Ore 11.00 di giovedì 25 giugno 2026, sto attraversando la Versilia guidando verso casa dopo aver accompagnato Luca Del Prete di Pallavolisti Brutti alla stazione di Pisa. Insieme abbiamo diviso una stanza a Camaiore in un albergo dove Marco Falaschi aveva ospitato noi e tutti i suoi amici che il giorno prima avevano partecipato alla sua partita d’addio alla pallavolo giocata. Mi fermo in un’area di parcheggio e provo a chiamarlo. Provo, nel senso che ho quasi il timore di svegliarlo. La sera prima aveva invitato tutti anche per una cena durata fino alle 2.00 di notte, poi era tornato a casa, si era appoggiato un paio d’ore sul divano e alle 4.30 era andato in hotel a prendere suo padre putativo, coach Vincenzo Di Pinto, e il mitico preparatore atletico Pascal Sabato per accompagnarli all’aeroporto di Pisa. Avevano il volo di ritorno alle 6.00. Fala mi risponde, era abbastanza sveglio devo dire. Gli chiedo: “Sei felice adesso Marco?”. Della sua risposta vi dirò più avanti, ora riavvolgiamo il nastro di qualche ora.
Ore 14.00 circa di mercoledì 24 giugno, chiamo il Mago per sapere se fosse arrivato. Era atterrato alle 13.00 a Pisa con Pascal e Fala era andato a prenderli per poi portarli a pranzare sulla spiaggia al ristorante La Risacca del Bagno La Perla, luogo noto a tanti compagni e compagne di squadra, anche in nazionale, di Marco e Carlotta Cambi. Mentre Di Pinto e Pascal godono di un piatto di spaghetti e vongole “veramente speciale”, mi dicono, a qualche metro di distanza, a riva, c’è già qualche giocatore che chiacchiera in costume. Sono le ore, i momenti, in cui ci si ritrova, per qualcuno dopo un po’ di tempo, si ricorda, ci si chiede “come stai, che fai, è bello vederti”.
Alle 17.30 tutti in campo al Palazzetto di Camaiore, divisi in due squadre. Nella rossa Falaschi e ovviamente Di Pinto in panchina, con Sabbi, Parodi, Magalini, Larizza, Candellaro, Crosato, Baldaccini, uno dei fratelli Tosi (Federico), il giovane Daddio e l’amico, e presidente AIP, De Togni. Nella bianca Pedron, Stefani, Botto, Montagnani, Randazzo, Marchisio, Buti, Alletti (che giocherà schiacciatore!), Diamantini, Pellacani, il giovane Dal Pino e l’altro fratello Tosi (Lorenzo). Primo commento del Mago: “Ma chi le ha fatte ‘ste squadre?”.
Inizia il riscaldamento, sale in cattedra Pascal su entrambi i lati del campo: tutti giù per terra a fare stretching e allungamento sotto la minaccia “Vedi che ti faccio fare pure quell’esercizio eh?”. Non sappiamo a cosa si riferisse, ma spalmati per terra tutti si applicano come se da lì a poco si dovesse giocare una gara 1 di playoff. Il nostro sguardo si incrocia con quello di Carlotta che esclama: “Oh, ma lo stanno facendo seriamente?”. Ci avviciniamo al Fala che pompava di addominali ed è incredulo pure lui: “Me l’ero immaginata diversamente io” dice ridendo di gusto. Ma questo è solo l’inizio. Il Mago si deve ancora ‘accendere’…
Squadre schierate, saluto al pubblico, Inno di Mameli, mani al petto e sguardo fiero. Microfono in mano, la Carlotta fa gli onori di casa, presenta i giocatori, sfodera abilità oratorie e disinvoltura degne di una presentatrice consumata. Questi pallavolisti sanno proprio fare tutto! Nella nostra testa la profonda ammirazione viene sopraffatta per un istante da una punta di invidia e davanti agli occhi ci si materializza Julio Velasco che urla: “Ma como è possibile esta cossa, caxxo!!”. Mistero.
Torniamo in noi, sta per iniziare la partita, il Mago non sta nella pelle. Colloquio fitto fitto con Fala, che si copre pure la bocca manco ci fossero le telecamere quelle vere. E non abbiamo ancora visto nulla. Poi si gira, inizia a ridere di gusto. Lo farà per tutta la partita. Le due squadre si uniscono a cerchio, Fala al centro fa il suo ultimo discorso pre partita da capitano: “Ragazzi siamo qui per divertirci, quindi divertiamoci. Ma diamo anche un senso a chi è venuto a vederci, insomma facciamo vedere anche un po’ cosa sappiamo fare”. Idolo.
Inizia il match, per i rossi ‘so dolori, primo set perso 15 a pochi, il Mago sbraccia con disappunto alle battute sbagliate e poi inizia a dare indicazioni a tutti. Il braccio destro si alza, pugno chiuso, movimento secco a fendere l’aria. E ancora braccia distese, mani aperte e dita tese. Cose di muro, evidentemente. Ci allunghiamo verso la panchina dei bianchi, raccontiamo ad Alletti che di là il Mago è entrato in azione. Gli occhi di Aimone si spalancano, un misto tra nostalgia canaglia e “non avevo dubbi”. Il secondo set è combattuto, Di Pinto chiama due timeout e giù con altre indicazioni. Fala non ci crede, inizia a ridere e non sa come nascondersi. Il tempo è passato eppure… sembra ieri. “No, no, lui è così, non cambierà mai, farebbe la stessa cosa pure se ci fossero bambini di 12 anni. La passione che ha è troppo forte” commenta Pascal in panchina.
Il mago fa la magia, dentro Candellaro in battuta, set vinto e parità. Si va al terzo di spareggio. Sabbi e Stefani tirano pigne che la metà basta. Pellacani, Crosato e Montagnani (interessante davvero questo ragazzo) danno sfoggio della loro gioventù con disdicevole arroganza atletica. Buti, Togni e Baldaccini rispondono con numeri da old school (compresa qualche battuta da fermo…). Tutti si impegnano, nessuno vuole perdere. Si va ai vantaggi. Sul 16 pari il Mago chiama tutti a rapporto, ma c’è un intruso. Aimone Alletti è andato lì ad origliare, Carlotta Cambi lo ‘stana’ pubblicamente: “L’emozione di un ultimo timeout del Mago, non ho resistito” ammette Alletti. Il gioco riprende, poi destino vuole che il match-winner sia proprio il Fala: MU-RO-NE a uno (che ancora non ci si crede) su quel gigante di Stefani e vittoria ai rossi. Le due squadre corrono al centro del campo e lo portano in trionfo. Che bella sceneggiatura, che bel finale. Il migliore possibile.
Prima di concedersi a foto e autografi, ringraziare spettatori e amici accorsi a questa partita, che è stata anche benefica con donazioni a ‘Monasterio – La ricerca che cura‘, Falaschi prende il microfono e inizia col ringraziare Carlotta. L’idea di tutto è stata sua. Grande donna la Cambi. Pensate che, una volta che il palazzetto si era svuotato, si è messa a raccogliere qualche carta lasciata sui gradoni dagli spettatori. Lei, una campionessa olimpica e mondiale, ha fatto anche questo. Sempre con il sorriso. Una coppia di ragazzi innamorati, una coppia “di belle persone”, come direbbe qualcuno noto a molti dei giocatori presenti. Difficile davvero dire chi tra i due sia stato più fortunato ad incontrare l’altro sul suo cammino.
“Per me Fala è prezioso. Prezioso perché mi ha insegnato ad amare molto di più questo sport e perché è un compagno speciale. Non meritava di chiudere la carriera con una telefonata di un medico – ci racconta lei – Penso sia venuta su una bellissima festa con tutti i suoi amici e di questo sono molto orgogliosa”. Sposala!
Poi è il momento del Mago. Fala lo chiama vicino a sé, lo abbraccia, lo ringrazia. Altro legame vero, forte, ricco di tante, tantissime cose. Soprattutto, reciproco. Parlando con tutti quelli che lo hanno avuto come allenatore, tutti ci hanno raccontato la stessa cosa: “Con Di Pinto era tosta, ma lui Mago lo è per davvero. Ha cambiato in meglio la carriera di tutti quelli che ha avuto, e queste sono cose che non si dimenticano”. Nei giorni precedenti l’arrivo a Camaiore, Falaschi ci ha raccontato che, quando chiamava i giocatori per invitarli, tutti chiedevano solo una cosa: “Ma il Mago viene?”. Un Maestro con la M maiuscola.
Torniamo allora a quella telefonata alle 11.00 del mattino seguente. Dopo aver vissuto una giornata in cui tutti si sono regalati qualcosa, vorrei ringraziare Marco perché a me ha regalato un momento unico di pallavolo distillato in purezza. “Sai – mi dice – nella pallavolo non è tutto rose e fiori, c’è anche tanto schifo, come in tutti gli sport al massimo livello. Ma poi c’è anche questo, ci sono questi legami, queste amicizie forti. C’è la gioia di giocare, di farlo insieme, di stare insieme. Spesso sentiamo dire ‘la famiglia della pallavolo’, ma sembra una frase fatta, un luogo comune. Qui invece hai visto veramente una di tante famiglie vere della pallavolo. La mia di famiglia. Loro sono la mia famiglia e lo saranno sempre”.
“Prendi il gruppo di Taranto, oggi ce n’erano tanti, molti altri avrebbero voluto esserci ma non potevano, qualcuno come Gironi non poteva giocare ma è venuto lo stesso. Alla fine con Vincenzo (Di Pinto, ndr) siamo stati insieme solo due anni, eppure quello che abbiamo creato e costruito in quelle stagioni ha cambiato la vita di tutti noi. Giocare per il Mago non è una passeggiata, ma siamo ancora lì a pendere dalle sue labbra e a volergli un gran bene. Alle volte le società non capiscono che quando hai una catena così forte e le togli un anello, la catena non gira più. Ma per te, che sei stato anello di quella catena, gli altri anelli ci saranno sempre e tu per loro. È la magia di certe squadre, di certi gruppi, di certi spogliatoi. Compagni una volta, compagni per sempre”.
Resta quella domanda rimasta, per voi che leggete, ancora senza risposta: “Sei felice adesso Marco?”. Ho la tentazione di lasciarvi così, come ha fatto Steven Spielberg con chi è andato a vedere ‘Disclosure Day’. Anzi, lo faccio per davvero, ma se avete letto fino a qui, alla risposta che mi ha dato il Fala dovreste arrivarci senza problemi.
Quanto a me, mi restano solo due parole da scrivere: Grazie Fala.

Di Giuliano Bindoni
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