I soliti, maledetti soldi: ecco perché si fallisce dove si dovrebbe crescere…

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Ufficio Stampa Exprivia

Non tutte le storie sono allegre o a lieto fine: alcune lasciano strascichi o si concludono con la parola addio e lasciano tanto amaro in bocca. Sapevamo fin dall’inizio della creazione della SuperLega che puntare su un campionato d’eccellenza, senza promozioni né retrocessioni, avrebbe potuto causare delle vittime. Basta uno sponsor che se ne va, una variazione nell’assetto societario: in queste ultime ore abbiamo registrato due segnali d’allarme preoccupanti, uno a Molfetta, dove il club ha annunciato che non si iscriverà al prossimo campionato maschile e l’altro, nel femminile, a Bergamo dove il matrimonio con il gruppo FoppaPedretti sembra destinato a concludersi.

Molfetta dopo quattro stagioni e due accessi ai playoff, dopo aver lanciato giocatori importanti come Hierrezuelo, Hernandez e Sabbi dice basta. Il main sponsor non c’è ma soprattutto non c’è nessun altro che ha espresso la volontà di appoggiare economicamente il progetto che può contare sull’entusiasmo del pubblico, ma giusto solo su quello. Il PalaPoli, poi, avrebbe bisogno urgente di lavori di adeguamento perché garantisce la metà del minimo dei posti richiesti dalla Lega (3000) e senza sponsor ci si può dimenticare giocatori di qualità. Molfetta chiude i conti e lascia il suo posto vacante per ripartire dal settore giovanile. Una bella tristezza per un pubblico caldo e appassionato (ne sanno qualcosa i battitori avversari che andavano a effettuare il servizio sotto i tifosi pugliesi) e per una città che poteva dimostrare che la grande pallavolo è possibile ovunque: non solo nelle ricche province del nord ma anche nelle metropoli e al sud. I giocatori saranno presto liberi di cercare un’altra squadra. Alcuni sono già in parola…

La Lega sta cercando di capire come affrontare il problema perché Castellana Grotte non ha un palasport da 3000 posti: ma se è per questo non ce l’hanno nemmeno Vibo, Sora e Latina, che in SuperLega ci sono già.

Si sperava in un campionato a sedici squadre: speranza rinviata o forse destinata a restare tale.

A Bergamo, invece, i rapporti tra il Volley Club e la FoppaPedretti si sarebbero definitivamente interrotti. Già da un paio d’anni l’azienda che ha finanziato i tanti successi del club bergamasco ha considerevolmente ridotto il suo contributo. Di qui la decisione del Volley Bergamo di chiudere il rapporto e ricominciare da capo cercando altri sponsor: un’autentica rivoluzione, e la fine di un’epoca. Nonostante la squadra sia di altissimo livello e quella bergamasca sia una realtà ricca di industrie di successo, per ora, Volley Bergamo rischia di restare senza sponsor. I dirigenti negano qualsiasi difficoltà di iscrizione ma il campionato verrà affrontato con molte giovani (le Under 18 hanno appena vinto il titolo regionale…) e qualche fedelissima. Si lavorerà per mantenere il club in A1 sperando che in un anno di lavoro di contatto e marketing arrivi anche chi dovrà mettere i “soliti, maledetti soldi”.

Soldi… perché sempre di loro si parla: una volta si diceva che il volley non poteva vivere al sud, dopo i fallimenti del Palermo in ambito maschile o di Catania e Matera in quello femminile. Poi, si disse che il volley falliva nelle grandi città (vedi le molteplici chiusure a Roma e Milano) perché schiacciato da altri sport ed eventi. Ma se andiamo a vedere non è che a Cuneo, Treviso, Parma o Ravenna – solo per fare alcuni esempi – ci fosse una concorrenza spietata, eppure il volley è scomparso lo stesso.

La verità è che i soldi sono l’unica cosa che serve, l’unica che conta: soldi che non vanno sprecati ma investiti, non devono servire solo ad acquistare giocatori ma anche a conquistare il pubblico con promozioni, attività di fidelizzazione sul territorio e a gestire un impianto, se non di proprietà, in gestione a lungo termine. Ecco il progetto: quando si ha una casa si può pensare a tutto il resto e si possono affrontare anche i tempi duri sapendo di avere un “tetto” sopra la testa.

E’ una sensazione che vivo tutti i giorni. Entrare in un palasport dove ogni giorno ci sono i fuoriclasse della prima squadra che si allenano o i ragazzini delle giovanili che giocano è meraviglioso: è bello entrare quando si passa per caso dall’impianto, sbirciare, e dare un’occhiata anche agli Under 14.

Poi – certamente – servono i “soliti, maledetti soldi”: e qui il discorso si fa lungo. Bisognerebbe parlare di una defiscalizzazione sempre promessa e mai concretizzata, di interi territori che non restituiscono nemmeno la minima parte di quello che guadagnano. E si parla di milioni di euro.

E’ tutto sbagliato: lo sport non è beneficenza e non è nemmeno accontentare qualcuno. Parliamo di valorizzazione, di dare un senso alle giornate dei nostri figli, di costruire per loro un ambiente sano nel quale giocare, divertirsi, tifare. E tutto questo non ha prezzo.

Il mio abbraccio ai tifosi e agli sportivi di Molfetta, arrivederci: la ruota gira. L’importante è non restarci sotto.

Di Stefano Benzi