Diego Mosna indignato: "Non ci hanno ascoltato, è maleducazione istituzionale"

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Di Redazione

Il giorno dopo le dimissioni da presidente della Lega Pallavolo Serie A, l’indignazione di Diego Mosna non si è ancora placata. All’indomani del clamoroso atto di protesta, il numero uno (uscente) del consorzio dei club maschili spiega a L’Adige: “Era l’unica protesta forte che io e Mauro Fabris potevamo mettere in campo. E, sia chiaro, non è per il merito della decisione, visto che è prerogativa della Fipav fare queste scelte. È per la maleducazione istituzionale che ha dimostrato la Federazione non ascoltando nemmeno la nostra posizione. Non ci hanno nemmeno fatti sedere al tavolo. Evidentemente non mi ritengono all’altezza di essere ascoltato. E se non sono all’altezza è meglio che mi dimetta“.

Anche la chiusura anticipata dei campionati lascia comunque scontento Mosna, secondo cui sarebbe stato il caso di aspettare qualche giorno in più per la decisione. “Per loro – continua in riferimento alla Fipav – è più facile metterci su una pietra e ripensarci a settembre. Non avere i campionati, tornei estivi, la Nazionale a cui pensare è meno gravoso dal punto di vista delle preoccupazioni. Ma mi lasci dire una cosa: solo il settore pubblico può ragionare così, il privato non potrebbe mai farlo. E noi club siamo delle aziende vere proprie, con dipendenti, fatturato e un bilancio“.

Il presidente dell’Itas Trentino spiega così l’idea di continuare la stagione più avanti, magari a giugno: “Dava l’idea di una speranza. Pensi che fino a due giorni fa discutevo a Verona la possibilità di giocare i play off all’aperto all’Arena. Sa cosa avrebbe significato poterlo fare? La Rai ci avrebbe dato copertura integrale, gli sponsor avrebbero preso una boccata di ossigeno con la grande visibilità dell’evento e nessuno di loro avrebbe potuto lamentarsi. Invece, non giocando i playoff, dovremo dare noi mezzo milione di euro alla Rai“.

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