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Yuri Romanò il conquistatore: “Mercato? Tra mare e San Siro… penso soprattutto agli amici”

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È, mentre leggete questo pezzo, probabilmente un giorno in cui del suo futuro non si conosce nulla più di quello di cui si è scritto nelle ultime settimane. Come al solito, con Yuri, sorridiamo del mondo che parla di lui e della realtà tricolore che conosciamo entrambi molto bene. Era ottobre, non più tardi, quando ci siamo salutati poco prima che lui decollasse su un volo di qualche ora per la Siberia, che io lo lasciassi con i miei convenevoli da vecchio nostalgico, da colui che fa sempre credere che non conosca il mondo, da amico ormai che cerca di curare e preservare un rapporto di stima costruito molti anni fa con il classico mi mancherai, copriti, metti la sciarpa, goditela, torna presto.

Era autunno insomma, quando l’arrivederci di Romanò passava un po’ in sordina e moltissimi erano convinti e stolidi sulla non necessità di strapparsi le vesti perché lasciavamo andare il miglior pallavolista del mondo (che Volleyball World ci dice sia Michieletto e che il sottoscritto apprezza moltissimo, peccato che presuntuosamente ami farsi nemici in giro ormai risaputamente e collochi invece Romanò al primo posto di questa personalissima classifica, poi vi spiego il perché) in Russia come se fosse il Charmless Man di cui Damon Albarn parlava nel 1995. Non abbiamo fatto un plissé, anzi, non avete. Io ho detto a Yuri che era una questione di mesi, poi ci saremo accorti tutti del vuoto che una storia così meravigliosa avrebbe lasciato. Non ci siamo indignati, ma era una questione di attimi. Momenti in cui il mio amatissimo Romanò avrebbe sbancato la Super League, mettendo a referto 320 punti con il Fakel Novy Urengoy come se fossero semplici popcorn da contare in una multisala, lui che la Siberia l’ha riempita con il suo essere l’uomo per tutte le stagioni, il giocatore per tutti i climi, il camaleonte che più si adatta alla vita rigida e al calore che deve sprigionare a -35 gradi per arrivare fino a noi.

Ecco spiegato perché nella mia personalissima top five, è da considerarsi il numero uno. Come direbbe un personaggio che cito spesso, gli altri avrebbero trovato la sfida impossibile, lui l’ha vinta con molte giornate di anticipo. Ed è a questo punto che la Cassandra che è in me aveva profetizzato il passo indietro, perché ora il mercato parla solo di lui, dei club che cominciano a corteggiarlo di nuovo, come a dire “Torna a Surriento Romanò bello”. Lui, rispondendo come abbiamo fatto noi italioti qualche mese fa, ora non fa un plissé, ascolta, riflette, si gode il momento con la donna che in questi anni lo ha accompagnato in questo percorso di affermazione, quella Marta che è stata più vincente di lui, più lungimirante e più sensibile di qualsiasi compagna abbia conosciuto negli ultimi anni, più silente di qualunque ragazza educata alla Middleton per diventare regina e nel qual caso zarina di Russia. 

foto Instagram @yuriromano17

A stupirci poi, in questa chiacchierata, è stata Bianca, la loro amatissima figlia, che interpreta alla perfezione quella capacità di adattarsi e plasmarsi ad immagine e somiglianza del Paese che ora ama Romanò talmente tanto da averlo (con l’aiuto dell’AI) raffigurato come uno zar siberiano. Come dice Marta, che passa una parte della telefonata assieme a noi “è lei che si è adattata meglio di tutti noi. Frequenta un asilo con le maestre e gli alunni di nazionalità russa, lei è l’unica bambina straniera, ma non sembra accorgersi di niente, tanto che spesso ci insegna qualche parola nuova o torna a casa dopo aver mangiato un piatto di acciughe e cipolle, noi che all’asilo siamo abituati a dare ai bambini la pasta al burro o al pomodoro! Bianca in questo è stupefacente, ma in generale dopo tre mesi anche noi ci siamo abituati a questa nuova vita e stiamo bene. Sapevamo non sarebbe stata facile, ma siamo arrivati a Natale e in occasione delle festività, io e Bianca abbiamo lasciato papà Yuri a casa e siamo stati a Mosca qualche giorno con i genitori di Yuri. Città pulitissima, ricchissima di monumenti e immensa”.

Yuri, in Russia ha trovato anche Ma’a.
“Sì, con Micah e sua moglie ci siamo trovati bene da subito. Come diceva Marta, sono arrivati i miei genitori e abbiamo trascorso le vacanze natalizie tutti assieme. In occasione del Natale, sono venuti a pranzo da noi e abbiamo cucinato tanti piatti italiani che sono stati graditissimi”.

Il gioco di Ma’a è molto diverso da quello a cui si è abituato negli scorsi anni o quello che ha impostato con Giannelli in azzurro. Eppure vi siete trovati dopo le prime settimane.
“Con Micah abbiamo lavorato sul feeling che era necessario trovare col resto della squadra. Avevano bisogno di una mano ed in generale avevamo tutti necessità di creare affiatamento e intesa. All’inizio in campo ci trovavamo tutti un po’ poco, ora siamo molto soddisfatti e anche io e Micah sappiamo in quali momenti poter contare l’uno sull’altro”.

foto Instagram @yuriromano17

In un campionato così nuovo e così diverso da quello che ha giocato in carriera, è venuto fuori un Romanò leader.
“Mi piace esserlo. Cerco sempre di risultare un riferimento e di mettere qualcosa di mio in ogni momento del gioco”.

320 punti finora. In vetta alla classifica dei migliori realizzatori della Super League. Mi dica che si aspettava un exploit del genere.
“No, è una stagione che non avevo minimamente progettato anche perché c’erano parecchie variabili con cui dovevo prendere le misure. È il mio primo anno all’estero, è un anno in cui lasciavo l’Italia alle spalle e la sua pallavolo che sono stati la mia vita e la mia carriera, Marta e Bianca mi hanno seguito e dovevo pensare a far star bene anche loro. In più le dinamiche con cui si svolge il campionato sono nuove, parto per giocare delle trasferte in Siberia, dove gioco in campionato e basta, oppure il torneo in sé che ha un gioco molto diverso, perché è molto più fisico rispetto al nostro campionato. Insomma, quello che speravo era che andasse tutto bene, ma non sono partito pensando come priorità alla classifica marcatori”.

Questo ovviamente ha riportato l’attenzione in Italia sul caso Romanò. Alla Gazzetta ha dichiarato che sta dialogando con due club, ovvero Milano e Civitanova. Vogliamo dire qualcosa di più?
“Vorrei distogliere l’attenzione da queste dinamiche anche perché siamo ancora nel pieno della stagione. Diciamo che sul futuro deciderò più avanti anche in base a quello che sarà il bene della mia famiglia. Qui ci troviamo bene e dobbiamo pensare soltanto a concludere la stagione nel migliore dei modi”.

Cosa le manca di più dell’Italia? Il mare o San Siro?
“(risponde assieme a Marta n.d.r.) Gli amici. Ci sono rapporti come quelli con Antoine (Brizzard n.d.r.) e Camille o i nostri amici al di fuori del volley con cui condividiamo molto e saremo certamente ben felici di ritrovarli”.

foto Instagram @yuriromano17

Scommetto che non le manca giocare il 26 dicembre.
“(ride n.d.r.) Dico che non ho mai trascorso così tanto tempo in famiglia come quest’anno ed è stato molto bello. Per il resto, magari papà ha guardato qualche partita in tv durante le vacanze e gli ho fatto compagnia. Anche se in questo momento storico, sono più coinvolto nelle vicissitudini dell’Inter”.

Ma quindi è vera la storia che da bambino era bravissimo? Papà ha fatto pace col fatto che doveva seguire Yuri pallavolista e non Yuri calciatore?
“Fino ai sette o otto anni ero bravo, sì. Poi ho capito che ad alto livello non sarei mai arrivato. Resta una grande passione famigliare, quello sì. Venendo alla sua seconda domanda, mi seguono molto e anzi, spesse volte sono io che gli dico di non fare troppi km per venire a vedermi. Certo, adesso che li vedo qui a diverse ore d’aereo da casa, mi fa veramente piacere”.

Intervista di Roberto Zucca
(© Riproduzione riservata)

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