FOTO da: LOVB

Jordan Larson si ritira: “Non c’è nessuno sport come la pallavolo”

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Si è conclusa una delle carriere più longeve e prestigiose della pallavolo moderna: a Omaha, Jordan Larson dice addio alla pallavolo giocata dopo più di vent’anni all’attivo. Nonostante il suo Nebraska abbia perso al tie-break contro Austin nella League One Volleyball, entrambe le squadre hanno reso omaggio a una delle più grandi giocatrici di questo sport, autrice di una prestazione da 21 punti.

“The Governor” è stata anche tra le fondatrici della stessa LOVB ed è azionista della franchigia di Nebraska dopo aver trascorso, tra le altre, cinque stagioni in Russia, cinque in Turchia e due in Italia, con il Vero Volley Milano.

Si chiude quindi una carriera ricca di successi ed emozioni: “Ancora adesso, spero che possano percepire la gioia autentica che questo sport mi regala“, racconta Larson in un’intervista a FIVB, “Non c’è davvero nessuno sport come la pallavolo, e non importa quanto tempo sia passato o quante difficoltà abbia affrontato, il mio amore per questo sport non è mai svanito“.

Foto Roberto Del Bo

La carriera di Larson inizia nel lontano 1996 nelle giovanili del Premier Nebraska. La statunitense è ricordata anche per le quattro medaglie olimpiche conquistate, tra cui un oro nel 2020 a Tokyo, per il Mondiale vinto con la sua Nazionale nel 2014 e le tre VNL (2018, 2019, 2021). Nonostante il ricco palmares, però, sono le esperienze e le persone incontrate durante il viaggio che la schiacciatrice ricorderà con maggior soddisfazione: “Guardando indietro, al di là delle vittorie, delle sconfitte e delle medaglie, ciò di cui sono più orgogliosa sono le relazioni e le esperienze che ho maturato lungo il percorso“, ha dichiarato la stessa Larson in un’intervista rilasciata alla FIVB.

La schiacciatrice americana, poi, continua “Ho imparato moltissimo da tantissime persone, dagli allenatori e dalle compagne di squadra fino ai tifosi che mi hanno sostenuto durante tutta la mia carriera. Ero solo una ragazza di una piccola città a cui è stata data la possibilità di realizzare il suo sogno, e sono profondamente grata per come questo sport mi ha plasmata, sia dentro che fuori dal campo“.

Con il tempo ha imparato che il successo non si basa necessariamente sui risultati individuali, ma sulle abitudini consolidate nel tempo: “Per me il successo si misura con la capacità di curare i piccoli dettagli per un lungo periodo di tempo“, afferma. “Significa essere presenti ogni giorno, anche quando nessuno ci guarda, e prendersi cura dei particolari che sul momento possono sembrare insignificanti.”

Come spesso accade a campioni di questo livello, Larson ha dedicato la sua vita alla pallavolo sin dalla giovane età. I valori che caratterizzano questo sport l’hanno fatta crescere anche sacrificando tanto della sua vita personale, in ogni fase della sua carriera. Sacrifici che non ha mai visto con rimpianto: “Non credo si possa ottenere nulla di significativo senza sacrifici e in ogni fase della mia vita questi hanno assunto forme diverse. Da bambina, poteva significare rinunciare a una festa a cui volevo andare. Da giovane adulta, si manifestava nelle mie relazioni o nel non poter essere a casa per le vacanze perché ero sempre in viaggio. Alla fine, bisogna chiedersi se il sacrificio ne vale la pena, e nel mio caso, lo è stato e lo è tuttora”.

Dedizione e costanza sono stati valori importanti nella carriera di Larson, che sottolinea l’importanza dell’aspetto mentale: “Credo che una delle lezioni più importanti che ho imparato sia che si è capaci di fare molto di più di quanto il tuo corpo, o persino le voci intorno a te, possano dirti in quel momento. Ci sono giorni in cui vorresti mollare, in cui non hai voglia di allenarti o in cui non te la senti di spingerti oltre i tuoi limiti, ed è lì che l’aspetto mentale diventa fondamentale.”

Un approccio umile che premia la disciplina e la costanza e che l’ha aiutata a mantenersi salda alla realtà, anche quando ha raggiunto traguardi importanti, come la vittoria del Mondiale e l’oro olimpico: “Non credo di aver mai avuto un momento in cui ho pensato ‘Questo è il mio posto’, e onestamente, non la penso ancora così“, ha detto. “Nel momento in cui comincio a pensarlo, credo che, probabilmente, sto andando nella direzione sbagliata. Alla fine, non importa quante medaglie ho, quante vittorie ho ottenuto o cosa dice il mio curriculum. Se mi adagio sugli allori, non mi presento con la mentalità giusta per imparare, crescere e continuare a migliorare.”

(Fonte FIVB)

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