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Gianluca Galassi: “La vittoria mondiale non ha cambiato la mia vita”

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Di Roberto Zucca

La popolarità che è piovuta addosso a Gianluca Galassi, prima da campione europeo e poi (come se non bastasse) da campione del mondo con la sua nazionale, oltre ad essere sacrosanta e giustificata dai risultati raggiunti non ha scalfito l’atleta trentino nemmeno di una virgola. La sua naturalezza, la semplicità che contraddistingue ogni sua frase, ogni suo gesto, mai costruito o preconfezionato, è il sintomo che Gianluca resterà tale e quale anche quando i traguardi della vita saranno altri e altri ancora:

Perché avrei dovuto pormi in maniera diversa? Ovviamente l’attenzione ricevuta fa piacere, ma lo è più per il movimento. Io sono felice quando il lavoro che faccio aiuta questo sport a diffondersi e farsi conoscere. Poi sull’essere diventato un personaggio conosciuto nel mondo della pallavolo non cambia la mia vita di una virgola, anzi ci scherzo su con la famiglia e gli amici“.

È diventato il sex symbol della pallavolo italiana. Gelosia da parte della sua compagna o tutto rientra nel gioco? Per lei è stato coniato il termine Galasessuale.

Laura (Fanali, n.d.r.) non ha mai avuto modo di essere gelosa e io non ho mai dato occasione di esserlo. Tutto rientra in una dimensione ironica nel mondo del web con alcune pagine che si sono inventate questo neologismo. Ci scherziamo assolutamente sopra“.

Foto Volleyball World

Molti suoi colleghi di altri sport, arrivata la popolarità, scelgono la tv. Lei lo farebbe?

Premetto che il mio desiderio è quello di fare il mio mestiere e di farlo per moltissimi anni a venire. Detto questo, se arrivasse qualche occasione per far conoscere il mio sport attraverso la televisione, probabilmente accetterei. Ma dipende dalla proposta“.

Cosa farebbe? Fantastichiamo Galassi, ovviamente.

“(ride, n.d.r.) Mi presto al gioco e le dico L’Isola dei Famosi. Per un fatto legato al rapporto che ho con la natura e con la solitudine. Stare in una spiaggia, isolato dal resto del mondo per qualche settimana, e potermi prendere un momento per me, per riflettere e per stare un po’ in pace con me stesso, è un’idea che stimola“.

Foto Lega Pallavolo Serie A

Veniamo al suo presente. Che anno si prospetta per la Vero Volley Monza, il suo club?

Una bella domanda. È una montagna russa, una stagione che inizia subito dopo un titolo e ti catapulta in un campionato molto competitivo. Perugia che non perde una gara e ha due squadre di serie A in rosa, noi che vinciamo da tre con Piacenza e Civitanova e invece perdiamo da tre con Siena e Taranto“.

È una discesa agli inferi e un desiderio di risalita in Paradiso, Galassi.

Sì, è un anno che dobbiamo cercare di chiudere nel migliore dei modi. Dobbiamo assolutamente arrivare all’obiettivo Play Off, cercare di piazzarci il meglio possibile in regular season perché le gare casalinghe, nel nostro caso, potrebbero farci comodo. Ora con l’arrivo di Hernandez, avremo un cambio in più da far valere nei momenti importanti. Sarà interessante vivere il proseguimento di questa stagione“.

Foto Vero Volley

A proposito di inferno e paradiso: a fine gennaio la aspetta Papa Francesco…

Sì, è una notizia che anche io so da poche ore. Siamo stati invitati, come gruppo nazionale, ad un’udienza privato con il pontefice il prossimo 30 gennaio. Siamo molto felici, soprattutto a casa mia, penso a mia nonna e alla mamma, perché è un’occasione certamente importante ed è anche un bel riconoscimento per noi azzurri“.

Su di voi sono stati prodotti due documentari per due importantissime emittenti tv. Non mi dica che non la emoziona rivedersi.

Io sono uno moderatamente emotivo, per cui quando sono sul divano con Laura e guardiamo ad esempio ciò che ha realizzato Sky, scatta il momento emozionale. Credo sia ciò che capita ad ogni sportivo che è arrivato a vincere qualcosa che reputa per la sua vita professionale sicuramente importante. Ad esempio, ho visto il documentario di Sofia Goggia, che personalmente non conosco. Ma quando elabora il pensiero del sacrificare tutto e del vivere tutto al massimo, al 300%, per l’Olimpiade, io mi ritrovo molto in questa riflessione. Se non si sacrifica tutto in nome di un sogno che lo sport ti regala, quando vale davvero la pena sacrificare se stessi?“.

Foto Fipav/Galbiati

Vive le sue gioie e condivide i suoi traguardi con Laura Fanali, la sua compagna. Quanto è importante una presenza come la sua in questi momenti?

Moltissimo. Perché cresciamo assieme. Perché ognuno cerca di realizzarsi in ciò che fa. Laura ha trovato una stabilità occupazionale e fa un lavoro che ama ed io anche. Siamo molto presenti e ci confrontiamo continuamente sulle esperienze di entrambi. Nei momenti meno belli, che nella vita di uno sportivo esistono, questo bisogna dirlo, avere Laura al mio fianco mi aiuta sia a dare il giusto peso alle cose, sia a trovare le soluzioni migliori per proseguire“.

Se lei dovesse raccontare quei momenti in un film, quale sarebbero i fotogrammi più nitidi che vorrebbe inserire?

Ci sono due momenti che ricordo più di tutti. Il primo è la vittoria con la Francia. Ricordo la gioia sul viso dei miei compagni, la soddisfazione ma soprattutto la voglia di vincere e la carica emotiva che quella vittoria ci ha dato. È stato secondo me un momento di sblocco decisivo. La seconda è un’immagine del dopo Mondiale. Sono a casa, a Trento, con i miei, Laura e mi guardo attorno. Ho le persone più importanti con me, e alla finale Laura non ha potuto esserci perché era la madrina di battesimo di nostra nipote. Le dicevo, ho le persone più importanti, ho la medaglia vinta, il titolo e sono nel posto in cui sono cresciuto ed è partito tutto. Mi sono sentito incredibilmente fortunato e felice“.

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