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Tuffo nel passato: tre grandi campioni ricordano con affetto gli anni a Ferrara

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Di Redazione

Un tuffo nel passato, emozioni e ricordi che riaffiorano per tre grandi giocatori, che nei primi anni 2000 hanno indossato la maglia di Ferrara. Rodrigao, Cuminetti e Gustavo si sono raccontati al quotidiano “La Nuova Ferrara“, mostrando tutto l’amore per l’Italia e per la città che li ha visti crescere e diventare dei campioni.

«Mi sono messo in luce a Ferrara nonostante la retrocessione – prosegue nei ricordi Rodrigao -, poi sono finito a Macerata dove sono rimasto quattro stagioni vincendo anche lo scudetto. Ma tanto di tutto questo lo devo a Ferrara. Il momento più bello è stata la partita del debutto (al palasport estense vittoria 3-1 con Montichiari; ndr) in un campionato diverso, una nuova avventura. C’era una bella unione tra i giocatori e con qualcuno come Boninfante, Gavotto, Nummerdor, ci sentiamo anche adesso dopo tanti anni».

Ricordi speciali anche per Cuminetti: «Quando sono arrivato a Ferrara nel 2001 la mia era quasi una sfida personale – dice Cuminetti perché la squadra aveva degli opposti fortissimi come Schuil e Wijsmans. Era difficile capire come la squadra si sarebbe comportata in campionato, perché era quasi completamente rinnovata. Il primo anno abbiamo fatto un buon torneo e nel secondo siamo andati benissimo, soprattutto alla fine con il colpaccio playoff con Macerata: eravamo diretti dal grande Silvano Prandi, che si è preso una bella rivincita sulla società che lo aveva scaricato l’anno prima. Il secondo anno in squadra c’erano quattro brasiliani ed io argentino e ci prendevamo sempre in giro sempre per la nostra storica rivalità nel calcio».

Un bel “salto” nel buio per il centrale brasiliano Gustavo, che da una megalopoli si è ritrovato in una piccola cittadina caratteristica: «Provenivo da una megalopoli come San Paolo del Brasile – dice Gustavo e dopo poche ore di aereo mi sono ritrovato in una realtà piccola e carina come Ferrara. Un modo di vivere completamente diverso nel quale mi son trovato benissimo assieme a mia moglie Raquel e a mio figlio Eric che allora aveva un anno e mezzo. Ricordo ancora il centro storico e le mura… Tutte cose che noi non abbiamo essendo uno stato giovane. Mi piaceva la cultura anche sportiva della gente: i tifosi erano molto vicini alla squadra che aveva un grande come Juan Carlos Cuminetti e giovani di belle speranze come Giba, Bonifante, Cernic, io…».

«Il momento più bello – continua Gustavo è stato senza dubbio il successo con Macerata. Noi eravamo carichi, il tifo ci sosteneva ovunque fossimo. Il pubblico in Italia è più competente rispetto al Brasile. Ricordo che sapevano tutte le mie statistiche e ne discutevamo assieme. Ancora adesso ci sentiamo spesso con Luca Ricci, il team manager di allora che ci ha aiutato moltissimo all’inizio, e con la famiglia Bottoni che allora mi registrava le partite su Sky e mi dava la cassetta perché la potessi studiare. Poi Ferrioli, il nostro palleggiatore. I nostri figli hanno la stessa età e giocavano assieme mentre noi ci allenavamo. Adesso sono direttore generale del club APAV Canoas, qui a Rio Grande del Sud e facciamo la serie B. La pandemia ha annullato il nostro campionato, ma riproveremo l’anno prossimo a salire in serie A. Alleno anche 80 fra ragazzi e ragazze e proveremo a formare una generazione di campioni».

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