Alessandra Marzari: "Le straniere in serie A non sono il problema (e nemmeno la soluzione)"

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La Lega Pallavolo Femminile è aperta al dialogo, ma su temi “forti” come il numero delle straniere schierabili dai club di serie A1, il reclutamento e le politiche giovanili, non intende fare passi indietro rispetto a quello che è necessario. L’incertezza emersa dalle prese di posizione della Federazione ha permesso di fortificare il fronte comune tra i presidenti di Lega, ora più che mai convinti a pronunciare un fermo “no”, in nome dello spettacolo, del movimento ma anche per una coerenza di diritti già riconosciuti alla Lega maschile.

Valorizzare le giocatrici italiane è importante, sì, ma soltanto se questo avviene attraverso un’attenzione mirata verso il reclutamento e alzando il livello della formazione dei tecnici, con interventi strutturali e non imposizioni “ad hoc” portate senza una reale strategia a sostenerle. La prospettiva è di un “fronte comune” delle società della Lega, deciso e irremovibile in nome di diritti che trovano un legittimo riconoscimento nella bellezza del campionato Italiano, che è il risultato degli investimenti dei presidenti di serie A, e che mai come prima sono difesi da una solida unione di intenti. Una linea che si è ulteriormente fortificata dopo l’ultimo incontro con la Federazione.

Una convinzione, accompagnata da prospettive future che emergono con chiarezza dai pensieri del Vicepresidente di Lega e presidente del Consorzio Vero Volley, Alessandra Marzari. Parole che vanno nella direzione già tracciata di quelle pronunciate dal patron di Conegliano, Piero Garbellotto, a conferma di una chiara unione d’intenti.

Ritiene valida l’idea della Federazione di ridurre il numero delle straniere in campo?
“Pensare alla riduzione del numero delle straniere in campo come unica strategia per creare una Nazionale forte è una modalità riduttiva e del tutto inadeguata ad affrontare il problema. Siamo il primo sport femminile nazionale e dobbiamo affrontare in maniera consona i temi del reclutamento e della qualità dei nostri tecnici, fattori che assicurano un adeguato ricambio a tutti i livelli del nostro movimento. Come tutte le situazioni complesse, il tema dei risultati della Nazionale femminile non può essere risolto con una simile presa di posizione”.

Deve essere uno sforzo condiviso che inizia dai giovani?
“Certamente. Il reclutamento deve essere finalizzato all’aumento del numero dei tesserati e alla ricerca, ovviamente, dei talenti per il futuro della nostra pallavolo. L’impegno, poi, deve rivolgersi al miglioramento della qualità e delle competenze degli allenatori. Devono essere operazioni che hanno l’intento di perfezionare la proposta che c’è, con lo scopo di diminuire i dati di abbandono dell’attività che si registrano soprattutto nella categoria Under 12, dove in troppi lasciano la pallavolo. A seguire, dovremo essere capaci di confermare la nostra capacità di mantenere e far crescere gli atleti e i talenti che attraiamo. E’ necessaria una visione più ampia su questo tema, del quale la Federazione non ci permette neanche di discutere. Tutte le società della Lega, in maniera diretta con il proprio settore giovanile, come avviene per il Consorzio Volley, che conta 1600 atleti tesserati, oppure con realtà come Busto Arsizio e Bergamo, o in maniera indiretta attraverso partnership di grande qualità, si stanno impegnando per il reclutamento sui territori, ma serve un piano nazionale che preveda l’aiuto della Federazione a tutte le società di base. Il nostro interesse per la Nazionale e per il movimento giovanile è chiaro e sincero, dimostrato anche dall’organizzazione della prossima Girl League, che si disputerà a Monza dal 29 al 31 marzo”.

E’ importante aprire un dialogo anche per la Nazionale?
“La Lega Pallavolo Femminile è particolarmente interessata al bene della Nazionale, e questo è manifestato da tutti i presidenti di A1, ad ogni incontro, un fatto che ho ravveduto meno nella Lega maschile. Siamo tutti consapevoli dell’importanza fondamentale di queste tematiche, ma serve un’unione di intenti da parte della Federazione, che ancora non abbiamo visto. La Fipav non sta facendo nulla, in pratica, per farci capire quale sia la sua visione, quale sia il percorso tracciato, e rimangono ancora molte questioni praticamente non chiare”.

Come nel caso del Club Italia?
“La Lega ha sempre permesso al Club Italia di giocare in qualsiasi categoria, anche nella massima serie. Ma reputo sia improponibile, restringendo il numero delle atlete straniere, avere il Club Italia in A1. Una situazione che si porrebbe come più accettabile se il numero delle straniere in campo rimanesse fermo a 4. Anche l’allenatore della Nazionale, Davide Mazzanti, ha ribadito che l’alto tasso tecnico delle giocatrici straniere può solo giovare alle nostre ragazze. Credo sia opportuno in una buona gestione ascoltare anche il parere dei nostri tecnici. La Federazione Italiana Pallavolo si può fregiare del campionato più bello del mondo grazie all’impegno personale ed economico dei presidenti dei club di serie A. Le atlete italiane che meritano il loro spazio (ed è importante meritarselo), perché con il protezionismo non si va da nessuna parte, se lo sono sempre visto riconosciuto. E’ impensabile pensare di raggiungere gli straordinari risultati di Casalmaggiore e Conegliano in Champions con regole diverse”.

In questo momento sembra esserci un fronte compatto in Lega…
“Assolutamente, mai come ora! La totalità dei presidenti delle squadre di A1 si trova fermamente d’accordo, soprattutto a prendere insieme delle decisioni che in passato mai si pensava sarebbero potute essere necessarie. Una coesione che si è concretizzata anche con la lettera firmata da tutti i presidenti sulla rinuncia a disputare le prossime coppe europee se non verranno risolte le problematiche relative ai calendari delle gare. Se il Consiglio Federale deciderà nelle proprie sedute di prendere decisioni a riguardo del numero delle straniere sarà inevitabile il ricorso a tutte le vie legali a tutela dei nostri club”.

Ritiene ci sia un trattamento differente nei confronti della Lega maschile?
“Non capisco perché non vengano fatte considerazioni sulla riduzione degli atleti stranieri in campo già da quest’anno anche per quello che riguarda la Lega maschile, e lo dico da presidente di una squadra di SuperLega. Sarebbe scorretto assistere a delle disparità tra le due Leghe, che già ci sono tristemente in merito alla valorizzazione con la Rai dei diritti televisivi e alla visibilità sui media cartacei. La Lega maschile, inoltre, porta sulle sue spalle il recente fallimento del progetto della SuperLega, che trova spiegazione nell’incapacità di far rispettare le regole “non sportive” stabilite in partenza e nella tolleranza di comportamenti da “furbetti all’italiana” sulle regole dell’impiantistica, degli abbonamenti, delle visualizzazioni su Youtube e via dicendo”.

 C’è qualcosa che si augura?
“Spero in un tavolo di trattativa tra persone capaci, che abbiano esperienza sia nella pallavolo di base che in quella di alto livello, che approccino la questione con una nuova visione manageriale, senza preconcetti e con intelligenza”.

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