L’uscita di Gabriele Gravina, presidente della Federazione Italiana Giuoco Calcio, a dir poco inopportuna, dopo l’eliminazione contro la Bosnia della Nazionale italiana di calcio nelle qualificazioni per il prossimo campionato del Mondo (come nel 2018 e nel 2022, quindi, per la terza volta consecutiva), ha fatto il giro del mondo e come in poche altre occasioni ha scatenato una reazione sdegnata e condivisa praticamente di chiunque.
A questo fatto c’è da aggiungere solo una nota di cronaca: oggi, lo stesso Gravina si è opportunamente dimesso dalla sua carica. E sempre per dovere di cronaca riportiamo una precisazione riportata nel comunicato della FIGC relativo alle sue dimissioni: “Gravina si è detto rammaricato per l’interpretazione delle sue parole sulla differenza tra sport dilettantistici e professionistici, che non volevano assolutamente essere offensive nei confronti di alcuna disciplina sportiva, bensì erano un riferimento alle differenti normative e regolamentazioni interne (ad esempio, la presenza nella governance di alcune Federazioni di Leghe con le relative autonomie) ed esterne (con espresso riferimento alla natura societaria dei Club professionistici calcistici che devono sottostare a una legislazione nazionale e internazionale diversa dai Club dilettantistici)“.
Quello che vogliamo, però, è riprendere le parole che un “grande” dello sport, quell’Andrea Bargnani, giocatore di pallacanestro che è stato anche il primo europeo a essere selezionato come prima scelta assoluta al draft NBA, ha affidato ieri al proprio profilo Linkedin. Una lezione di sport ed etica che “tira in ballo”, in senso buono, anche la pallavolo e le sue nazionali, e che dimostra ancora una volta di più la stima che si è meritata l’Italvolley: “Gli altri sport sono sport dilettantistici”. Le parole del presidente della FIGC, Federazione Italiana Giuoco Calcio, Gravina dopo l’eliminazione di ieri mi hanno colpito. E non riesco a non dirlo. Sul risultato sportivo dei miei colleghi non mi pronuncio, lo sport è imprevedibile e gli episodi decidono le partite, lo so bene. Ho deluso anch’io le aspettative in gironi di qualificazione con la nazionale di basket, e so cosa significa essere dentro ad un “tritacarne”. La figura apicale del nostro sport nazionale ha giustificato le difficoltà nel calcio anche dicendo che “il calcio è uno sport professionistico, gli altri sono dilettantistici”, ma la massima espressione di questo “professionismo” ostentato ieri, la Serie A, ha chiuso l’esercizio 2025 con un buco di oltre mezzo miliardo di euro (-531.241.500 euro per l’esattezza)… quindi mi verrebbe subito da chiedere: quando, come e dove si manifesta tutto questo professionismo? Io ho giocato in NBA, la lega sportiva più professionistica al mondo, benchmark di qualsiasi sport sul Globo. Non mi sono mai sentito più atleta, più professionista, di chi fa salto in alto per le Fiamme Oro allenandosi 8 ore al giorno. Una regola non scritta dello sport, una delle più basilari, dice che il professionismo non lo misuri dallo stipendio. Lo misuri dalla dedizione, dal sacrificio, dal fatto che non hai un secondo lavoro e ti alleni tutta la vita per fare quello che sei. Quindi, su questo tema, guadagnare 10 milioni di dollari a stagione in NBA o 2.000 euro alle Fiamme Oro con l’atletica leggera non cambia il livello di professionismo. Anzi, per esperienza diretta, conoscendo tutti i colleghi dei vari sport, chi fa atletica leggera o sci nella maggior parte dei casi si allena molte più ore di una star NBA (ma molte molte), e questo è un fatto. A livello normativo e legislativo ci sono distinzioni nette tra professionismo e dilettantismo, certo, ma sono anche figlie di strategie e/o politiche…ed è tutto un altro discorso”.
Bargnani chiude, poi, proprio con un pensiero dedicato agli azzurri e alle azzurre del volley: “Per inciso: la nostra nazionale di pallavolo, campione del mondo in carica sia maschile che femminile, non sarebbe “professionistica” secondo questa logica. Chiamarli dilettanti richiede un “coraggio” che non ho. Il problema non è il risultato di ieri. Il problema in alcuni casi è chi guida i nostri sport, e con quale spessore/know-how“.
Serve aggiungere altro?
(Fonte Linkedin Andrea Bargnani)