©VolleyNews.it

Miku Akimoto, non la solita giocatrice giapponese: “In Germania a 19 anni? Voglio crescere…”

DATA PUBBLICAZIONE
TEMPO DI LETTURA
più di 5 minuti
SHARE
SHARE
TEMPO DI LETTURA
più di 5 minuti

Il Giappone non è solo il paese delle giocatrici tecnicamente perfette: è anche un laboratorio culturale, un modo di intendere lo sport come disciplina quotidiana e responsabilità del gesto. Nella pallavolo, questa mentalità si traduce in uno stile preciso e riconoscibile: un gioco veloce, tecnico e tattico, basato su difesa solida, contrattacchi rapidi e combinazioni d’attacco complesse. Agilità, scambi prolungati e disciplina costante compensano una statura mediamente inferiore rispetto alle squadre di altre parti del mondo, dando vita a una grammatica del gioco unica, fatta di decisioni nette e controllo rigoroso degli errori.

Ma ogni grammatica, prima o poi, deve essere messa alla prova. Uscire dal contesto che l’ha generata significa confrontarsi con fisicità diverse, schemi di gioco nuovi e una gestione del rischio completamente differente. È in quei momenti che il talento smette di essere solo riconoscibile e comincia a diventare leggibile.

Per Miku Akimoto, il salto è arrivato presto. A 19 anni ha scelto il Dresdner SC 1898 e si è ritrovata subito nel vivo del campionato tedesco: non una semplice destinazione, ma un banco di prova che non ammette mezze misure. I risultati parlano chiaro: l’MVP della Supercoppa di Germania e la presenza stabile tra le migliori realizzatrici della Bundesliga mostrano quanto la giovane schiacciatrice stia già lasciando il segno all’estero.

In esclusiva ai microfoni di VolleyNews, Akimoto ripercorre il suo percorso dalle prime esperienze in Giappone al salto in Europa, raccontando come stia costruendo la propria identità di giocatrice e di persona, affrontando nuove sfide e responsabilità lontano da casa.

Miku, per cominciare ci racconteresti com’è nato il tuo interesse per la pallavolo e quali sono i tuoi primi ricordi legati a questo sport?
“Alle elementari non praticavo attività al di fuori della scuola, così ho iniziato a giocare a pallavolo un po’ per caso. Fin dai primi allenamenti mi divertivo moltissimo e sentivo crescere la mia passione per questo sport”.

Sei cresciuta in Giappone, dove la pallavolo è quasi una lingua, con una grammatica tutta sua. In che modo il tuo periodo alla Kyoei Gakuen High School ha plasmato il tuo modo di giocare?
“Alla Kyoei Gakuen High School l’allenatore ci dava indicazioni, ma spesso dovevamo pensare e prendere decisioni da sole sul campo, affrontando le situazioni di gioco in autonomia. Credo che sia proprio grazie a questo che le mie capacità pallavolistiche siano cresciute moltissimo durante il liceo”.

Guardando indietro, qual è stato il momento decisivo nel tuo percorso in Giappone, quello in cui hai capito di poter competere ai massimi livelli?
“Quando sono stata selezionata per la nazionale giapponese e ho iniziato ad allenarmi con le migliori giocatrici del mio paese, ero molto ansiosa e insicura. Ma durante le partite ufficiali, segnando punti e constatando che il mio gioco funzionava, ho capito che potevo davvero competere a livello mondiale”.

Tua madre, Ai Akimoto, è stata una giocatrice di grande rilievo per il Giappone. Le aspettative legate al tuo cognome influenzano mai il tuo modo di giocare, oppure le trasformi in motivazione per costruire il tuo percorso?
“Spesso le persone parlano di mia madre, ma a giocare ora sono io. Mi concentro sul mio percorso e cerco di dare sempre il massimo in campo. Mi rende felice se, guardandomi giocare, le persone apprezzano la mia pallavolo: è questo ciò che conta davvero per me, quindi le aspettative legate al mio cognome non mi pesano affatto”.

Sei conosciuta per la tua capacità di individuare i punti deboli delle avversarie. È una qualità che hai sviluppato con l’allenamento, o deriva più naturalmente dal tuo modo di leggere il gioco?
“Alcune abilità da questo punto di vista le ho sviluppate giocando con il club o la nazionale, ma credo che sia stato soprattutto durante il liceo che ho potuto allenarmi in modo mirato e affinare davvero questa capacità”.

Qual è, secondo te, il punto più forte del tuo gioco e quale aspetto stai ancora cercando di migliorare di più?
“Credo che i miei punti di forza siano l’altezza e la capacità di giocare bene anche in difesa. Tuttavia, sia il mio attacco sia la mia difesa non sono ancora al livello che vorrei, quindi voglio continuare a lavorarci per migliorarli e diventare più completa”.

Cosa ti ha spinto a scegliere il Dresdner SC in Germania per la stagione 2025-2026? È stata la sfida della Bundesliga, qualche caratteristica particolare del club, o più in generale la voglia di metterti alla prova all’estero?
“Ho deciso di trasferirmi in Germania perché volevo mettermi alla prova all’estero e crescere come giocatrice”.

Come descriveresti finora il percorso del Dresdner SC in questa stagione e il tuo contributo personale alla squadra?
“Ci sono state molte partite in cui siamo riuscite a lottare fino alla fine, anche contro avversarie molto forti. Tuttavia, penso che dobbiamo migliorare nelle gare che avremmo dovuto vincere ma che abbiamo perso. Il mio obiettivo è ridurre quei piccoli errori che possono incidere sul risultato”.

Quali sono i tuoi obiettivi e le tue aspettative per il finale di stagione?
“Voglio essere in campo in quante più partite possibile e dare il massimo in ogni occasione per aiutare la squadra a vincere. Spero che, lavorando tutte insieme, riusciremo a ottenere risultati importanti”.

Trasferirsi dal Giappone in Germania a 19 anni non deve essere stato facile. Come ti sei adattata alla vita fuori dal campo e qual è stata la parte più difficile di questa transizione?
“Spesso incontro amici giapponesi che mi aiutano, quindi nella vita quotidiana non ho molti problemi. Tuttavia, quando le persone parlano con me in tedesco, mi blocco e non riesco a rispondere”.

Dopo il tuo exploit con le nazionali giovanili giapponesi e la partecipazione alla VNL e al Mondiale, come immagini che evolverà il tuo ruolo nella nazionale maggiore nei prossimi anni?
“Credo di essere l’unica in Giappone ad aver vissuto esperienze simili a soli 18 o 19 anni. Il mio obiettivo, quindi, è diventare una giocatrice che non solo giochi bene, ma che sappia assumersi responsabilità e diventare una vera leader della squadra in futuro”.

Qual è il sogno nel cassetto per la tua carriera da pallavolista?
“Ovviamente, il mio obiettivo è vincere medaglie alle Olimpiadi, alla VNL e ai Campionati del Mondo, ma voglio anche dare valore a tutto il percorso che porta a questi traguardi, imparando e migliorando costantemente come giocatrice e come persona”.

Intervista di Alessandro Garotta
(© Riproduzione riservata)

VolleyNews.it è anche su Whatsapp: non perderti le nostre notizie, curiosità, interviste, contenuti esclusivi, aggiornamenti e approfondimenti. Diamo voce insieme alla pallavolo!

ARGOMENTI CORRELATI

CONDIVIDI SUI SOCIAL

Facebook

ULTIMI

ARTICOLI