscriversi al campionato e a luglio mi sono trovato senza squadra. Ora sono in attesa di una nuova avventura”.

Quale idea si è fatto sul campionato di Serie A1 femminile in corso?
“Sto guardando tante partite con grande entusiasmo ed interesse. Ci sono almeno quattro o cinque squadre che possono giocarsi lo Scudetto, come non accadeva dagli anni ’90. Rispetto ai campionati esteri, la Serie A1 italiana non solo può vantare un vertice di valore assoluto, ma in generale un livello tecnico elevato con quasi tutte le formazioni che giocano una grande pallavolo”.


Ha vissuto esperienze importanti anche all’estero. Secondo lei, perché gli allenatori italiani sono richiesti in tutto il mondo?
“Innanzitutto dobbiamo ringraziare i primi che, come Giovanni Guidetti, Lorenzo Micelli, Gianni Caprara, sono andati all’estero e hanno dato lustro alla figura del tecnico italiano nel mondo. Non credo che un allenatore di altri Paesi abbia meno capacità, ma è oggettivo che abbia meno opportunità di aggiornarsi e migliorarsi. In Italia c’è la possibilità di vedere come lavorano i migliori e perciò, partendo da una buona base, è molto più facile crescere stagione dopo stagione”.

Qual è lo stato di salute della pallavolo in Italia?
“Mai abbiamo avuto uno stato di salute migliore. I Mondiali vinti in successione dalle nostre Nazionali prejuniores e juniores, il progetto Club Italia, il grande numero di talenti che stiamo producendo fa sì che nel settore femminile, e in misura minore anche nel maschile, stiamo vedendo ottimi segnali di crescita”.

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