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Speciale Coppa Italia, la prima gemma di Verona: festa, interviste e… foto bagnate (VIDEO)

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Adesso la Rana Verona ha imparato anche a vincere. Occhio… a questa Verona! Domenica 8 febbraio 2026 è la data che ha segnato la conquista del primo storico trofeo di una società nata solo nel 2021 per iniziativa di alcuni uomini che hanno stretto un patto, pennellando su un foglio bianco i lineamenti di un sogno, condividendo una visione che ha Bologna, tra le mura dell’Unipol Arena, ha iniziato a diventare reale. Ma attenzione, questa Coppa Italia potrebbe essere solo la prima gemma di una corona che, di pietre preziose, potrebbe fregiarsi in fretta. Forse aggiungendone un’altra, o altre, chissà, già prima che questa stagione volga al termine.

Battere 3-0 sia Perugia, strafavorita alla vigilia, che Trento, seppur priva di Michiletto e Lavia (visto sì in campo, bellissima notizia, ma per ora solo per qualche giro dietro in ricezione), non è stato banale. Farlo dominando, spaccando per terra quasi ogni pallone con percentuali d’attacco irreali, senza mostrare punti deboli, anche in ricezione, anche sotto il profilo mentale e persino della continuità, è stato un segnale forte, chiaro, da grandissima squadra.

Altro che ‘Mai molar, in questo weekend Mozic e compagni non hanno mollato nulla, niente, zero. Sono tornati a Bologna, sono tornati in finale e mai, mai, sarebbero tornati in Veneto senza quella Coppa. La volevano più di chiunque altro, più di qualunque altra cosa. Se la sono presa con una doppia prova di forza che è stata anche dimostrazione di grande pallavolo.

In campo mancava un direttore in grado di trasformare un buon gruppo di musicisti in una grande orchestra. È arrivato Micah Christenson. Mica… uno qualunque, semplicemente, forse, il più grande palleggiatore di questi tempi. In panchina serviva qualcuno in grado di infondere serenità, di sostituire la parola disciplina con sinonimi più dolci come dedizione, affiatamento, motivazione. È arrivato Fabio Soli, capace di vincere anche con il sorriso. Di vincere, soprattutto, e subito, anche qui, a Verona. Non contenti, già c’erano due talenti fuori concorso come Mozic e Keita, è arrivato anche Darlan. Altra faccia da bravo ragazzo, altro braccio armato di potenza inaudita. Ultimo ma non ultimo, Giovanni Rana Jr. A fine gara, mentre tutti saltavano, e cantavano, e sventolavano bandiere, lui piangeva. Piangeva lacrime di gioia. Un ragazzo giovane, ma già top manager dell’azienda di famiglia, eccellenza italiana nel mondo, già figura importante e irrinunciabile di questo club che, sin dalla sua nascita, voleva andare veloce e che con lui ha imparato a correre. Dentro e fuori dal campo. Volgendo lo sguardo più all’orizzonte che alla strada.

Per chi, come noi, ama lo sport, ama la pallavolo, ama certe storie, ricche di tante cose, figlie di una fine diventata nuovo inizio, quella di questa Rana Verona è una prima volta che merita di essere raccontata e celebrata come merita. Perché lo sport questo fa, regala emozioni, regala sogni, regala momenti unici, fotogrammi, parole che fermano il tempo e vivono in eterno. Lo stiamo vedendo ogni giorno anche ai Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. Lo stiamo leggendo, soprattutto, nei tanti commenti sui social dei tifosi avversari che stanno rendendo omaggio a questa Verona riconoscendone il merito.

Per questo motivo, per una volta, in barba a tutte le logiche editoriali dell’online, invece di cercare clic dedicando a ogni intervista un articolo, abbiamo deciso di unire tutto insieme in un unico video che inizia con l’ultimo punto della finale, schiacciato a terra da capitan Rok dopo essere salito in cielo, dalla seconda linea, per afferrare un sogno che inseguiva da cinque anni, seguito poi dalle immagini della festa, della premiazione, per proseguire con le nostre interviste al presidente Stefano Fanini, all’amministratore unico Gian Andrea Marchesi, al direttore sportivo Adi Lami e ancora Giovanni Rana Jr., coach Soli, Mozic, Keita (breve ma… ‘riconoscente’). Chicca finale… una foto ‘bagnata’ di due di loro dopo essere usciti da uno spogliatoio dove, se fosse partito il sistema antincendio, alla fine si sarebbe raccolta probabilmente meno acqua. Complimenti ancora, Rana Verona.

Dal nostro inviato Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)

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