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Intervista a Enzo Barbaro, Parte 1: eventi, nuovi impianti, calendari e format da ripensare

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Quando nel 2022 lasciò il ruolo di dg-factotum della UYBA per vestire i non facili panni di direttore generale della Lega Volley femminile, Enzo Barbaro accettò quella sfida con il suo proverbiale sorriso: “Mi aspetta sicuramente un lavoro non semplice, ma sono sicuro che mi aiuterà l’esperienza vissuta prima da giocatore e poi nella mia squadra  – ammise all’epoca – . Penso di conoscere bene le vere esigenze dei club, quelle su cui dobbiamo lavorare per migliorarci tutti; il mio obiettivo è portarle negli uffici di Lega e cercare di lavorare insieme a tutti i club per risolverle ed essere più efficienti. Abbiamo detto che questo è il campionato migliore del mondo, lo penso e lo pensiamo tutti: ora sta a noi dimostrarlo, per aumentare il valore ‘vendibile’ del nostro movimento. È quello a cui aspiriamo tutti“. Nel 2025 l’asticella per lui si alza ancora, viene nominato Amministratore Delegato della Lega. Sono anni in cui il Consorzio ha conosciuto una crescita senza precedenti in termini di visibilità, successi e sviluppo digitale.

Parleremo con Barbaro anche di questo nel corso della nostra lunga intervista, ma anche di temi più spigolosi e di stretta attualità. In questa prima parte affronteremo quello dei grandi eventi, delle nuove ‘case’ del volley, ma anche del problema calendari e dei format dei campionati, alcuni dei quali da rivedere, come nel caso del Playoff Challenge.

foto Rubin – Zani / LVF

Barbaro partiamo dalla Coppa Italia alla Inalpi Arena di Torino. Nuova location per la pallavolo, un grande successo di pubblico figlio di una macchina organizzativa non banale. Non era facile raggiungere quel risultato, può raccontarci lei il perché?
“Un evento organizzato in tempi brevi perché la conferma di Torino è arrivata solo poco prima di Natale. L’impianto era anche un impianto molto impegnativo. L’Inalpi è uno dei palazzetti più belli d’Italia, ma ha dei costi elevati perché è una scatola vuota che devi riempire in base all’evento che vai a costruire. Rispetto ad altri impianti dove entri e ti ritrovi più o meno le cose fatte, qui era tutto da costruire da zero. Quindi trattandosi del primo grande evento organizzato come struttura singola di Lega e newco è stata una bella sfida”.

Le ATP Finals di tennis avevano posizionato l’asticella molto in alto, ma lo spettacolo della pallavolo non è stato da meno.
“Confesso che quando ci siamo approcciati a questo impianto un po’ di paura c’è stata. Vorresti avere la certezza di fare un bell’evento e avere il palazzetto pieno, ma fino all’ultimo quella certezza non ce l’hai. Ci siamo presi un bel rischio ma ci siamo anche detti che era il momento giusto per farlo, per dare al nostro movimento un evento di questo tipo. Negli occhi della gente c’erano le ATP Finals di tennis, certo, mantenere quella qualità da un lato ha aumentato la pressione ma nello stesso tempo ci ha aiutato a posizionarci su un evento di grandissima qualità. Possiamo dire che sia stato uno dei migliori eventi di pallavolo indoor costruiti negli ultimi anni”.

Adesso che conoscete il ‘mostro’ e le sue sfide organizzative, intendete tornarci?
“Una volta che si prova un impianto di questo tipo è ovviamente difficile tornare indietro. Soprattutto, dopo che hai già fatto un evento lì, sarebbe un peccato non provare a farne un altro. La prima volta, anche con i fornitori, paghi lo scotto del poco tempo a disposizione, il secondo anno i tempi li puoi ottimizzare in maniera importante. La volontà di tornare a Torino quindi c’è, ma per farlo avremo bisogno di un dialogo importante con le istituzioni locali perché eventi così si sostengono solo se tutti fanno la propria parte. Non parlo banalmente di contributo economico bensì di contributo alla riuscita dell’evento”.

Inalpi Arena di Torino, ma anche l’Arena Santa Giulia e il Forum di Assago a Milano, la ChorusLife Arena di Bergamo, senza dimenticare Bologna, Trieste, Roma. Per la pallavolo gli impianti per i grandi eventi stanno aumentando.
“Diciamo che noi ci scontriamo da una parte con la necessità di costruire grandi eventi in grandi impianti che diano la possibilità di accedere a più persone possibile; dall’altra abbiamo anche la necessità di spostarci sul territorio italiano per portare la pallavolo di alto livello lì dove abitualmente non viene vista. Non è facile perché grandi impianti di quelle dimensioni è più facile trovarli nel centro-nord Italia. Confesso che prima o poi mi piacerebbe portare un grande evento anche al sud. La grande sfida nei prossimi anni potrebbe essere quella di cercare un equilibrio tra il grande evento nel grande palazzetto e comunque un evento importante nel centro-sud Italia in palazzetti più piccoli sposando una scelta territoriale differente”.

foto Rubin – Zani / LVF

Ci sarebbero gli stadi, anche se all’aperto. Si è giocato all’aperto all’Arena di Verona, lo si farà in Piazza Plebiscito a Napoli. Certo in estate è più facile, in inverno meno…
“Anche negli Stati Uniti giocano grandi eventi negli stadi, ma diventa un’altra cosa. Non sarebbe male per un evento promozionale, ma quando c’è in palio un trofeo non credo si possa chiedere ai club di giocare all’aperto. Le condizioni sono troppo diverse e ci sarebbe l’incognita del meteo”.

A proposito di grandi eventi promozionali, non crede che i tempi sarebbero maturi per ripensare un All Star Game più attrattivo, con delle challenge invece della vecchia e noiosa partita tra italiani e stranieri del campionato? Lo spot migliore per il movimento, forse, sarebbe farlo congiunto uomini-donne. Una cosa fattibile mettere insieme le due Leghe?
“Sono d’accordo, sarebbe bello fare l’All Star Game e sono anche d’accordo sul fatto che si potrebbe trovare un nuovo format più attrattivo e diverso da quello visto sino a qualche anno fa, prima che poi non si facesse più. Bella anche l’idea di farlo congiunto, non credo che le due Leghe avrebbero problemi ad organizzarlo insieme. Noi siamo sempre a caccia di nuovi eventi e di nuove opportunità di visibilità del movimento e di interazione con i nostri tifosi. La filosofia della newco va proprio in questa direzione e l’All Star Game risponderebbe a molte di queste esigenze. Oggi però ci scontriamo con una difficoltà veramente oggettiva e importante…”

ALL STAR GAME 2013-2014 (foto Rubin / LVF)

Ci lasci indovinare: i calendari. Non ci sono finestre per eventi nuovi.
“Esattamente, il problema oggi sarebbe solo quello. Bisognerebbe rinunciare a un weekend di campionato con tutto quello che ne consegue. È un tema, è una discussione aperta ormai da anni”.

Ci lasci indovinare ancora: sui calendari molto (ma non tutto) dipende dalla Federazione internazionale.
“È una battaglia complicatissima che in questi anni si è provato a giocare su più fronti. Nel senso che non è una battaglia che può vincere una Lega da sola o una Federazione da sola. Ad oggi soluzioni non sono state trovate. Questo nuovo quadriennio olimpico doveva portare maggior riposo per gli atleti con dei periodi garantiti di recupero, però poi comunque comprime i campionati nazionali all’interno di pochi mesi”.

Quindi non se ne esce, nulla è destinato a cambiare per i club.
“Considerando che difficilmente cambierà qualcosa prima del prossimo quadriennio olimpico, l’unica possibilità che abbiamo è quella di cambiare le formule dei campionati restando all’interno di quelle finestre di inizio e di fine, stravolgendo quelle che sono le abitudini sulla durata dei playoff o della regular season. Ovviamente senza arrivare a fare come il calcio, cioè un campionato con andata e ritorno e chi arriva primo vince e finisce là”.

foto Galbiati / LVF

È storia vecchia questa: servirebbe cambiare i format, ma i format dei campionati li votano le società. È un po’ il cane che si morde la coda.
“Noi come Lega cerchiamo sempre di trovare nuove soluzioni, ma come ha detto lei i planning vengono comunque votati dai club. L’equilibrio è difficilissimo da trovare, gli interessi in gioco sono tantissimi. La soluzione, per fare un esempio, quale potrebbe essere, ridurre la fase finale? Oggi in A1 i playoff durano un mese e mezzo con semifinali e finale al meglio delle cinque gare. Se durassero poche settimane i primi a non essere d’accordo sarebbero proprio i club perché ovviamente i playoff sono il momento di maggiore incasso, maggiore visibilità. Quando prendiamo una decisione siamo consapevoli che forse non è la migliore, ma forse è la meno peggio perché non ci sono tante alternative”.

Club e giocatori sono sul piede di guerra come non mai, però. Se nessuno sarà disposto a cedere qualcosa si rischia lo stallo.
“Io credo che bisogna continuare a insistere con la Federazione Internazionale per trovare delle soluzioni al problema, ma faccio fatica a immaginarle perché il problema è che tutte le parti in causa vogliono uno spazio e quindi qualcuno deve rinunciare a un pezzo. I mesi dodici sono e in quei mesi devi farci stare tutto. Capisco tutto e tutti ma non è che c’è una serie di soluzioni sul tavolo e non le si vuole prendere in considerazione. Sono dieci anni che si parla del problema dei calendari e di soluzioni intelligenti, che risolvono davvero il problema, ad oggi non ne sono uscite. Questo da tutti i dirigenti del mondo. Cioè, non dall’Italia, ma da nessuna parte del mondo è arrivata una soluzione che faccia dire ‘con questo risolviamo il problema’. Questo non vuol dire rinunciarci. Capisco le atlete, in questo momento è complicato per loro andare avanti, però non ci sono tante soluzioni”.

foto Galbiati / LVF

Che poi, volendo essere proprio onesti, il problema delle troppe partite giocate forse è anche mal posto. Nel senso che è un problema per pochi che giocano tanto, non è un problema per altri che finiscono la stagione fin troppo presto.
“Esatto. Non credo neanche che ridurre il numero di squadre della Serie A1 possa essere la soluzione. Guardiamo la Superlega maschile: hanno due squadre in meno, ma giocando tre su cinque anche i quarti playoff alla fine con i tempi siamo là e in più qualcuno, come Grottazzolina che è retrocessa, il suo campionato l’ha finito a febbraio”.

Per ridurre il numero di partite paradossalmente una soluzione potrebbe essere non quella di ridurre il numero di squadre ma bensì di aumentarle dividendole poi in due gironi. Anche in questo caso facile a dirsi, complicato a farsi: con quale criterio si compilerebbero i gironi?
“Si infatti. In Serie A2 è una battaglia ogni anno. Abbiamo adottato il criterio del ranking, che non essendo soggettivo ha evitato a noi il problema di tracciare quella linea di divisione dell’Italia, e comunque anche quello non è un criterio giusto perché il ranking dell’anno prima non è detto che sia giusto con l’anno dopo perché c’è chi investe di più e chi investe meno. A livello di equilibrio bisogna ammettere che non sempre sono venuti fuori gironi equilibratissimi. Quindi anche quello è complicato. Lo ripeto, credo che da un lato bisogna continuare a battagliare per avere più tempo per i campionati nazionali e dall’altro provare a sperimentare nuove formule non avendo paura di farlo. Bisogna forse far capire a tutti che formule alternative potrebbero in parte risolvere questo problema”.

A tal proposito, state studiando anche una formula alternativa per il Playoff Challenge? Perché è abbastanza evidente che così non funzioni.
“L’esperienza del Playoff Challenge nasce da un tentativo di allungare un po’ la stagione mettendo in palio un qualcosa. L’anno scorso l’avevamo reso facoltativo proprio perché c’erano dei club che non avevano interesse a giocare una coppa europea o non avevano proprio interesse ad allungare la stagione per una questione di costi in più da sostenere. La cosa non era piaciuta in generale e quindi si è cambiato strada rendendolo obbligatorio. Vediamo però che ci sono squadre che hanno fatto andare via già delle atlete e anche questo sminuisce l’importanza di questo torneo. Giocarlo con le panchine non ha una grossa valenza sportiva. Proprio in queste settimane stiamo ragionando sul trovare soluzioni e la mia idea è di portare alle Consulte più soluzioni possibili con i pro e i contro di tutte. È chiaro che purtroppo si scontrano comunque gli interessi di alcuni club con gli interessi di altri club e trovare la soluzione che mette d’accordo tutti è cosa difficile. È compito della Lega mettere sul tavolo delle soluzioni ed è compito dei club decidere qual è il minore dei mali, come dicevamo prima”.

Intervista di Giuliano Bindoni
(© Riproduzione riservata)

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