Una stagione di Serie A1 è composta da una miriade di storie diverse, contenute una dentro l’altra, come in una matrioska. Giovani che fanno il salto di qualità, giocatrici che aggiungono elementi al proprio gioco, gregarie indispensabili per il rendimento della loro squadra e top player che dominano le statistiche e i riflettori: seguire tutti questi intrecci narrativi è praticamente impossibile. Eppure, il fatto che molte di queste storie non finiscano negli highlights o nelle discussioni sui social non le rende meno importanti.
Alessia Mazzon, protagonista dell’intervista di oggi, rappresenta alla perfezione le storie di chi fa la differenza lontano dai riflettori. Precisa in attacco e guardiana del muro, quest’anno la centrale veneta ha alzato ulteriormente il proprio livello, rendendo decisivi quei dettagli che spesso sfuggono ma che pesano enormemente sull’economia di una stagione. Anche grazie al suo contributo, la Cbf Balducci Hr Macerata ha costruito una salvezza che vale molto più di quanto racconti la semplice aritmetica.
La regular season si è chiusa con l’obiettivo salvezza raggiunto all’ultima giornata, dopo un campionato che vi ha viste a lungo lontane dalla zona retrocessione prima del finale al cardiopalma. Che stagione è stata per Macerata?
“È stata una stagione dalle mille sfaccettature. Durante l’anno abbiamo affrontato momenti di stupore e di sicurezza, ma anche di insicurezza, soprattutto nelle ultime due giornate, che sono state molto turbolente dal punto di vista dei risultati”.
Fino a poche giornate dalla fine avevate un margine rassicurante, poi la classifica si è improvvisamente complicata. Quanto è stato difficile convivere con quella pressione inattesa?
“Nella settimana che ha preceduto l’ultima gara contro Bergamo non abbiamo avvertito particolare pressione: la società e lo staff sono stati molto bravi a non trasmettercela. Abbiamo vissuto giorni tranquilli, riuscendo a lavorare come sempre e con il sorriso, da vera squadra unita. Probabilmente, però, un po’ di pressione ce la siamo messe da sole durante la partita, e si è visto soprattutto nei primi due set”.
L’ultima giornata è stata un concentrato di emozioni: la vittoria al tie-break a Bergamo e, in contemporanea, la sconfitta di Monviso contro Conegliano. Che cosa hai provato in quei momenti?
“Come dicevo, all’inizio ci siamo messe un po’ di pressione, ma poi siamo riuscite a superarla tutte insieme, conquistando meritatamente il successo. Dopo aver vinto il quarto set e aver ottenuto la certezza della salvezza, siamo esplose in lacrime: la gioia è stata semplicemente indescrivibile. Riuscire a raggiungere l’obiettivo prefissato e, soprattutto, a difendere la categoria conquistata lo scorso anno con dedizione, impegno e spirito di squadra, ci ha regalato un’emozione straordinaria. La soddisfazione più grande è stata riuscirci proprio all’ultimo respiro”.
Se dovessi individuare una qualità che ha permesso a Macerata di salvarsi, quale sceglieresti? La solidità mentale? La compattezza del gruppo?
“Penso che la compattezza del gruppo e l’intesa in campo siano stati i nostri principali punti di forza”.
C’è stato un momento della stagione in cui hai capito che questa squadra aveva davvero i mezzi per restare in A1?
“Durante la stagione abbiamo ottenuto risultati importanti, che ci hanno sicuramente dato fiducia. Però ciò che mi ha fatto più ben sperare è stato riuscire a tenere testa ad alcune delle big del campionato, sapendo qual era il nostro potenziale”.
Dopo tanta gavetta nella Serie A2 e un’esperienza nella Ligue A francese, questa è stata la tua prima annata in A1. In quali aspetti del tuo gioco pensi di essere cresciuta di più?
“Mi sento molto cresciuta dopo questa stagione: non avrei mai immaginato di poter affrontare un campionato a questo livello. Personalmente, sono molto soddisfatta del percorso fatto e credo di essere migliorata soprattutto nella lettura del gioco e, di conseguenza, nel fondamentale del muro”.
Quest’anno Macerata ha valorizzato diverse individualità senza mai perdere il filo del gioco di squadra. Quanto ha influito il lavoro di Valerio Lionetti, uno degli allenatori giovani più interessanti del campionato italiano, nella crescita collettiva della squadra?
“Sicuramente Valerio ha dato il massimo per costruire e far funzionare la squadra: a lui dobbiamo davvero tantissimo”.
Questa salvezza cosa significa per te? Ti ha lasciato più soddisfazione, consapevolezza o entrambi?
“Direi davvero tantissima soddisfazione. Lo scorso anno, con grande fatica e impegno, siamo riuscite a conquistare la promozione in A1, e l’idea di veder svanire tutto dopo una sola stagione sarebbe stata per me insopportabile”.
Sta volgendo al termine la tua terza stagione a Macerata. Cosa ti sta dando questa esperienza e quali sono stati i momenti o gli aspetti più belli di questo triennio?
“Macerata è diventata per me come una seconda casa, anche perché mi ha permesso di conoscere persone straordinarie, sia dentro che fuori dal campo. Tra le cose più belle che ho scoperto qui c’è senza dubbio la dedizione dei tifosi nel sostenerci e seguirci: sentirci così importanti per la città è qualcosa di incredibile e ci fa sentire profondamente onorate”.
Guardando avanti, quali sogni e obiettivi ti piacerebbe realizzare?
“Per quanto possa sembrare piccolo o banale, uno dei sogni che porto nel cuore da anni è tornare a giocare insieme a mia sorella Giorgia (sono gemelle, ndr). Sono ormai sette anni che siamo divise, dopo una vita intera passata a giocare sempre fianco a fianco. Vedremo se nei prossimi anni riusciremo a realizzare questo sogno”.
Intervista di Alessandro Garotta
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