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Marcos Milinkovic: “Non vedo l’ora di offrire il mio entusiasmo a una squadra entusiasta”

Di Stefano Benzi

Tanta voglia di allenare… “Sto solo aspettando una chiamata, non vedo l’ora di misurarmi con un nuovo progetto, di trasferire il mio entusiasmo e le mie competenze a una squadra. Sento che è questo il mio futuro e sono entusiasta di essere pronto e disponibile. Aspetto solo che arrivi l’invito di un club che abbia il mio stesso entusiasmo”.

A parlare dall’Argentina poco prima di uno degli ormai molti viaggi intercontinentali che lo porterà in Europa è Marcos Milinkovic, indimenticabile campione che ha dato tanto all’Italia e tantissimo al volley argentino. Ma il suo futuro è in Europa: “In questi ultimi tempi ho preferito non accettare le proposte che mi arrivavano dal mio paese perché il mio desiderio è quello di andare ad allenare in Europa, sarei più vicino a mia figlia e a avrei tantissimi amici che voglio riabbracciare presto – dice Milinkovic – ma soprattutto è in Europa che si gioca il volley che mi interessa e per il quale ho giocato e studiato tanto”.

Marcos sottolinea un aspetto importante, lo studio: “Non ci si può improvvisare, giocare e allenare sono due mestieri profondamente diversi anche se per fortuna l’esperienza di atleta aiuta tanto. In questi ultimi tempi ho seguito tantissimi corsi che sono stati indubbiamente molto utili e hanno arricchito il mio modo di vedere la pallavolo. Ho tante idee, davvero tante sul modo di giocare e di stare in campo ma aggiornarsi e imparare è fondamentale”.

Ultimamente per esempio Milinkovic si è avvicinato alla pallavolo femminile, un salto che ha riguardato spesso molti allenatori importanti. Un salto che quest’anno riguarda Falasca che passa dal settore maschile a quello femminile del Vero Volley e allenerà la Saugella: “Amo la pallavolo femminile, l’ho vista cambiare ed evolversi sensibilmente in questi ultimi anni e dal punto di vista tecnico è impossibile non apprezzare alcune giocatrici che oggi rendono questo sport davvero entusiasmante. C’è molta più fisicità di una volta, cosa che vale anche per gli uomini: ma c’è anche la possibilità di fare un lavoro tecnico meraviglioso. I miei ultimi aggiornamenti riguardano proprio il volley femminile. Durante l’ultimo corso che ho fatto ho condiviso esperienze interessantissime con un’allenatrice femminile. Un’opportunità davvero molto preziosa”.

C’è chi sostiene che giocatori come Milinkovic o il suo vecchio compagno dell’Asystel Nikola Grbic oggi guadagnerebbero almeno il doppio di quanto hanno guadagnato nei primi anni 2000. Quando gli dico che il russo Muserskiy sta trattando un accordo sulla base di quasi un milione e mezzo di dollari all’anno Marcos ride: “Pazzesco… Oggi circolano cifre davvero pazzesche… Ma sono sempre portato a pensare che certe cifre sono concrete perché c’è un mercato che le garantisce. Il movimento della pallavolo dovrebbe fare in modo che queste risorse possano portare risultati anche nelle altre squadre e che ci sia una redistribuzione in modo che non ci siano periodi estremamente ricchi e altri nei quali le squadre scompaiono. La gente vuole vedere una pallavolo sempre più spettacolare, divertente e avvincente: e questo è possibile solo con i grandi campioni”.

In Argentina la situazione è decisamente meno serena: “Il campionato non è ricco, niente a che vedere con l’Europa o gli altri campionati europei. Si lavora moltissimo e bene con i giovani ma quando si tratta di ottenere risorse le porte che si aprono sono poche: per fortuna i talenti ci sono anche se molti lasciano il paese presto per andare all’Università negli States o scegliere altri campionati”.

Marcos nonostante le forti radici europee e un passaporto argentino, è un cittadino del mondo. Ha giocato nei club di quattro paesi e ha vissuto dappertutto, vive bene ovunque. Parla un italiano eccellente e ha una disponibilità rara che contrasta con la fama dei grandi miti dello sport e con il soprannome che gli era stato appiccicato da atleta, il “Killer”.

Ma la parte migliore di sé – anche se non vede l’ora di venire in Europa – è argentina: “Negli ultimi anni si è assistito a tantissimi cambi di nazionalità, non sto criticando, per carità – dice senza alcuna polemica – ma anche se avrei potuto avere il passaporto croato o magari italiano io sono argentino. Sono nato a San Martin, sono cresciuto ho studiato e ho cominciato a giocare nel mio paese, ho giocato in nazionale per tanti anni (MVP a Sydney 2000 n.d.r.) e la mia partita d’addio si è tenuta a Buenos Aires. Onestamente l’idea di avere un altro passaporto che non fosse quello che ho non mi ha mai sfiorato. Se me lo avessero chiesto, onestamente, credo avrei risposto “No grazie”…”

Marcos Milinkovic ha giocato in Italia quattro stagioni, prima a Livorno – giovanissimo – poi a Treviso e Milano: 96 partite e 1359 punti con 103 ace e 114 muri punto.

Febbraio 2023

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