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Thomas Beretta e l’arte di essere capitano: “Il mio stile? Una grigliata… perché no?”

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Thomas Beretta è da tanti anni l’anima del Vero Volley, il capitano che ha guidato la formazione maschile di Monza e del Consorzio fino alle vette della finale scudetto e della Champions League. Un centrale che, dalla stagione 2015-2016 indossa ininterrottamente la divisa della squadra presieduta da Alessandra Marzari in SuperLega. Prima ancora, però, “Tommy” già tra il 2011 e il 2013 aveva difeso i colori di Monza in Serie A2, arrivando a vestire anche la maglia azzurra prima di un paio di esperienze “fuori di casa” tra Modena e Perugia.

Nel mezzo, anche la vittoria di una CEV Cup, nel 2022, e molto altro ancora fino al riconoscimento di miglior “wall” della Superlega che si è aggiudicato con i 44 muri-punto nelle 22 gare e i 77 set della scorsa stagione.

“Ho perso il conto, ormai, delle stagioni che ho giocato con il Consorzio – spiega sorridendo Thomas Beretta (i suoi campionati tra Monza e Milano sono 14 in totale, di cui 12, come si diceva sopra, consecutivi, Ndr) – con solo una piccola interruzione di un paio di anni soltanto per ‘sbirciare’ un po’ in giro anche quello che facevano gli altri“.

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Per Beretta, così, quello di mercoledì 7 ottobre è stato un giorno da vivere con un altro Vero Volley Day, l’evento in cui il Consorzio presenta la sua prima squadra maschile, ma sfila anche con tutte le formazioni giovanili, circa 60, oltre 700 atleti e 80 allenatori: “È un appuntamento importante anche e soprattutto per i più giovani, che in questa occasione possono vedere da vicino e ‘toccare con mano’ la bellezza del Consorzio Vero Volley. È un appuntamento incredibile e credibile, con tantissima gente al palazzetto e con le ragazze e i ragazzi del settore giovanile che possono entrare in contatto con chi gioca in Serie A, regalandosi un momento indimenticabile e difficilmente replicabile. Anche per me che l’ho sempre vissuto ‘dall’altra parte’, da quella dei grandi, vale la stessa cosa. È una bella sensazione, l’occasione per rendersi conto di quanto è grande il Consorzio, nei numeri e nei valori”.

Tanti anni con la stessa maglia, ma anche tante esperienze, ognuna diversa, con formazioni anche molto differenti tra loro. In questo essere il “capitano” è un fattore che si è fatto sempre più determinante nel tempo, pure per costruire intorno a te anche il gruppo, oltre che la squadra: “Sì, è vero. E, soprattutto, potrà diventare ancora più importante quest’anno, con la media di età della squadra che si è ancora abbassata. Anche se io, Jacopo e Nicola (Massari e Pesaresi, Ndr) contribuiamo a tenerla un po’ più alta! Gli altri ragazzi sono tutti veramente giovani e, quindi… sì, penso che mai come quest’anno possa essere importante il ruolo del capitano. In realtà, però, tutti noi giocatori un po’ più esperti dovremo dare una mano ai giovani molto talentuosi che abbiamo in squadra e che dovranno mettere in campo tutto quello che possono dare. Perché il potenziale c’è, assolutamente, e servirà trovare il modo di tirarlo fuori e imparare, soprattutto per quelli che ancora non l’hanno vissuta, come si sta in SuperLega“.

A un gruppo giovane, infatti, possono servire dei punti di riferimento, anche come esempi da seguire: “Certo. Perché, come dicevo, i nostri sono ragazzi talentuosi e avranno, mi auguro per loro, un futuro incredibile davanti. Però, anche se sei in SuperLega devi anche imparare tanto e sapere come starci, perché sportivamente è un mondo, per così dire, un po’ di ‘squali’! Devi saper gestire anche i momenti negativi, come i momenti positivi, e non è sempre semplice. A volte serve un po’ di esperienza. Tanti dei miei compagni hanno 18 anni o poco più, non è facile entrare direttamente in questo mondo e, quindi, dobbiamo fare attenzione e un bel lavoro tutti insieme per stare sul pezzo“.

In tante stagioni di pallavolo e qualche anno, se sono cambiati, ci sono differenze tra i giocatori che fanno, oggi, la SuperLega, rispetto a quelli che erano protagonisti prima? “È cambiato molto, in realtà. Innanzitutto perché, appunto, qualche anno fa entrare così presto in prima squadra, a questo livello, era molto difficile. Prima dei 21 o 22 anni arrivare a giocare in SuperLega, a parte per qualcuno super-talentuoso, era quasi impossibile! Per tante motivazioni diverse si è abbassata, sempre di più, l’età media delle squadre e, quindi, sono cambiati un po’ anche i giocatori con le loro caratteristiche. Si nota subito, anche nel ‘gruppo’, con i ‘vecchi’ che prima quando eri un giovane ti torchiavano pure un po’ di più. C’era molta pressione, fuori e dentro alla squadra. Adesso c’è un modo diverso di stare insieme, di lavorare e di allenarsi. Non migliore, non peggiore, semplicemente un modo differente. Anche i ragazzi hanno altre abitudini, altre caratteristiche, un altro stile e contesto di vita. Sono dei grandi, bravissimi atleti. Anche questo bisogna dirlo: per esempio, dal punto di vista fisico i ragazzi sono molto, molto in gamba. Poi, alla fine, si deve sempre giocare a pallavolo… anche se sono cambiate un po’ pure le regole! Ma in generale, come vale per tutte le generazioni e i contesti, non solo nella pallavolo, a volte è soltanto necessario trovare il giusto equilibrio” (per approfondire ancora di più questi temi, suggeriamo di leggere anche l’intervista a Jacopo Massari – QUI la seconda parte – che a sua volta aveva parlato di giovani, modelli, salute mentale e altro).

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L’anno scorso il tuo è stato il miglior muro della SuperLega: c’è un segreto dietro a questo riconoscimento e c’è qualcosa che ti porti in questa stagione? “Il segreto, che, poi, tanto un segreto non è, secondo me, è un mix tra l’esperienza, una buona salute e un ottimo stato di forma, che mi hanno permesso di arrivare a questo livello e a quel traguardo. Ovviamente, anche con un po’ di fortuna che serve sempre… mettiamoci dentro un po’ tutto questo!“

E un po’ di merito, no? “Un po’ di merito, vabbè… sì, assolutamente. Ho lavorato tanto e per tanti anni per arrivare a risultati come questo, quindi, sono davvero molto, molto orgoglioso di questo di questo titolo e di quanto fatto“.

Al Consorzio Vero Volley si racconta di uno “stile Beretta” nel fare il capitano, come di una “cosa” speciale. Gira la voce di certe grigliate… “Eh, sì… per me quello che c’è fuori dal campo è tanto importante come quello che ci deve essere quando sei in palestra. Quando ti alleni è una cosa, e c’è un modo di fare. Devi mettere la palla per terra, murare, fare tutto quanto con il massimo di quello che puoi, però, anche fuori dal campo c’è da dimostrare qualcosina in più, capito? Perché è facile chiudersi in casa, poi, adesso chi con i videogiochi, chi con il telefono, ognuno ha i propri interessi… però, in realtà, bisogna essere capaci di comportarsi in un certo modo anche fuori“.

E qual è, quindi, lo “stile” di capitan Beretta? “Per esempio, è vero, mi piace organizzare delle grigliate. Perché, comunque, mi sembra il modo più bello di stare insieme. Si cucina, si beve una birra, magari, anche due. E anche questo, a volte, aiuta. Nelle trasferte, come è capitato con l’amichevole che abbiamo fatto a Barcellona, è importante passare insieme la sera, sfruttare le occasioni quando si può per uscire tutti e fare anche un po’ di festa… perché no? Anche quello fa tanto. Sono cresciuto così negli anni in cui ero giovane e credo che abbia funzionato“.

Ma non solo: “Penso di avere la maggior parte dei miei amici che sono passati da questa squadra, qui con me. Quindi, credo che questo modo funzioni anche per costruire e mantenere le relazioni. E se diventi ‘amico veramente’ con i tuoi compagni di squadra vuol dire che, comunque, ci stai bene insieme e questa è un aspetto fondamentale”.

“Quindi, una grigliata… perché no?“. E non ci poteva essere una conclusione migliore.

A cura di Volley News
(© Riproduzione riservata)

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