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Alessandra Campedelli: “Portare il velo mi pesa, ma non voglio lasciare l’Iran”

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Di Redazione

Che la sua non sarebbe stata un’avventura facile lo si sapeva dall’inizio: la prima straniera alla guida della nazionale femminile dell’Iran, un incarico certo non da tutti. Ma neppure Alessandra Campedelli poteva immaginare che avrebbe dovuto affrontare una situazione socio-politica così difficile, nel pieno della ribellione causata dall’uccisione di Mahsa Amini – morta in un commissariato di polizia, dopo essere stata arrestata per non aver indossato correttamente il velo – e da numerosi altri fatti di sangue avvenuti nel corso delle successive proteste.

Intervistata in esclusiva da Marco Vigarani per il Corriere del Trentino, la CT dell’Iran – attualmente rientrata in Italia – spiega la sua percezione dei fatti: “Le notizie in merito alla rivolta le scopro tramite i media occidentali. Lì non ho visto nulla, anche perché in realtà è coinvolta solo una piccola parte della popolazione. I segnali sono minimi: tutti i giorni si va al lavoro, a scuola o all’allenamento esattamente come prima“. L’allenatrice confessa di non sentirsi in pericolo, ma “sono in forte difficoltà quando tolgono Internet e perdo la possibilità di comunicare con la mia famiglia, magari per un giorno intero. Senza dimenticare che, senza Google Maps, non posso neppure andare al supermercato“.

Sull’obbligo del velo, casus belli della protesta, Campedelli dice: “Sono obbligata a portarlo, e mi pesa molto. Devo indossarlo anche quando sono fuori dal paese, perché comunque rappresento l’Iran e le sue istituzioni. Credo però che se l’hijab non fosse un obbligo, ma un’iniziativa libera, l’80% delle donne lo porterebbe comunque, per ragioni religiose e di tradizione. Il velo è stato una miccia per l’avvio di proteste che vanno ben oltre, di natura economica e sociale, per una forbice tra ricchi e poveri che si allarga sempre di più“.

Nonostante la situazione difficile, l’allenatrice italiana chiarisce però di non voler abbandonare l’Iran, almeno per il momento: “A gennaio ho una via d’uscita dal contratto, sto valutando le opzioni. Potrei lasciare l’incarico adesso, ma non riesco a pensare di abbandonare le mie ragazze. Sento che posso offrire qualcosa, se me ne vado non risolvo nulla, ma tolgo a tutte loro una possibilità“.

(fonte: Corriere del Trentino)

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