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Il Safeguarding Officer, alla scoperta di una figura ancora da ‘mettere a fuoco’

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La figura del Safeguarding Officer (QUI un approfondimento della Federazione Italiana Pallavolo sul ruolo) è ancora da mettere a fuoco: serviranno tempo, passione e dedizione per farla diventare un punto fermo per tutte le associazioni sportive italiane.

Ne hanno parlato nel talk di apertura di True Love Impact all’Opiquad Arena di MonzaPaolo Ferrara, direttore di Terre des Hommes, Vito Di Gioia, Segretario del Settore Giovanile e Scolastico di FIGC, Domenico Costantino, Professore di Diritto di Famiglia all’Università di Bari, Filippo Galli, leggenda del Milan e formatore in ambito calcistico, Fabio Iudica, avvocato e giudice del Tas Cas, Maria Cecilia Morandini, Presidente del Safeguarding Office di FIDAL e Presidente di ASC (Attività sportive Confederate) e Marina Troglia, avvocata penalista e consulente di ChangeTheGame.

Ha moderato il panel Daniela Simonetti, giornalista, saggista e fondatrice dell’associazione ChangeTheGame.

La figura del Safeguarder da sola può fare poco, nel calcio – ha spiegato Vito di Gioia – stiamo cercando di fare sistema affinché un ruolo tanto delicato e fondamentale per la crescita dei nostri giovani possa essere svolto con competenza e nelle migliori condizioni possibili. Non è semplice, a livello federale abbiamo cercato di prendere come riferimento alcuni progetti virtuosi per distribuirli su larga scala”.

Filippo Galli, che è stato una figura di riferimento per la formazione nel calcio italiano, ha raccontato di aver rinforzato l’ambito psicopedagogico già dal 2009: ”Gli allenatori devono mettere bambini e ragazzi in condizione di apprendere, rendendoli protagonisti con metodi adeguati. Un esempio? Non credo che un bambino si diverta a calciare continuamente una palla contro un muro”.

E, infatti, Paolo Ferrara ha ribadito come il focus debba restare sulla tutela dei minori: ”La riforma non deve perdere di vista la cosa più importante: il benessere delle bambine e dei bambini. Non deve essere la mera applicazione di una norma, ma un asset per le società sportive”.

Ha preso, poi, la parola Domenico Costantino :”I bambini devono essere soggetti e non più oggetti. E’ difficile trovare un equilibrio tra il benessere dei bambini e l’applicazione della legge. L’unica strada percorribile è la preparazione dei formatori. La legge è perfettibile e non ci possiamo fermare a quello che è stato fatto. La strada è ancora lunga, ma decisiva per il nostro futuro, non solo nello sport”.

Maria Cecilia Morandini ha spiegato le modalità delle procedure della Federazione Italiana di Atletica Leggera: ”Noi come FIDAL abbiamo un regolamento interno per capire come gestire le procedure in caso di violenza. Abbiamo costruito un ponte di tra la Procura Federale e il nostro ufficio. La risposta sul territorio per ora è critica, ma questo deve essere uno stimolo per la Federazione con l’obiettivo di aiutare famiglie e ragazzi”.

(Fonte True Love Impact)

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