La Supercoppa non cambia padrone, e neanche indirizzo. Resta a Perugia, come quelle delle tre precedenti edizioni. Per il totale fate 7, eguagliato il record di Treviso. Un successo in quattro set, ma quanto ha dovuto sudarselo la Sir questo trofeo contro una Verona che c’è, è vicinissima, ma ancora non abbastanza. Quattro set bellissimi, combattuti, manifesto a tinte forti di questa Superlega. Le ritroveremo una contro l’altra anche in finale scudetto? Il sospetto è fondato, ma è molto presto per dirlo.
Prima di questa sfida le due squadre si erano affrontate 46 volte con un bilancio tutto a favore degli umbri: 36 vittorie e 10 sconfitte. I primi tre set sono quasi speculari: 56% in attacco per tutti nel primo, 61% Verona e 60% Perugia nel secondo, ancora 63% contro 60% nel terzo. A spostare l’ago della bilancia nei primi due parziali sono le ricezioni e i muri: 50% contro 33% e 3 block a 0 nel primo; 40% contro il 57% e 0 muri a 3 nel secondo. Nel terzo la seconda linea veneta crolla al 25% di ricezione positiva, quella umbra scende di poco, al 40%. Se da una parte è Darlan a fare il fenomeno (fate 71%, 86% e 83% in attacco nei primi tre set), dall’altra parte l’incubo peggiore sono le bande Semeniuk e Plotnytskyi.
Alla fine della fiera, tabellino alla mano, si leggono 28 punti per un Darlan fotonico (lo era stato anche sabato): oggi 6 ace e 2 muri per lui. Dall’altra parte un Giannelli, eletto Mvp, come sempre magistrale, ma il premio per una volta sarebbe stato da assegnare a Lorenzetti e il suo staff per come hanno preparato questa partita. 17 punti per Plotnytskyi, uno più pesante e decisivo dell’altro. Altro fieno in cascina è arrivato dal solito Ben Tara (16), da Semeniuk (13) e da Crosato, in doppia cifra anche lui (11). Dato che salta all’occhio, poi, è quello dell’attacco, perché tirata la linea finale, la percentuale più alta è quella di Perugia: 60% contro il 57% della Rana. Veneti meglio a muro (9 a 4), mentre dai nove metri non devono ingannare gli 8 ace contro 6 perché 25 sono stati gli errori, ben 8 in più rispetto agli umbri.
È stato un grande spettacolo (sold out da 6.300 spettatori e 143mila euro d’incasso), ci siamo fatti la bocca buona. Perugia è la squadra più forte d’Italia in questo momento. Sì, lo è, senza ombra di dubbio, ma abbiamo chiara l’idea anche si chi sia la seconda. Spazio ora ai Playoff per capire se queste gerarchie saranno confermate o ribaltate.
STARTING PLAYERS
Soli cambia il suo starting seven iniziale e parte con Christenson-Darlan, Keita-Sani, Nedeljkovic e Cortesia al centro e Staforini libero. Lorenzetti risponde con Giannelli-Ben Tara, Semeniuk e Plotnytskyi in posto 4, Russo e Crosato al centro, Colaci libero.
PRIMO SET
Di Christenson il primo ace della finale (4-3), di Semeniuk il secondo (4-5), di Perugia il primo strappo con Ben Tara e Plotnytskyi (4-7), di Soli il primo timeout. Se Verona è tutta estro, potenza e fantasia, Perugia è l’emblema della compattezza, della solidità in tutti i fondamentali, dell’esperienza che genera consapevolezza. Quella di Lorenzetti è forse l’unica squadra in Italia in questo momento a restare impassibile davanti alla sfrontatezza di Verona, e questo primo set sembra dimostrarlo azione dopo azione. Sembra, ma attenzione a chi pronuncerà l’ultima parola.
Superata la prima metà, il vantaggio della Sir è di quattro lunghezze (11-15). Sin qui la mossa di Soli, vincente in semifinale, non ha portato i frutti sperati, dentro allora Mozic e Vitelli per Sani e Nedeljkovic. Il capitano gialloblu prende subito la targa a muro a Ben Tara, ma è sugli attacchi della premiata ditta Semeniuk-Plotnytskyi che il muro veneto ancora non riesce a trovare le contromisure (15-18).
Darlan prova allora ad abbattere fisicamente uno dei due con una battuta (ace) che prende Semeniuk in pieno volto e lo manda gambe all’aria, fortunatamente senza conseguenze. Timeout Lorenzetti, ma il brasiliano ne segna un altro, questa volta su Plotnytskyi. Due fucilate che valgono la parità ai 19. Il finale si profila ‘interessante’… Perugia tiene l’inerzia dalla sua, errori dai nove metri da una parte e dall’altra (23-23), Russo porta i suoi al set-point, Dzavoronock entra in battuta, Keita manda la contesa ai vantaggi. Vitelli sposta l’ago della bilancia murando la pipe di Semeniuk, Lorenzetti ferma ancora il gioco. Sul 26-25 si presenta in battuta Darlan, altra saetta, ricezione slash di Perugia, Giannelli prova a mandarla di là ma Keita lo prende a muro. Un film già visto in semifinale, il primo set se lo mangia la Rana.
SECONDO SET
Nel secondo set i veneti continuano a martellare e questa volta è Perugia a inseguire: ace di Darlan, tanto per cambiare, e +2 sul punteggio di 10-8. Quando Mozic manda di là una palla in palleggio su un’alzata troppo spinta di Christenson, il primo arbitro Puecher fischia il fallo. Siparietto in panchina di Soli che chiede sorridendo, rivolto al Presidente federale Manfredi seduto in prima fila: “Rapisarda dov’è? Dov’è Rapisarda? Dov’è?”. Questo perché in entrambe le semifinali di sabato queste palle spinte, a due mani poi, non erano mai state fischiate. E ce ne sono state parecchie… Ristabilita la parità, è tutto un susseguirsi di break e contro break (14-15, 16-15, 18-20). Una volta trovato il doppio vantaggio, la Sir è brava questa volta a difenderlo (21-23, 22-24) e alla fine Ben Tara schiaccia a terra la palla che manda tutti al cambio di campo sull’1-1.
TERZO SET
Due sono anche i punti di vantaggio che i Block Devils trovano a inizio del terzo set (4-6), incrementando anche poco più tardi su un’altra azione dubbia fischiata contro Verona (8-11). E che dire poi del palleggione a due mani (spinto?) di Sani, incoerentemente non fischiato questa volta. Su questi tocchi qualcuno dovrà spiegare prima o poi cosa vale e cosa no. Timeout di Soli sul punteggio di 11-15. Verona reagisce e pareggia ai 17, indovinate con chi? Darlan, ovviamente. Poi passa anche a condurre. Indovinate con chi? Darlan, ovviamente (ace, ovviamente). Perugia pareggia e contro sorpassa. Indovinate come? Ace, ovviamente (Semeniuk). Oggi va così. Plotnytskyi consolida e spara a terra un nuovo +2 (19-21): tutto da rifare per gli scaligeri. Tolto il suo numero 18, la squadra di Soli dai nove metri sta incidendo poco e male. Quella di Lorenzetti ringrazia (20-23), gioca a memoria, come si direbbe nel calcio, e si prende anche questo set per 21-25.
QUARTO SET
Verona a questo punto deve infilarsi il coltello tra i denti, serrare forte le mandibole e tentare il tutto per tutto. L’avvio sembra promettente (7-4), ma Perugia ha dalla sua una maggiore abitudine a questo genere di partite, di finali. Basterà a Giannelli e soci per evitare il tie-break? Dopo tre set senza soluzioni, ora il muro di Verona sembra aver trovato il giusto timing contro Semeniuk e Plotnytskyi, il resto lo fa Darlan, già ben oltre i 20 punti personali. Due o tre lunghezze di vantaggio rappresentano però un margine ad alto rischio, servirebbe incrementarlo. Lo pensa anche Keita che segna l’ace del +4 (14-10) e sfiora anche il secondo. Non lo pensano invece Giannelli, Russo e Semeniuk, che firmano l’ennesimo contro parziale e la nuova parità ai 14. Sorpasso (16-17), contro sorpasso (18-17), a-ri-contro-sorpasso (19-20), ari-ari-contro-sorpasso (21-20), ari-ari-sapete-voi-cosa (21-22). Ma cosa stiamo guardando? Che partita è? Il finale se lo mangiano i Block Devils: la Supercoppa non cambia il suo padrone.
Rana Verona 1
Sir Susa Scai Perugia 3
(27-25, 22-25, 21-25, 22-25)
Rana Verona: Christenson 1, Sani 9, Cortesia 1, Ferreira Souza 28, Keita 15, Nedeljkovic 4, D’Amico (L), Planinsic 0, Staforini (L), Bonisoli 0, Vitelli 8, Mozic 3. N.E. Gironi, Glatz. All. Soli.
Sir Susa Scai Perugia: Giannelli 3, Plotnytskyi 17, Crosato 11, Ben Tara 16, Semeniuk 13, Russo 5, Ishikawa (L), Dzavoronok 1, Solé 0, Colaci (L), Gaggini 0. N.E. Argilagos, Cvanciger. All. Lorenzetti.
ARBITRI: Puecher, Verrascina.
NOTE – durata set: 30′, 28′, 29′, 32′; tot: 119′.
Di Giuliano Bindoni
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