SSD Prisma Taranto Volley

Hit Parade: un inno non convenzionale per la Serie A2

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Di Stefano Benzi

La vittoria della Prisma Taranto nella lunga corsa verso la premiazione in Superlega merita di essere salutata con entusiasmo. Intanto perché è il ritorno di una città gloriosa e importante e poi perché il confine del massimo campionato maschile si allunga di un bel po’ di chilometri rappresentando un po’ meglio la curiosa conformazione del nostro paese. Vibo Valentia non è più l’unica società a rappresentare il sud in una cartina geografica ora più estesa in lunghezza ma anche in ampiezza. Onore al merito non solo a Taranto che ha vinto e festeggiato con pieno merito (pur senza pubblico) ma anche a Brescia che ha mantenuto altissimo il livello delle finali fino all’ultima gara e a all’Olimpia Bergamo, protagonista di una stagione straordinaria impreziosita dalla seconda Coppa Italia consecutiva.

1. L’intruso alla festa di famiglia

La Serie A2 di questa stagione, forse mai come in questa stagione, è stata bella da vedere e ha offerto spettacolo e divertimento a chi ha avuto modo di potere seguire le partite da vicino. Un peccato che l’interesse che questo campionato sia davvero minimo e che di fatto l’unica partita mostrata in diretta sia stata proprio la finale di Coppa Italia vinta dall’Olimpia Bergamo su Porto Viro. Per cui, come brano suggerito per celebrare non solo e non tanto la vittoria di Taranto, ma anche il temperamento di Bergamo e Brescia e l’alto livello globale, ecco una provocazione.

L’A2, il ragionamento vale anche per le squadre del femminile, ricorda il parente ingombrante e un po’ goffo che si rivede malvolentieri, quello che parla sempre a voce un po’ alta e che a volte fa qualche gaffe: salvo poi essere la persona di gran lunga più interessante e divertente delle riunioni di famiglia.

I Crisis of Conformity sono una punk band creata dal comico americano Fred Armisen, un divertente e intelligentissimo signore di 55 anni che da anni si diverte a mettere in imbarazzo famiglia e colleghi con la sua passione per la musica più aggressiva e “scomoda” in senso assoluto. Armisen, uno che è cresciuto alla scuola di Belushi, Andy Kaufman, Letterman e Billy Crystal – in definitiva un genio – ha avuto il non facile compito di mantenere vivo il Saturday Night Live per 11 anni quando lo show mostrava la corda di un crescente disinteresse del pubblico, sempre più social e sempre meno televisivo. Armisen ha creato qualcosa come sessanta personaggi, imitando chiunque: da Barack Obama a Michael Jackson, da Steve Jobs al papa. Tutti i papa da Giovanni Paolo II in poi per la verità.

Dietro i Crisis of Conformity c’è lui. Un anno ebbe un’idea geniale. Spiegare in un video che cosa fosse il punk: chiama quattro amici (Ashton Kutcher – il giovame ex marito di Demi Moore, Dave Grohl dei Foo Fighters e il collega Bill Hader) e inscena un pranzo nuziale nel quale rimette in piedi la sua ‘banda’ per suonare un classico… “Fistfight in the parking lot”. La resa è spassosa. Da sottolineare che non tutti gli ospiti e i camerieri erano al corrente di quello che sarebbe accaduto.

Alcune partite di A2 di questa stagione ci hanno dato lo stesso effetto di questo video: un cazzotto alla bocca dello stomaco. Ricordandoci che non ci sono solo i migliori. Ma anche quelli che a volte sono molto più divertenti dei migliori.

2. Ricominciare una nuova vita

Nella raffica di notizie di mercato che si stanno alternando, sono decine ogni giorno, tutti i giorni, ci sono alcune cose che meritano di essere sottolineate. Il passaggio sicuramente più clamoroso è quello di Simone Giannelli che lascia Trento per approdare a Perugia. Con lui il, tecnico Nikola Grbic reduce dalla vittoria della Champions League con lo Zaksa Kedzierzyn Kozle che in tempi non sospetti aveva indicato proprio nel palleggiatore della nazionale il miglior regista possibile: lo ha voluto e se lo è preso. Grbic nel maggio 2018 aveva dichiarato di vedere molto di se stesso, di quando era agli inizi della sua carriera – forse si riferiva alla stagione con Roma – in Giannelli. Sarà molto interessante capire come si svilupperà il rapporto tra i due e che cosa Gbric sarà in grado di portare al gioco di Giannelli, anche negli interessi stessi della Nazionale. Un nuovo inizio, per Giannelli e per Grbic: e sicuramente anche per Perugia.

Quando Michael Jackson aveva quasi completato il suo album capolavoro “Thriller” lui e il produttore Quincy Jones si ritrovarono di fronte a un dilemma. Aprire l’album con quello che doveva essere il primo singolo – e dunque “Beat it” o con “Thriller”, la title track? Jackson non era molto convinto di nessuna di queste due idee: e tira fuori dal cassetto un brano – originariamente intitolato “Crossroads” che non era stato incluso in “Off the Wall”, il suo album precedente. La prima registrazione è una interpretazione grezza di Jackson su una serie di ritmi latini e africane del grandissimo percussionista Paulinho da Costa. Un testo appena abbozzato nel quale Jackson inserisce anche dei testi incomprensibili: ma ma se ma ma coo sa…

Un gioco di parole che Jackson mette nel proprio testo dopo avere sentito un brano makossa, una canzone della tradizione del Camerun, che lo aveva completamente rapito. Il brano in due soli giorni nasce a vita nuova, completamente diverso dalla traccia grezza e con un arrangiamento funky pauroso. È di gran lunga la canzone più bella del disco: che si aprirà proprio con il rutilante intro di chitarre e batterie di “Wanna be startin’ something”. Il brano diventerà la traccia di apertura di tutti i suoi concerti fino a “This is it”, lo show che non riuscirà mai a portare sul palco. “Wanna be startin’ something” è la canzone di chi si apre a una nuova vita, personale, professionale e sentimentale.

Questa la velocissima versione live che apre lo show del “Bad Tour”: registrata a Yokohama nel maggio 1987.

3. La personalità per fare gruppo

Impossibile non voler bene a Joanna Wolosz. Tralasciamo la qualità tecnica della palleggiatrice, una delle più forti del mondo. Mettiamo da parte per un attimo il suo temperamento e la sua ambizione: una squadra non vince 64 partite di fila senza una palleggiatrice davvero “cattiva”, pronta a mettere in gioco tutta se stessa in qualsiasi sfida.

Joanna è anche una divertente, brillante, intelligente. L’anima dello spogliatoio con i suoi scherzi e le sue trovate, una ragazza che stupisce per la sua emotività e la sua grande qualità umana. La notizia della sua quinta stagione a Conegliano non sorprende. Italiana d’adozione, “Asia” è riuscita a legare con tutti e a trasformare in identità di gruppo quello che spesso rimane solo sulla carta. Vincere aiuta. Ma chi conosce le delicatissime alchimie di uno spogliatoio femminile sa bene che tutto questo non solo non è facile, ma il più delle volte è quasi impossibile. Merito del tecnico, della società ma conoscendola crediamo che molto merito sia proprio di Joanna e di un paio di “spiriti guida” del club. Come Raphaela Folie e Moky de Gennaro. A tutte e tre dedichiamo una canzone sottovalutatissima della sorella di Janet Jackson, la sorella minore di Michael.

All’apice del suo successo, subito dopo la pubblicazione di “Control” che aveva venduto 15 milioni di copie in nemmeno due anni, Janet si ritrova addosso la pressione di un’industria che da lei aspettava il capolavoro, qualcosa in grado di rivaleggiare con “Bad”, l’album che Michael aveva appena pubblicato. Janet pubblica “Rhythm Nation”, un disco stralunato e molto innovativo prodotto da musicisti che avevano collaborato non con il fratello: ma con Prince. Il disco è un capolavoro assoluto, troppo evoluto per il mercato italiano che all’epoca preferiva cose più semplici e spiazza il pubblico che da lei si sarebbe aspettato qualcosa di morbido e semplice.

Una delle canzoni completamente scritte da Janet è “Black Cat”, brano che scrive ispirandosi alla storia di Midnight, il gatto egizio della storia di “Cat Woman”. Quando tutti pensano a un brano pop lei incide una canzone hard rock cattiva, con un testo nel quale manda platealmente a quel paese tutti quelli che da lei si aspettano ‘la cosa giusta’: “Non mi interessa che tu insista sul perché non dovrei vivere una vita pericolosa, in fondo stai ben lontano da me… e mi racconti un sacco di palle. Il gatto nero non ha paura di morire, non ha paura di vivere al limite. Gatto nero, nove vite, giorni brevi, lunghe notti, vivere al limite, non aver paura di morire…”

La dirompente versione live di “Black Cat” degli MTV Video Music Awards 1990.

https://www.youtube.com/watch?v=QSjoRs9gY2Y

Ed ecco infine il link alla playlist completa su Spotify!

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