Anche quest’anno la pallavolo italiana ha recitato da protagonista sui palcoscenici continentali, aggiudicandosi tre titoli su tre (Champions League, CEV Cup e Challenge Cup) nel settore maschile e uno in quello femminile (la Challenge), per un bilancio complessivo che non può che essere positivo. All’orizzonte, poi, si vede già l’inizio della stagione estiva e delle nazionali dove – è (quasi) inutile ricordarlo, ma è meglio dirselo spesso – l’Italia è campione del Mondo in carica sia nel maschile che nel femminile, oltre che Olimpica con le donne. Però, è anche evidente che oggi sempre più Paesi puntano quel posto d’oro sul podio che, per ora, è spesso vestito di azzurro…
TRA GLI UOMINI
Perugia, che si è aggiudicata la Champions League per il secondo anno di fila nella finale di Torino contro i campioni di Polonia del Warta Zawierce (esattamente come 12 mesi fa, ma vale la pena di ricordare anche la vittoria nel 2024 dell’Itas Trentino sempre ai danni dei polacchi, ma in questo caso dello Jastrzebski Wegiel, per tre successi tricolori consecutivi), è in ottima compagnia. Infatti, alla fine della stagione sia Piacenza in CEV Cup (successo contro i tedeschi del Luneburg, dopo due anni in cui il trofeo ha viaggiato verso l’estero senza finaliste del BelPaese) che Milano in Challenge Cup (con l’Aalst, dopo quattro stagioni di digiuno delle squadre italiane) hanno sollevato la loro Coppa, per un “en plein” di prestigio che entra di diritto nella storia della pallavolo nazionale. Un tris di coppe che ci riporta al 2010 e al 2011, quando a compiere l’impresa non per uno, ma per due anni consecutivi, furono rispettivamente Trento, Cuneo e Perugia, poi, di nuovo Trento, Treviso e Macerata.
E LE DONNE?
Conegliano ha dovuto abdicare dopo due successi consecutivi in Champions, occupando il terzo posto di un podio che nei due anni precedenti aveva visto le venete salirci altre due volte (e sul suo gradino più alto), insieme a Milano (una volta seconda e una terza) e Scandicci (d’argento la scorsa stagione e quarta quest’anno). Stavolta è toccato al Vakifbank festeggiare, al termine del derby turco in finale con l’Eczacibasi. In CEV Cup, dopo tre successi consecutivi delle squadre della Serie A1, anche Chieri ha dovuto cedere il passo a un’altra turca, il Galatasaray, chiudendo la manifestazione al secondo posto. Infine, l’unica a far risuonare l’inno dell’Italia è stata Vallefoglia, che alla sua prima partecipazione a una competizione continentale ha centrato subito il bersaglio con la vittoria in Challenge Cup contro le greche del Panathinaikos, in una Coppa che è un po’ il “giardino di casa” delle italiane (che hanno vinto le ultime cinque edizioni della manifestazione con altrettante squadre diverse).
IN PROSPETTIVA
E’ fuori dubbio che nel settore femminile, soprattutto nella parte più alta delle manifestazioni in Europa, stia salendo il livello, trascinato anche dalla crescita della pallavolo turca oltre che dagli exploit di formazioni provenienti dalle nuove frontiere della geografia del volley. Nel maschile, invece – pure qui la qualità resta altissima e, forse, più diffusa – la Polonia rimane una grande antagonista delle squadre del Belpaese, ma non è da sola (sui podi europei oltre all’Italia, salita come detto sempre sul gradino più alto, e appunto alla Polonia, hanno trovato posto anche Turchia, Germania e Belgio). Questo, ovviamente, deve tenere “sul pezzo” un movimento che vuole essere sempre ai vertici internazionali della disciplina, sia con i suoi Club che con le nazionali.
Un movimento che cresce e che per continuare a farlo non può permettersi di abbassare la guardia, come ha espresso in questa intervista, facendo suonare un campanello di allarme, il presidente della Lega Femminile (che con le sue squadre ha centrato la “tripletta” europea sia nel 2024 che nel 2025), Mauro Fabris: “È finito il tempo dei padroni del vapore, da sola la Federazione non va avanti. Questo lo devono capire, invece di prenderla come lesa maestà. Spero che chi verrà dopo di me riesca ad andare avanti e a vincere questa partita, perché lo dico con grandissima convinzione, se non si definiscono una volta per tutte questo tipo di situazioni, credo che avremo un momento in cui ci sarà una crisi del sistema. Un sistema che oggi deve mantenersi invece a livelli top per continuare a competere con altri sistemi top. Ci sono gli americani che stanno provando a creare le loro leghe, ci sono i turchi che già sono top e altri movimenti che stanno comunque crescendo, l’Asia, il Giappone, il Brasile“.
Di Dario Keller
(© Riproduzione riservata)