Saggio sportivo, racconto filosofico e romanzo di formazione si intrecciano in una narrazione che guarda alla pallavolo non solo come disciplina agonistica, ma come esperienza educativa, relazionale e interiore: tutto questo è “Il buio oltre la pallavolo“, un libro dell’autore Renato Vernini (edizioni Provaci Ancora Bill).
L’idea centrale del racconto è semplice: la pallavolo, per come è strutturata dalle sue stesse regole, aiuta a crescere. Non perché predichi valori astratti, ma perché costringe chi la pratica a vivere continuamente dentro una rete di relazioni: con i compagni, lo spazio, il tempo, l’errore,il limite e con l’ambiente di gioco.
Il volley diventa così un laboratorio concreto di filosofia pratica. Il campo, la rotazione obbligatoria, i tre tocchi, il libero, la rete che separa senza permettere il contatto fisico, mostra come ogni gesto sportivo sia anche un gesto esistenziale. Nella pallavolo nessuno basta a sé stesso: ogni azione nasce da una cooperazione necessaria, ogni punto è il risultato di una lettura del contesto, ogni atleta deve imparare a occupare un ruolo, ma anche a uscirne quando la situazione lo richiede.
Marco Benetti, il protagonista del libro, è un ex atleta, filosofo e mental coach precario, coinvolto in vicende sportive, professionali e personali che lo costringono a fare i conti con i propri fallimenti. Attorno a lui si muovono figure eccentriche, allenatori decaduti, dirigenti, una suora sorprendente, atleti, ambienti sportivi e istituzionali attraversati da ambizioni, ipocrisie, fragilità e possibilità di riscatto. E’ un allenatore fuori dagli schemi: per lui la palestra non è un luogo di esercizi ripetuti, ma un ecosistema in cui il talento nasce dal caos, dalla sfida e dall’adattamento. Ispirato all’approccio ecologico di Rob Gray, non impone movimenti alle sue atlete, lascia che siano loro a trovare soluzioni. Ma fuori dal parquet la realtà è meno controllabile. Tra una Roma stanca e il gelo disciplinato di Graz, Benetti resta intrappolato in una rete di debiti, relazioni irrisolte e segreti pericolosi.
Il risultato è un testo che parla ad allenatori, educatori, genitori, dirigenti sportivi e a chiunque veda nello sport qualcosa di più della prestazione. Non un manuale tecnico, non un romanzo sportivo in senso stretto, ma un percorso che usa la pallavolo per interrogare temi più ampi: la crescita, la fiducia, la cooperazione, la responsabilità, la vocazione, il rapporto tra individuo e ambiente.
Nel libro convivono riferimenti alla pratica filosofica, alla pedagogia del gioco, alle scienze motorie e a figure come Tim Gallwey, Wooden, Phil Jackson, Velasco, Platone, Agostino, Jung e Hillman, ma sempre dentro una scrittura accessibile, ironica e concreta. L’obiettivo non è spiegare la filosofia agli sportivi, né usare lo sport come metafora generica della vita. È mostrare che nel gioco stesso esiste già un pensiero. Il buio oltre la pallavolo è, in fondo, un invito a guardare oltre il pallone illuminato al centro del campo: verso ciò che sta intorno, verso ciò che spesso resta in ombra, ma che decide davvero la qualità di una squadra e la crescita di una persona.
Spiega Renato Vernini: “La tesi che sta all’origine di questo libro si riassume in due righe: la pallavolo, proprio per come è stato concepito questo gioco, aiuta la crescita interiore, anche quando viene praticata esclusivamente per agonismo. Per questo motivo il libro è rivolto ad allenatori di pallavolo, educatori di ogni tipo, genitori e sportivi. Auspico che leggendolo avranno preso in considerazione uno sguardo nuovo sul loro ruolo, potrà essergli piaciuto oppure no. Non importa. Il fatto è che la pallavolo nasce proprio per educare attraverso la pratica sportiva: fu ideata da un professore di educazione fisica, William G. Morgan, istruttore della YMCA nel Massachusetts, nel 1895″.
(Fonte comunicato stampa)